Fondi, il neo-sindaco nel dossier sui clan

Fondi, il neo-sindaco nel dossier sui clan

Il prefetto scrisse: dal suo assessorato favori alle mafie. Pd: beffa dopo le denunce
Nella cittadina laziale affluenza al voto in aumento rispetto alla caduta del dato nazionale L´elezione di De Meo, esponente del Pdl, accende lo scontro politico all´Antimafia

ROMA – È polemica, a Fondi, comune laziale del Sud Pontino, per la riconquista del Comune da parte di esponenti della precedente giunta di centrodestra oggetto, per dirla con Walter Veltroni, «della prima richiesta di scioglimento per mafia nella storia della Repubblica respinta dal governo nonostante la richiesta del ministro dell´Interno». Sindaco di Fondi, con il 55,6% dei voti, è stato eletto Salvatore De Meo, titolare, nella precedente giunta, dell´assessorato all´Urbanistica pesantemente censurato dal prefetto di Latina Bruno Frattasi nella sua relazione sulle collusioni con ‘ndrangheta e camorra. Era appunto la relazione che chiedeva di sciogliere il consiglio comunale. «Il settore dell´Urbanistica – scriveva il prefetto – ha oggettivamente agevolato interessi economici di un pregiudicato affiliato al clan Bellocco di Rosarno». «Tale comportamento gravemente omissivo – aggiungeva Frattasi, pur senza citare l´allora assessore, oggi sindaco – appare ripetuto anche nella vicenda della costruzione di 30 appartamenti» finiti nelle mani del clan camorristico dei Mallardo, posti sotto sequestro, 5 giorni prima delle elezioni, dalla magistratura.
L´elezione di De Meo e di 12 consiglieri della precedente maggioranza è già stata spunto di polemica in Commissione Antimafia fra opposizione e ministro dell´Interno. È stato il capogruppo pd Laura Garavini ad attaccare il titolare del Viminale. «Ministro – ha chiesto la Garavini per due volte – come si sente dopo che a Fondi sono tornate le persone per i cui comportamenti lei aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose? Nella relazione di scioglimento il prefetto fa il nome dell´attuale sindaco, riferendo che l´ex assessore all´Urbanistica era a conoscenza del sistema di collusioni con la criminalità. Oltre il danno, la beffa». «Non intendo rispondere – è stata l´imbarazzata replica di Maroni – s´è trattato di una scelta del consiglio dei ministri».
«Da quando, nel maggio del 1991, è entrata in vigore la legge sulle infiltrazioni mafiose negli enti locali – spiega il sociologo Vittorio Mete, autore dell´unico libro (“Fuori dal Comune” – edizione Bonanno) dedicato alle infiltrazioni mafiose degli enti locali – tutti i 192 decreti di scioglimento sono stati accolti dai rispettivi consigli dei ministri. Fondi segna uno spartiacque nelle strategia di contrasto alle infiltrazioni mafiose: diversamente da quanto avvenuto negli ultimi 20 anni e da quanto prevede la normativa, il governo Berlusconi non ha sciolto per mafia (ma per motivi “ordinari”) il Comune che ha anticipato il provvedimento con l´autoscioglimento». Il vantaggio per il Comune è stato evitare lo stigma di mafiosità e un lungo commissariamento, da un anno e mezzo a tre. E così a Fondi, in controtendenza con il resto dell´Italia, la percentuale dei votanti è aumentata – 81% contro il 75% del 2005 – ed ha registrato un plebiscito per la Polverini: 72,6%.
«Tutto è rimasto come prima – denuncia Maria Civita Paparello, candidata sindaco pd sconfitta – . Quei funzionari della precedente giunta che erano indicati come “collusi” con i clan sono rimasti in servizio». «Ma il dato politicamente più rilevante per il Sud Pontino – commenta ancora il sociologo Mete – resta l´affermazione elettorale del senatore pdl Claudio Fazzone, il più votato alle regionali laziali (28.817 preferenze, un terzo delle quali a Fondi)». Fazzone era più volte citato nella relazione Frattasi in quanto socio – con l´ex sindaco e un pregiudicato – di una srl beneficiata da una delibera della precedente giunta comunale.
Alberto Custodero

(Tratto da Diritti Globali)

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