Fondi, il Governo deve comunque decidere! Prepariamoci alla mobilitazione nazionale.

ROMA (3 ottobre) – Nella tarda serata di ieri il sindaco di Fondi Luigi Parisella ha rassegnato le dimissioni. A seguire, questa mattina sono state rassegnate le dimissioni anche da parte della giunta e dei consiglieri di maggioranza.

Il comune di Fondi da tempo è a rischio scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata e la decisione del sindaco e della sua maggioranza (Pdl) arriva dopo un nuovo rinvio del Consiglio dei ministri che ieri ha fatto slittare la decisione di scioglimento di una settimana, nonostante anche il ministro dell’Interno Maroni si fosse detto favorevole a una misura del genere.

«Abbiamo concordato la nostra condotta in una riunione che ha raccolto tutta la maggioranza del Comune di Fondi. Il consiglio comunale ora è formalmente decaduto, da lunedì ci sarà un commissario». Il sindaco di Fondi Luigi Parisella (Pdl) ha spiegato così le dimissioni rassegnate dalla maggioranza ma non ha chiarito se la decisione della maggioranza servirà a bloccare la decisione del governo sulla richiesta di scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose inviata oltre un anno fa dal prefetto di Latina Bruno Frattasi. «Non ci interessa – ha detto Parisella – Per noi le dimissioni rappresentano solo la liberazione da una vicenda che ci ha logorato».

«La questione delle dimissioni del consiglio comunale di Fondi è a nostro parere irrilevante», commenta Elvio Di Cesare, presidente dell’associazione Caponnetto di Latina. «La procedura di scioglimento è ormai avviata. Decine di Comuni prima di Fondi hanno tentato di evitare l’onta dello scioglimento per mafia rassegnando le dimissioni ma l’istruttoria è in corso da un anno e per legge deve considerarsi conclusa con lo scioglimento per mafia».

Il Comune di Fondi è al centro delle polemiche da più di un anno dopo l’avvio dell’operazione Damasco che ha portato alla luce un giro di coinvolgimenti tra politica e esponenti della ‘ndrangheta del clan Tripodo. Tra le persone coinvolte anche un ex assessore di Forza Italia della giunta Parisella, dimessosi dopo lo scandalo. Nel gennaio del 2008 il prefetto di Latina, Bruno Frattasi aveva inviato in Comune una commissione di accesso agli atti che a settembre dello stesso anno aveva chiesto lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Richiesta che da allora è rimasta congelata sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

Il Pd però parla di mossa tattica: dimissioni per far azzerare l’amministrazione e non farla sciogliere per infiltrazioni criminali.

La richiesta di azzeramento per mafia, inoltrata dal prefetto di Latina Bruno Frattasi, attende da oltre un anno una risposta del Governo.

Dal presidente della Provincia Armando Cusani (Pdl) arriva solidarietà al sindaco. «Le dimissioni – commenta Cusani – sono un atto di denuncia del clima che è stato costruito ad arte in questo anno da alcuni talebani della politica», un clima creato da «pezzi deviati dello Stato».

Il deputato del Pd Walter Veltroni, della commissione parlamentare antimafia dice: «Le dimissioni non possono diventare l’ultima mossa tattica per far calare la nebbia sulla vicenda e continuare a gestire gli appalti e ad organizzare la distribuzioni di voti, magari alle prossime elezioni. Lo Stato deve riaffermare la legalità con lo scioglimento del Comune».

Il segretario del Pd Dario Franceschini aggiunge di tenere la guardia alta sulla legalità: «L’autoscioglimento è il riconoscimento che il marcio c’era e non deve essere usato subdolamente per tornare a ricostruire un potere e una amministrazione succubi degli interessi criminali».

Secondo Stefano Pedica, senatore dell’Idv, le dimissioni del sindaco e della giunta «rappresentano l’ennesimo atto mafioso orchestrato da Parisella e Fazzone».

La capogruppo del Pd in commissione antimafia Laura Garavini attacca il ministro Maroni: «Passerà alla storia come il primo ministro che si è fatto prendere in giro da un gruppo di politici locali collusi con le mafie». I

I consiglieri regionali del Lazio del Pd Claudio Moscardelli e Domenico Di Resta spiegano che le dimissioni puntano a scongiurare il pericolo di uno scioglimento per mafia, che aprirebbe la strada ad un commissariamento prefettizio di due anni. «Il loro auspicio – spiega Moscardelli – è quello di un commissariamento breve per tornare al voto il prossimo 21 marzo. Ma le dimissioni non interrompono la procedura di scioglimento e il governo può e deve ugualmente pronunciarsi».

(Tratto da Il Messaggero online)

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