FOTO DI ROMA IN DUE SENTENZE.ECCO A COSA CI HANNO PORTATO LA POLITICA E LE ISTITUZIONI 

La Repubblica, MARTEDÌ 26 FEBBRAIO 2019

FOTO DI ROMA IN DUE SENTENZE

Le condanne ad Alemanno e Casamonica spiegano perché la Capitale è diventata crocevia della mafia

di Sergio Rizzo

Capita alle volte che certi fatti di cronaca rivelino il malessere profondo di una città, illuminandone il lato oscuro. Alla capitale d’Italia è successo ieri. Alle 13.32 le agenzie di stampa hanno dato la notizia che il tribunale di Roma aveva appena condannato a sei anni di carcere Gianni Alemanno. L’ex sindaco della destra sociale era stato riconosciuto colpevole di corruzione e illecito finanziamento alla politica per i soldi incassati dalla sua fondazione Nuova Italia provenienti da soggetti riconducibili ai boss di Mafia capitale. Nemmeno due ore e mezzo più tardi, mentre Alemanno si protestava innocente annunciando ricorso in appello, arrivava la condanna a sette anni di reclusione, con l’aggravante del metodo mafioso, appioppata dal medesimo tribunale ad Antonio Casamonica, esponente del clan della Romanina, per il raid al Roxy bar culminato con le percosse a una cliente disabile che aveva osato protestare. Due storie all’apparenza lontane fra di loro, in realtà facce diverse di una stessa patologia che da troppo tempo ammorba la capitale d’Italia. Parla chiaro il torbido intreccio di interessi fra affaristi senza scrupoli, amministratori corrotti, criminali e politici filibustieri che ha fatto deflagrare Mafia capitale. Parlano chiaro i fatti di Ostia, raccontati dalla nostra brava Federica Angeli. Parlano chiaro le violenze e i soprusi perpetrati per anni da quelle famiglie che hanno spadroneggiato incontrastate nelle periferie fino a trasformarle in territori sotto la legge dei clan. Mafia, appunto. E la storia insegna che quel cancro si radica certamente dove ce ne sono le condizioni sociali, ma anche e soprattutto quelle politiche. Se Roma, come sembrano confermare le inchieste giudiziarie e i processi, è una città dove la criminalità di stampo mafioso ha trovato l’humus adatto a prosperare, la colpa è di quanti hanno permesso che i germi penetrassero tanto a fondo nel corpo della società. C’è stato un lungo periodo durante il quale ha operato nella capitale d’Italia un patto non scritto e scellerato fra una parte non trascurabile del potere politico e interessi criminali. Un patto in grado di saldare gli estremi della società, determinando un cortocircuito fra pezzi di classe dirigente e dell’amministrazione con mondi ai confini della legalità. Le stimmate sono state a lungo visibili nella gestione folle delle società municipalizzate, nella superficialità indecente con cui venivano usate le risorse pubbliche, nelle assunzioni indiscriminate e clientelari, negli appalti senza gara, nelle migliaia di appartamenti affittati da immobiliaristi e palazzinari a prezzi astronomici, nell’assenza di controlli sul territorio, nella corruzione dilagante a ogni livello: la posta in gioco fosse il permesso per un soppalco in un appartamento o una fornitura di quaranta autobus. E in questo fango, dove si sono mischiati denaro e consenso, ci sono responsabilità politiche precise e oggettive. C’è una foto che meglio di qualunque altra immagine offre la sensazione plastica di quel micidiale cortocircuito. È stata scattata nel 2010 a una cena alla quale l’allora sindaco Alemanno partecipava con Salvatore Buzzi, l’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale Umberto Marroni e suo padre Angiolo (allora garante dei detenuti), il capo dell’Ama e segretario della fondazione di Alemanno, Franco Panzironi, il futuro ministro Giuliano Poletti e il futuro assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Seduto a un altro tavolo si poteva scorgere la sagoma robusta di Luciano Casamonica, nipote di quel Vittorio sepolto con musica del Padrino e lancio di petali dall’elicottero. E a fine pasto, ecco l’istantanea che ritrae Casamonica “Lucky Luciano” (così «ama farsi chiamare», ha spiegato Arianna Giunti sull’Espresso) con Alemanno alla sua sinistra e Buzzi alla sua destra. Di quelle foto, in realtà, ce ne sono molte altre: una di queste ritrae sorridenti l’ex sindaco e “Lucky Luciano” che mostra all’obbiettivo un cartello con la scritta: “Non è politica, è Casamonica”.

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