Formia. Cominciamo a chiudere il cerchio prima che sia troppo tardi. E occhio anche a Gaeta ed all’intero sud pontino

Non riveliamo nulla di inedito perché sono anni che tutti – ma proprio tutti -, DNA, DDA, Commissioni Parlamentari Antimafia, singoli parlamentari, giornali, denunciano da anni che Formia e tutto il sud pontino sono ormai la sede stabile di tutti i clan campani.

Ci stanno “tutti” e la loro presenza, strategicamente tenuta “sotto tono” per evitare che si accendano i riflettori, si manifesta attraverso una sottile, scaltra penetrazione nei settori dell’economia ed anche nella politica e nelle istituzioni come ampiamente dimostrato dall’inchiesta “Formia Connection”.

Ci sono stati anche episodi che riguardano singoli componenti delle forze dell’ordine i cui comportamenti sono al vaglio della magistratura inquirente.

Non c’è un lavoro, soprattutto nell’edilizia ma non solo, un’operazione commerciale e quant’altro che sfugga alle grinfie di individui sospettati di appartenere ai clan o, comunque, di essere contigui ad essi.

Direttamente od indirettamente, con l’utilizzo spesso di prestanome e teste di legno.

Una situazione paradossale a fronte della quale lo Stato sembra essere completamente assente.

Imbelle e non è infondato il sospetto che anche lo stesso tessuto sociale sia percorso da un filone di omertà se non di connivenza vera e propria.

Noi non riusciamo a capire le ragioni di un comportamento che rischia di apparire come una vera e propria “resa”davanti alle organizzazioni criminali.

Come se ci trovassimo in presenza di un disegno di cessione di autorità su un territorio che va dai confini del Garigliano fino a Latina ed anche oltre.

Ma parliamo in particolare del sud della provincia di Latina, dal Garigliano appunto fino a Terracina.

Montagne di soldi investiti e che vengono investiti tutti i giorni.

Soldi dall’origine sospetta sulla quale nessuno indaga.

Soldi intorno ai quali si consolida tutto un apparato che ci fa business, voti e quant’altro: professionisti, politici, gente capace di fare, peraltro, rete ed alleanze con migliaia di altre persone, cittadini comuni che, o per un motivo o per l’altro, accettano lo statu quo, senza reagire.

Un tessuto torbido, grigio, zuccheroso che infetta la cultura, il modo di vivere di decine e decime di migliaia di individui.

Che fa lo Stato?

Che fanno i suoi apparati sul territorio?

Caserme, compagnie, brigate, stazioni, commissariati?

Un lavoro di routine, da ordine pubblico, senza minimamente affrontare la mafia SPA.

Qualcuno dice per mancanza di personale.

Altri per mancanza di capacità.

Certo è che l’assenza è visibile, plastica.

Una situazione insostenibile a fronte della quale non c’è la minima reazione.

Noi abbiamo apprezzato quanto hanno fatto il Questore D’Angelo, il Dr. Tatarelli e gli uomini e le donne dalle Questura di Latina con i Ciarelli, i Di Silvio a Latina e dintorni.

Li ringraziamo e gliene saremo sempre grati.

Ma i clan sono solamente quelli?

E tutto il resto della provincia???

E Formia e Gaeta, Sperlonga, Minturno, Sperlonga, Itri, Fondi?

Il cuore del business, il territorio considerato dai clan “terra nostra”, l’appendice del casertano e del napoletano, dove, per dirla con il linguaggio di Rita Bernardini, si “parla troppo napoletano” e niente affatto con le altre inflessioni tipiche del Lazio!

La “ piccola Svizzera” dove mangiano, dormono e si ingrassano centinaia di uomini dei clan, dove addirittura si sospetta che ci sia proprio una banca della camorra e dove si sussurra che abbiano trovato e trovino ospitalità addirittura latitanti eccellenti.

Quando c’è stato il cambio della guardia ai vertici della Procura di Latina noi abbiamo fatto salti di gioia perché eravamo –e continuiamo ad esserlo –certi di un’inversione di marcia rispetto ad un passato in cui non ci pare che ci sia stata piena consapevolezza, stando al numero delle azioni svolte, della gravità del fenomeno mafioso.

Non siamo dei ragazzini e capiamo, per essere uomini responsabili e vicini alle istituzioni, la complessità di certi cambiamenti.

Ma stiamo attenti perché l’eccessiva lentezza provoca l’incancrenirsi di certi fenomeni letali.

Qua è tutto un tessuto sociale, culturale, politico, istituzionale che si sta infettando.

Siamo pieni di metastasi e non comportiamoci come certi medici che perdono tempo a discutere come curare l’ammalato, il quale, nel frattempo, sta esalando l’ultimo respiro.

Anni fa criticammo, parlando di edilizia abusiva, il comportamento della Procura di Latina che, nel caso Minturno, aveva spezzettato le varie inchieste perdendo il “quadro d’assieme”.

Oggi saremmo ingenerosi e ciechi se facessimo altrettanto.

I Procuratori attuali non prendano, quindi, la nostra come una critica, ma, al contrario, come un cordiale gesto di collaborazione di chi, animato da senso civico e da spirito di servizio alla collettività, SENTE di dover dare il proprio contributo.

Costituiscano, come fece Caponnetto a Palermo, il pool antimafia, un gruppo di magistrati che si dedichi SOLO all’azione di contrasto delle mafie.

Ce ne sono tutte le condizioni.

E, soprattutto, comincino a chiudere subito il cerchio su Formia.

Le situazioni si conoscono ormai, anche se occorre una scossa agli apparati investigativi locali.

Alcune cose non vanno, anche se esse meritano di essere esaminate non pubblicamente.

Quando verrà il nuovo Questore, noi ci proponiamo di chiedergli un incontro riservato per manifestargli le nostre idee al riguardo e le nostra preoccupazioni.

Ma, intanto, è assolutamente necessario che si provveda a mandare un segnale forte di vitalità, di presenza dello Stato..

Per quanto già accertato, si chiuda subito il cerchio e si emettano i provvedimenti che si debbono emettere.

Prima che sia troppo tardi.

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