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Fondi, il Cdm non scioglie il comune. Solo commissariato, Maroni si dimetta

FONDI (Latina) – Nonostante le infiltrazioni mafiose, il governo non scioglie il comune di Fondi. Si limita a nominare un commissario che sostituisca il sindaco dimissionario e indice nuove elezioni amministrative a marzo. “In questa maniera però – denuncia il senatore dell’Idv Stefano Pedica – gli stessi consiglieri che da mesi sono chiaccherati per presunte collusioni con la mafia, potranno ripresentarsi alle prossime elezioni”. Antonio Di Pietro chiede le dimissioni del ministro dell’Interno (“Si conferma la collusione fra politica e mafia”), ma Roberto Maroni resiste e spiega: “Di comuni accusati di infiltrazioni mafiose ne ho sciolto 12, 4 in più rispetto al precedente esecutivo. Ma per Fondi ho preferito le elezioni. Ora il popolo potrà scegliere i nuovi amministratori”.

La richiesta di sciolgiere il comune in provincia di Latina, era sul tavolo del ministro degli Interni da più di un anno. Cinquecento pagine redatte da un commissione composta dalla Prefettura di Messina e da rappresentanti delle forze dell’ordine. Nero su bianco continuguità con la mafia; assunzioni sospette; speculazioni edilizie; scambi di voti; i soldi della ‘ndrangheta reinvestiti in cantieri e negozi. Ma ogni decisione è rimasta sospesa dal Cdm fino a pochi giorni fa quando la maggioranza di centrodestra ha rassegnato le dimissioni. “Colpa delle pressioni politiche e mediatiche”, spiegò il sindaco Luigi Parisella del Pdl.

Nominato il commissario, oggi la scelta del governo a lungo rinviata perché, come spiegò Silvio Berlusconi, “alcuni ministri erano contrari”, e perché nessun politico di Fondi ha ricevuto mai avvisi di garanzia. Anche la Cgil gridò allo scandalo: con il mancato sciolgimento del comune, i consiglieri dimissionari potranno riprensentarsi alle prossime elezioni ed essere rieletti. Limitarsi al commissariamento è stato “un escamotage per lasciarli ricandidare”. E Walter Veltroni fu ancora più duro: “Il consiglio dei ministri si arrende di fronte all’intreccio mafia e politica”. “Una Caporetto dello Stato di diritto”, ha detto Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd.

(Tratto da Repubblica – Roma)