Fondi. Ogni pretesto è buono per far saltare il processo. Il “caso Fondi “resta un capitolo doloroso nella storia della guerra contro le mafie nel nostro Paese. Nessuno l’ha mai avuta con la maggioranza dei cittadini fondani, una maggioranza costituita da cittadini onesti e laboriosi. Anzi, è tutto il contrario! Il problema è costituito da quell’area grigia e minoritaria che, purtroppo, conta. Non è cambiata la classe dirigente, le indagini non sono state complete perché non hanno approfondito l’aspetto dei grandi investimenti effettuati, delle tante imprese campane che hanno monopolizzato il mercato soprattutto dell’edilizia. Si è guardato all’ala militare, che, peraltro, era conosciuta da 30 anni, non all’aspetto dei probabili rapporti fra esponenti politici e delle istituzioni e criminalità organizzata e si è sempre attaccato con tutti i mezzi chi si è impegnato per fare piena luce e fugare ogni ombra. Si è attaccato e fatto trasferire un Prefetto perbene che ha fatto il proprio dovere di servitore dello Stato, si è definita “patacca” la relazione della Commissione di accesso, si sono definiti ” pezzi deviati dello Stato” prefetti, carabinieri, poliziotti e finanzieri e quanti altri organi dello Stato hanno indagato sul “caso Fondi”. E, poi, ci sono stati incendi, aggressioni, attentati ai danni di imprenditori, rappresentanti delle forze dell’ordine, cittadini, esponenti politici di opposizione. Oggi si sostiene che i giudici sono sotto una pressione mediatica. Suvvia, finiamola e non continuiamo veramente a far parlare le cronache nazionali…

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