Formia – Gustavo Bardellino e gli altri. Piccoli shock insignificanti

Formia – Gustavo Bardellino e gli altri. Piccoli shock insignificanti

La celebre foto di Katia Bidognetti con un candidato, le risse quasi mortali e l’usura bancaria. Tutte le volte che la città è stata scossa da legami pericolosi

Graziella Di Mambro

04/03/2022 18:01

Ogni tanto qualcosa interviene a turbare la quiete, a sollevare la polvere nascosta sotto al tappeto. Sono piccoli shock insignificanti come quello accaduto martedì pomeriggio tardi nella concessionaria Buonerba, sull’Appia, luogo sufficientemente periferico ma anche centrale per il quartiere balneare di Gianola, dove la mattina dopo tutto è tornato come il giorno precedente fra il traffico e i ragazzini che aspettano il bus. Ha destato più clamore la passeggiata di una famiglia di conghiali lì vicino, qualche mese fa, che la pallottola che ha sfiorato il polmone di Gustavo Bardellino, ferito dentro la concessionaria e non c’è uno straccio di prova, di testimone, di anomalia che possa aiutare ad indagare. L’omertà e il silenzio dicono, da soli, già tutto di questa storia, ancor prima che si arrivi (se ci si arriverà) a capire cosa è accaduto e chi ha sparato. Ma non è la prima volta che si srotola un copione del genere. E’ già successo. E pure le altre volte è sembrato tutto più o meno normale. L’elenco è lungo, tuttavia alcune perle sono impresse nella memoria più o meno collettiva.

Sconfitte
Il primo maggio del 2019 finisce per sempre l’esperienza commerciale della storica caffetteria di via XXIV Maggio, aperta 32 anni prima da una famiglia del posto. Il più giovane dei gestori denuncia quella che appariva una storia di ingiustizia legittimata dalle norme vigenti. Fu tutto inutile. Prima della tarda primavera del 2019 i gestori avevano fatto del tutto per salvare il locale, per pagare le rate, i debiti, alla fine cercarono di denunciare quella che forse resta ancora adesso la rappresentazione plastica del sopravvento dell’economia illegale su quella legale a Formia, una sostituzione che potrebbe diventare irrimediabile. Dal punto di vista strettamente formale «La Caffetteria» è fallita perché non è riuscita a tenere fede alle rate di un mutuo, due sono saltate ed è stata la fine. La famiglia titolare del bar aveva acceso un regolare mutuo ipotecario da 400mila euro con un istituto di credito che però aveva applicato tassi usurari e dunque, dopo aver estinto più della metà del debito, ossia una somma di 216mila euro, sulla parte restate fu sottoscritto un piano di rientro da 18 mesi con le ultime sei rate mensili da 13.700 euro. «L’Istituto bancario ci ha imposto condizioni folli, senza alternative», denunciarono. Così sono diventati insolventi ed è partito il precetto per 379mila euro, cui è seguito il pignoramento dell’immobile e la vendita all’asta; il bar è stato venduto ad una società con sede legale a Caserta con capitale sociale di 10mila euro e che risultava in quel momento inattiva presso la Camera di Commercio. Nel frattempo sul fronte penale la Procura di Cassino aveva accertato, tramite perizia, che c’era stato il reato di usura bancaria con superamento dei tassi consentiti per l’intera durata del mutuo. Ma il gip, su richiesta del pm, ha archiviato in quanto non era stato possibile risalire al responsabile della violazione. Tutto questo è accaduto prima della pandemia in un locale che non era in crisi di clientela. E a parte qualche pacca sulla spalla è diventata in breve una storia da dimenticare dentro una città dove «non va bene e non va male».

Botte in piazza
Ad aprile 2015 una serata della movida tra ragazzini finisce molto male: uno di loro, appena ventunenne, viene accoltellato da un quasi coetaneo, il diciottenne Pasquale Vastarella che verrà arrestato e in seguito condannato per tentato omicidio. La prima pista degli investigatori era quella della rissa per la piazza di spaccio di Santa Teresa ma non fu confermata, soprattutto perché la vittima disse che non aveva mai avuto a che fare con gli stupefacenti. La Corte di Cassazione a gennaio 2018 ha confermato la sentenza di condanna a cinque anni e mezzo per Pasquale Vastarella per tentato omicidio aggravato dai futili motivi ed ingiustificato possesso di arma con l’aggravante di aver detenuto l’arma ai fini del tentato omicidio. In primo grado Vastarella venne condannato a sei anni e due mesi dal gup col rito abbreviato. In secondo grado la pena venne ridotta a cinque anni e sei mesi. Una rissa come tante, a parte il fatto che il giovane condannato risulta essere nipote di Celeste Giuliano, da tempo trasferitasi a Formia. Più di lei è famoso il fratello, Luigi, ma pure questa storia è stata accantonata molto in fretta perché la movida, in qualche modo, deve andare avanti.

