Formia, Gaeta e l’intero sud pontino insidiati dal dilagare di una cultura mafiosa. Il fallimento delle classi dirigenti politiche ed economiche.

Formia, la città per eccellenza in passato della cultura e degli studi, patria adottiva o effettiva dei Gramsci, dei Bordiga ed anche degli Ubaldo Petrone, delle grandi lotte civili e dell’orgoglio sindacale, dei fiorenti circoli universitari che animavano costantemente il dibattito sui grandi temi nazionali ed internazionali, trasformatasi nei decenni nella città dei sonni profondi, dell’indifferenza, della distrazione.

Sintomi tutti di una decadenza da brivido che sta sconvolgendo gli stessi connotati di una nobile società che ha le sue origini nei millenni.

Con gravissime ricadute anche sul piano della qualità del tessuto culturale, politico ed istituzionale della città e dell’intero territorio, non esclusa la vicina Gaeta, altra città in piena, spaventosa decadenza.

Sicuramente hanno inciso gli innesti nel corpo sociale di gente proveniente da altre regioni e da altre regioni del sud, gente formatasi ad altre subculture, ad altre condizioni sociali e culturali, dalla Campania soprattutto, ma anche dalla Calabria e dalla Sicilia.

Gente una cui parte probabilmente di tradizioni e costumi non di certo tali da produrre, una volta innestati ed integrati, effetti benefici.

Gente di camorra, tanto per intenderci, perché fra quelle persone c’è sicuramente gente pulita e perbene, ma c’è anche gente sporca e camorrista.

E sono i camorristi che stanno cambiando la mentalità, la cultura, lo stile di vita di questi territori, corrompendo, violentando, inquinando, comprando beni mobili, beni immobili ed anche le coscienze e le intelligenze di molti.

Non esclusi professionisti che ci fanno affari e probabilmente qualche politico e rappresentante delle istituzioni, come, peraltro, provato da inchieste giudiziarie vecchie e nuove.

Una condizione ormai quasi patologica che sta facendo perdere in maniera irreversibile ogni capacità di un sussulto di orgoglio e di reazione ad un corpo sociale che, fatta qualche rara eccezione, appare prossimo ormai alla putrefazione.

Ci domandiamo a questo punto quale efficacia abbiano avuto i tanti “corsi della cosiddetta cultura della legalità “ organizzati con tanta enfasi in talune scuole di Formia, corsi che pure debbono essere costati qualcosa allo Stato o alla Comunità europea e, quindi, alla comunità civile, se, poi, da essi non sono uscite e non escono persone che si impegnino concretamente a lottare sul territorio contro i mafiosi e, quindi, contro la deriva morale, culturale, sociale, politica ed economica che sta devastando il territorio.

Ci domandiamo anche se non sia, quindi, il caso di cambiare ratio ed indirizzi pedagogici di tali “corsi” che, almeno ad oggi, hanno rivelato un’assoluta inefficacia ed una profonda inadeguatezza alle condizioni del territorio.

Noi siamo state le prime vittime di questa condizione morale, civile e culturale di questi territori, allorquando abbiamo ritenuto di promuovere sia a Formia che a Gaeta due convegni contro le mafie, con la partecipazione non di persone che la mafia la leggono e la narrano solamente, come taluni fanno di norma, ma, al contrario, di magistrati di frontiera ed anche perciò noti e di inquirenti eccellenti che la mafia la combattono ogni giorno sul campo, sui nostri territori, a rischio anche della propria vita.

Diserzione quasi assoluta di cittadini e, quel che più è grave, di tutta, ma proprio tutta la classe politica di destra, di centro e di sinistra, fatta qualche rarissima eccezionale.

Un comportamento riprovevole, vergognoso, questo, che rivela lo scarso livello di sensibilità sociale e di qualità culturale e politica di larga parte del ceto dirigente economico, politico, sindacale, cosa che ci fa riflettere sul “perché” si è arrivati ormai sull’orlo del precipizio, ad un processo di meridionalizzazione e di mafiosizzazione senza fine ed estremamente preoccupante.

E’, questo, l’aspetto che ci inquieta di più in quanto rivela lo stato di deperimento di un quasi intero impianto della società del sud pontino ed il fallimento di tutte le politiche finora messe in campo da parte di classi dirigenti non assolutamente all’altezza della situazione.

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