Formia Connection” e “Golfo”. due inchieste da rispolverare per comprendere il livello di penetrazione mafiosa nell’apparto pubblico.

Non sappiamo se le bobine relative alle intercettazioni telefoniche fatte dalla Polizia di Stato durante l’inchiesta “Formia Connection”,oltre che alla Procura di Latina    -che,com’é noto,ha archiviato non si sa perché la parte relativa al possibile voto di scambio-  ,siano  pervenute o meno anche alle DDA di Roma e di Napoli.
Se le due DDA fossero state tenute all’oscuro del contenuto di quelle intercettazioni,sarebbe bene che esse le acquisissero   al più presto   richiedendole  alla  Procura di Latina.
Se non si parte da quelle intercettazioni,non si potrà avere il quadro relativo alla profondità  raggiunta dalle  radici della contaminazione del tessuto politico ed economico formiano- e non solo -da parte dei soggetti citati e riconducibili ad una nota famiglia camorristica riconducibile al clan dei Casalesi.
In quelle intercettazioni si citano nomi di esponenti politici e- sembra –  anche di qualche giornalista che occupano ancora posti di rilievo nella vita pubblica del sud pontino e della provincia di Latina.
Basterebbero quelle intercettazioni,insieme alle altre effettuate durante l’operazione “Golfo”,per comprendere il livello di condizionamento nei confronti di taluni esponenti politici e pubblici da parte di componenti della stessa famiglia legata,come detto, ai Casalesi.
Qualunque inchiesta passata in corso o futura fatta o da fare senza tener conto di quelle intercettazioni telefoniche- delle due indagini “Formia Connection” e “Golfo” –sarebbe monca in quanto non servirebbe a ricostruire il quadro generale della penetrazione mafiosa nella politica e nell’economia pontine.
Preghiamo,pertanto,i Procuratori  delle DDA di Roma e di Napoli,Pignatone e Cafiero de Raho, di acquisire al più presto tutte le bobine relative a quelle due inchieste.
Due inchieste che investono entrambe,chi un pò di più e chi un pò meno,il versante delle  probabili  collusioni o,comunque,delle contiguità fra soggetti politici  e pubblici ed appartenenti a notissima  famiglia della camorra.
Ma c’é un’altra dritta che riteniamo di fornire alle due DDA e agli investigatori delle varie forze dell’ordine ,una dritta che riguarda  l’invito da parte nostra ad indagare per verificare se per caso nell’ultime elezioni amministrative tenutesi ad Itri,vicino ai confini con Gaeta e Formia,non sia avvenuto quanto emerso nella famosa  inchiesta “ Scheda Ballerina”.Corre voce,infatti,che soggetti appartenenti  ad una notissima famiglia Casalese  residente in una contrada di Itri,al confine con Gaeta  e Formia si siano mostrati particolarmente attivi a favore di una lista che ha concorso appunto nell’ultima campagna elettorale amministrativa di Itri.
Se tali voci dovessero risultare fondate ,saremmo al top di una brillante azione investigativa perché le due DDA di Roma e di Napoli,dopo il “caso Fondi”, avrebbero  gli elementi sufficienti per dimostrare  il  pesante inquinamento della politica almeno  nell’intero sud pontino.
Noi abbiamo raccolto una serie di voci  al riguardo – che ovviamente non possiamo definire fondate  perché non é compito nostro indagare e trovare riscontri-ma che ci hanno reso chiara l’intera situazione esistente nel quadrilatero Formia-Gaeta-Itri-Fondi,con propagazioni che toccano anche Terracina e più sù, e la sua gravità.
Parliamoci chiaramente:
di fronte ad una classe politica che si é mostrata indifferente,inadeguata,impreparata ed ignorante per la maggior parte,con alcune sue componenti addirittura sospettate di collusione con i mafiosi; di fronte ad un tessuto sociale disinformato in parte,ma per lo più omertoso e vile che ha giocato sempre con le famose tre carte “non vedo,non sento,non  parlo”;le istituzioni locali hanno dimostrato ed ancora dimostrano un livello di inadeguatezza e di insufficienze davvero preoccupante.
Come se mancasse la consapevolezza della gravità della situazione in cui si trovano il Basso Lazio in generale e la provincia di Latina ed il sud di questa in particolare.
Dobbiamo essere grati ai Magistrati delle due DDA  capitolina e partenopea –senza dimenticare quelli  di Reggio Calabria,Palermo ecc,autori di talune inchieste ed operazioni di polizia che hanno interessato ed interessano anche i nostri territori- per quanto hanno fatto e fanno quotidianamente contro le mafie.
La venuta recente  nella Capitale del Procuratore Pignatone ci  ha ridato la speranza di un rinnovato e più fecondo impegno della Magistratura inquirente antimafia del Lazio nella lotta a tutte le mafie,oltre che militari,anche e soprattutto politiche ed economiche.
Non possiamo più tollerare il fatto che le Procure ordinarie del Lazio- ed anche dell’Abruzzo e del Molise,regioni alle  quali abbiamo esteso,insieme alla Campania, la nostra competenza –continuino a disinteressarsi dell’azione di contrasto delle mafie.
E’ questo un tema che ci vedrà impegnati a cominciare da gennaio prossimo e per tutto l’anno avvenire,fino alla sua soluzione.Un tema delicato e complesso che affronteremo con l’aiuto prezioso di qualche alto Magistrato che fra poco entrerà a far parte delle nostre articolazioni direttive e che ci porta necessariamente  a domandarci “ a chi” assegnare le inchieste antimafia.
“A chi”,considerata la mancanza nel Lazio di una cultura antimafia che tocca anche la Magistratura nostrana.
Qualche idea al riguardo,però,già l’abbiamo.
Stanno per arrivare a scadenza  nella DDA di Napoli e di  altri capoluoghi   del sud Italia i termini degli 8 anni per taluni Aggiunti e Sostituti.
Ecco.: anzicchè riammetterli  nei ruoli ordinari,CSM e Ministero li mandino nelle Procure ordinarie del Lazio dove ce n’é un bisogno vitale.
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