Franco Scrima:«Quell’assenza dello Stato che aiuta i clan»

«Quell’assenza dello Stato che aiuta i clan»

di Franco Scrima*

La “vicenda Tallini” è certamente grave. Ma ciò che fa rizzare i capelli è la dichiarazione del procuratore della Repubblica di Catanzaro rilasciata in conferenza stampa. Eccola: «La vicenda denunzia un rapporto sempre più stretto tra candidati alle elezioni e criminalità»; una dichiarazione che fotografa lo stato dell’arte dell’antico rapporto tra politica e ‘ndrangheta! Poche parole che danno il senso compiuto delle condizioni in cui versa la Calabria. Catanzaro pertanto è l’anello debole della catena mafiosa che, a quanto pare, si è impadronita del territorio. Fa senso apprendere che le istituzioni possono essere nella disponibilità della criminalità che dimostra di essere meglio organizzata per penetrare nel tessuto politico, così da poter decidere delle cose che si possono fare e di quelle che possono attendere, sia perché non ritenute utili e produttive all’ “organizzazione”, sia perché i “tempi” non sono considerati maturi.

Quanto è accaduto nei giorni scorsi è un colpo grave anche per l’idillio tra politica e malavita. In un certo senso non fa distinzione mettere sotto lo stesso tetto tutti, persino quelle istituzioni rette da persone che pensavano di poter resistere alle pressioni della criminalità. Questa è purtroppo la Calabria che pur trovandosi sotto il costante peso di “richieste”, non trova come uscirne dal condizionamento mafioso.

Spesso viene dimenticato che questa regione rientra tra quelle che annoverano al loro interno strati sociali che a tutt’oggi non sanno come fare per sfamare le loro famiglie. La Calabria ha al suo interno presenze prive di occupazione e un numero consistente di giovani muniti di titolo di studio superiore e universitario che si battono senza riuscire a trovare un lavoro. È un paradosso che altre aree del Paese non capiscono, come non viene capito da chi ha il dovere di fare rientrare il problema tra le priorità del Paese, che oltre ad essere un principio di uguaglianza esso è riferito ad una regione italiana. Il Paese tutto non si rende conto che il vuoto dello Stato aiuta la criminalità che sì sostituisce a lui, dando risposte a chi ne ha bisogno, e foraggia politici senza scrupoli mettendo a disposizione in prossimità di elezioni messe di voti di preferenze che servono per barattare “favori”. Un vero e proprio “do ut des” che incrementano le casse della ‘ndrangheta.

Ecco come un politico, anche se privo di sufficiente preparazione culturale, può diventare personaggio “forte” e “autorevole”, importante per la sua parte politica e “un pezzo grosso” per la cosca di riferimento; un personaggio paradossalmente sopravalutato anche dai suoi colleghi che, ignari o presunti tali, gli riconoscono capacità e forza elettorale.

Un esempio lo offre la Sanità calabrese messa in mano a persone, alcune delle quali rivelatesi incapaci di fare scelte che avrebbero potuto migliorare il servizio e dare certezze ai calabresi affetti da patologie importanti a recarsi negli ospedali del Nord per essere curati.

Deficienze e responsabilità che investono in modo traumatico anche settori importanti per lo sviluppo economico della regione, per l’industria e per il turismo per i quali sono stati invocati da anni interventi che, però, non sono mai stati presi in seria considerazione dal Governo centrale che si è limitato nel tempo a palliativi producendo, com’era ovvio, effetti marginali.

Evidentemente si dimentica che pianificare significa organizzare lo sviluppo delle attività umane; promuovere una corretta interazione tra le attività stesse e il territorio così da incidere positivamente sullo sviluppo produttivo. Anche le vie di comunicazione ferroviarie e stradali, oltre alle grandi opere pubbliche, hanno un’incidenza determinante sull’economia del Mezzogiorno così come avviene nelle regioni del centro e del nord.

Forse bisognerebbe cominciare a capire che così come la Magistratura è essenziale per la lotta alla criminalità, allo stesso modo la Regione e il Governo centrale hanno il dovere di far emergere il territorio calabrese da troppo tempo tenuto in condizioni di sottosviluppo. A che serve che il Consiglio regionale abbia approvato nel 2018 una legge (la numero nove del 26 aprile) che prevede “Interventi per contrastare il fenomeno mafioso e corruttivo e favorire lo sviluppo della cultura, della legalità e della cittadinanza attraverso misure di prevenzione” se poi un Presidente è costretto a dimettersi perché arrestato per concorso esterno e voto di scambio?

*giornalista

24 novembre 2020

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

 

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