Fondi: parliamo ancora una volta del Capitano Fedele Conti e dell’apparato investigativo locale

UNA NUOVA “LETTURA” DEL SUICIDIO DEL COMANDANTE DELLA COMPAGNIA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI FONDI CAPITANO FEDELE CONTI

Un lettura azzardata.

Forse.

Ma molte volte le letture apparentemente azzardate aprono piste investigative che portano a scoprire le realtà.

Quando si vuole, ovviamente.

La “Stampa.it”, in un articolo dal titolo “I misteri di Eugene Gourevitch”, parla di mafia russa e di un traffico di diamanti che avrebbe interessato anche Fondi e sul quale stava per indagare il Cap. Conti.

Non ne sapevamo niente.

Non siamo, quindi, in grado di esprimere alcun giudizio al riguardo.

La buttiamo là, invitando investigatori e quanti altri ad andare a leggersi quel servizio che risulta, ad oggi, ancora pubblicato su internet.

L’evento di tale pubblicazione ci dà lo spunto per ritornare a parlare del “caso Fondi” e di quanto sta avvenendo in questi giorni a livello politico-amministrativo-giudiziario.

Non sappiamo se le indagini procedano o meno, perché riteniamo che ce ne sia tanto bisogno ancora.

Se non altro, per accertare se dietro le operazioni di compravendita di cui si continua a parlare non si nascondano personaggi o gruppi sospetti di collegamenti con le mafie.

Speriamo di sì, anche perché circolano voci circa vendite di terreni che sarebbero in corso sul litorale di Fondi ai fini della realizzazione di nuovi campeggi e quant’altro.

Voci, solo voci, di cui occorre accertarne la fondatezza.

Con urgenza, però, ad evitare che si arrivi sempre troppo tardi, come si è verificato spesso.

E qua si riapre un capitolo delicato e doloroso.

Quello che riguarda gli apparati locali investigativi.

Ce l’aspettavamo il giro attorno alla boa della classe politica dirigente del posto.

Un giro di boa, senza arrivare al nodo centrale.

“Bisogna aumentare gli organici delle forze dell’ordine”, è stato detto.

E’ diventato un… rituale.

La risposta più ridicola, superficiale, se ci è consentito.

Pochi componenti di una Commissione d’accesso, peraltro tutti venuti da fuori e, quindi, persone tutte estranee all’ambiente locale, hanno scoperto in 6 mesi di lavoro quanto forse le forze dell’ordine locali non avevano scoperto in 15 anni di presenza sul territorio.

Ma c’è di più: pochi, pochissimi, ufficiali e funzionari dei corpi centrali sono stati in grado di scoprire quanto localmente non si sapeva nemmeno di cosa si trattasse.

Intelligenti pauca…

Chi deve sapere sa che noi non parliamo mai a vanvera.

Lo ripetiamo ancora una volta, l’ennesima.

Le disfunzioni stanno nella testa e nel corpo.

A Fondi va rinnovato TUTTO nei presidi locali di polizia.

Non è una condanna generalizzata, per carità, perché ci sono anche operatori bravi e che, soprattutto, vogliono lavorare.

Va fatta, perciò, un’accurata selezione, nome per nome, in tutti e tre i presidi; ma chi sta lì da decine di anni non può e non deve continuare a starvi.

Nei corpi di polizia ci deve stare un ricambio ogni 4-5 anni ad evitare probabili radicamenti, interrelazioni amicali o parentali (per non dire anche politiche) che non giovano in caso di indagini.

Il problema, come si vede, non è numerico, ma… semplicemente di qualità.

Una Compagnia della Guardia di Finanza, una Stazione dei Carabinieri, un Commissariato della Polizia di Stato bastano ed avanzano.

Si utilizzi BENE il personale che c’è, si faccia il coordinamento fra le forze, si mettano ai comandi locali persone esperte nel lavoro di intelligence.

Intelligence, intelligence, intelligence!

Non solo ordine pubblico!

E, qui, la Guardia di Finanza acquista un posto rilevante, ma non vogliamo ripetere le stesse cose che abbiamo detto centinaia di volte.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina hanno fatto un buon lavoro su Fondi.

Essi hanno parlato, nella loro relazione conclusiva sulla “Damasco 2”, fra le tante cose, anche di un poliziotto e di un carabiniere che fanno servizio sul territorio.

“Pinzillacchere”, direbbe un noto attore comico.

Ma una volta valeva la regola che sanciva che la moglie di Cesare non deve essere lambita nemmeno dal sospetto.

Chi opera nella Giustizia e per la Giustizia e al servizio dello Stato – e, quindi, per il bene comune  -non può essere considerato alla stregua della persona comune!

Anche Frattasi e Rotondi – a quanto abbiamo visto – la pensavano così.

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