Incidenti
Purtroppo non è sempre possibile lasciare che i problemi e certe convivenze difficili restino ovattati, poiché accadono incidenti di percorso, i quali vanno a turbare la serenità di una tranquilla cittadina di provincia che affaccia sul mare. E’ ciò che accade nel 2013: una foto assai scomoda fuoriesce, quasi per caso, dal marasma dei social e diventa un problema per le imminenti elezioni amministrative di quell’anno e, al tempo stesso, fa comprendere di che pasta è fatto il volto più duro di Formia. La foto in questione ritrae Katia Bidognetti, figlia di Francesco detto cicciotto ‘e mezzanotte, uno dei capi storici nonché tra i più feroci del clan dei casalesi. Accanto a lei, ad una festa in un noto locale della città, c’è un sorridente politico locale. Si chiama Erasmo Merenna, esponente storico di Forza Italia, definito «l’uomo rampante degli azzurri a Formia», a torto o a ragione non si sa. Ma quella foto creò problemi dentro al partito e dentro al centrodestra, che non ha mai più candidato Merenna. Il quale, però, non si è perso d’animo, tanto più che può contare sul ruolo di tutto rispetto che, invece, conserva tuttora il padre Antimo, membro del consiglio di amministrazione del Consorzio Industriale Sud Pontino da oltre dieci anni. Classe ‘48, un passato da tipografo, attività proseguita dal figlio Erasmo come riporta il curriculum vitae pubblicato sul sito dell’ente. Entrambi a febbraio del 2018 sono stati condannati in via definitiva per il reato di usura ad un anno e quattro mesi, per aver applicato tassi di interesse fino al 144,84% in danno di un imprenditore di Formia; il prestito originario di 10.500 euro era passato in meno di un mese a 12mila euro. Un verdetto che non ha scandalizzato né modificato l’asset di governo del Consorzio, entrato appena due mesi fa nell’organismo unitario dei consorzi industriali creato dalla Regione Lazio per ottimizzare i servizi alle aziende e al territorio. Gli enti che costituiscono il Consorzio sono i Comuni del sud pontino, da Sperlonga a Minturno passando per Campodimele (microscopico borgo che forse le industrie nemmeno ce le ha), con la partecipazione di Camera di Commercio, Provincia di Latina e Assoper-Federlazio (fonte www.consorzioindustrialesudpontino.it).
La piccola scossa della foto del 2013, comunque, si era placata fino a quando, a febbraio del 2017, Katia Bidognetti viene arrestata a Formia, dove appunto viveva una vita fatta di belle feste e ottime amicizie. Oltre a lei finiscono ai domiciliari la sorella Teresa e il marito, Giovanni Lobello, pure lui domiciliato in un parco immobiliare di Formia. Gli atti di quella inchiesta avevano un incipit che riportava alla memoria fatti dolorosi, a partire dall’agguato mortale in danno di Domenico Noviello, ordinato da Francesco Bidognetti. Fu chiaro a quel punto un altro tassello che in molti a Formia non vollero vedere oppure lo nascosero sotto a qualche tappeto. La città aveva ospitato Katia Bidognetti col suo entourage vip mentre un altro residente nella stessa città viveva una vita complicata, sotto scorta. Questo residente era Massimiliano Noviello, il figlio di Domenico. Per anni la figlia del carnefice e il figlio della vittima hanno abitato più o meno nello stesso quartiere e per Formia pure quello fu piuttosto normale.

Prassi
Non è facile comprendere tutto il silenzio che circonda l’agguato a Gustavo Bardellino per chi non ha percorso almeno una volta la via crucis di tutti i nomi delle famiglie di camorra presenti a Formia e tutti gli indirizzi (un elenco lunghissimo) dei beni confiscati. E’ più facile abituarsi all’indifferenza, ché tanto pure questo rumore degli ultimi proiettili, presto, passerà.

Fonte:https://www.latinaoggi.eu/news/cronaca/204537/gustavo-bardellino-e-gli-altri-piccoli-shock-insignificanti

 

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