Frosinone – «Ca-Morra», rischiano in 67: sarà una coincidenza, ma tutte queste operazioni contro le mafie nel frusinate si stanno effettuando da quando è arrivato un nuovo Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, il Col. Salato

A due anni dai primi accertamenti, l’«Operazione Ca-Morra» entra nelle aule di giustizia.

Il gup del Tribunale di Roma, Valerio Savio, ha fissato, infatti, al 3 dicembre prossimo l’udienza preliminare a carico di 67 persone (in origine erano 70, ma tre, nelle more del procedimento, sono decedute), per la massima parte della provincia di Frosinone, rimaste coinvolte a vario titolo nella maxi operazione portata a termine, nel febbraio scorso, da Carabinieri e Guardia di Finanza sotto la regia della Dda di Roma e delle procure della capitale e di Frosinone. Sul capo dei 67 pende la richiesta di rinvio a giudizio firmata dai sostituti procuratori di Roma Francesco Curcio e Giuseppe De Falco e dal sostituto procuratore di Frosinone Tonino Di Bona. Associazione per delinquere, estorsione, appropriazione indebita, truffa in danno di privati, frode fiscale, falso in atto pubblico, falso materiale, falso ideologico, corruzione, omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio sono alcune delle ipotesi di reato, contestate a vario titolo, ai 67 indagati. Le indagini fecero emergere due autonomi sodalizi criminali: il primo operante prevalentemente nel basso Lazio e il secondo nella Capitale, soprattutto nel settore della compravendita di automobili. In particolare sarebbe stata accertata un’attività di commissione sistematica di numerosi delitti, come estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione, importazione intracomunitaria di autovetture in regime di evasione d’Iva, realizzazione di illeciti profitti attraverso il controllo occulto di attività economiche. Negli anni, le organizzazioni criminali avrebbe realizzato un vero e proprio impero economico, acquisendo la gestione di numerose attività commerciali e imprenditoriali. Sarebbe emersa una proficua attività di importazione parallela di autoveicoli da altri paesi dell’Unione Europea, gestita con la metodologia criminale delle «truffe carosello», basata sulla costituzione di società «cartiere» per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Sarebbero state, infatti, emesse false fatturazioni per quasi 200 milioni di euro dal 2001 ad oggi, da utilizzare per l’evasione dell’Iva dovuta sulle auto importate. Sarebbe stata accertata, poi, un evasione d’Iva per 24 milioni di euro e per ottenere indebitamente i rimborsi d’imposta. In tal modo, l’organizzazione avrebbe commercializzato in Italia autovetture di importazione a prezzi molto competitivi, alterando di fatto le leggi di mercato. I sodalizi pare fossero anche solito porre in essere, sistematicamente, numerosi delitti di truffa ed estorsione in danno di imprenditori commerciali operanti nel settore del mercato delle autovetture, adoperandosi successivamente nella ricettazione e nel riciclaggio degli autoveicoli provenienti da tali delitti ed acquisendo in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, in particolare esercizi commerciali di compravendita di autoveicoli, successivamente destinati alla realizzazione delle attività delittuose. Dato l’elevato numero di imputati, il gup ha fissato un calendario con 26 udienze che si esaurirà, salvo rinvii, il 25 marzo 2010. Nel procedimento risultano parti offese, oltre a 14 privati anche i ministeri dell’Economia, dell’Interno, delle Infrastrutture e della Difesa. Come fonti di prova sono state acquisite, oltre alle informative di polizia di giudiziaria, alle intercettazioni telefoniche, agli interrogatori e alle ammissioni di alcuni indagati, anche le dichiarazioni di sette importanti collaboratori di giustizia

(Tratto da Il Tempo)

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