Fondi e i” pezzi deviati dello Stato”. Il Magistrato ed i Carabinieri convochino Cusani e gli chiedano spiegazioni sulle sue dichiarazioni dal contenuto eversivo

La lettera aperta del Comitato permanente di lotta alle mafie di Fondi sulla situazione nei territori del basso Lazio e sui pericoli derivanti da un eventuale mancato scioglimento del consiglio comunale, all’ordine del giorno del consiglio dei ministri di venerdì.

Le dimissioni del sindaco di Fondi, Luigi Parisella, e dei consiglieri di maggioranza sono la riprova che il centrodestra fondano, dietro consiglio del senatore Claudio Fazzone, ha voluto sfidare fino al limite la legalità, nel tentativo di evitare lo scioglimento richiesto dalla Commissione prefettizia per infiltrazioni mafiose. Esse non sono altro che una sostanziale ammissione di responsabilità. Se il Consiglio dei ministri di venerdì prossimo decidesse per il non scioglimento in base alla procedura straordinaria, ci troveremmo di fronte al primo caso in Italia di non applicazione della normativa prevista e si aprirebbe la strada, in futuro, alla impossibilità di procedere a qualsiasi scioglimento di Consigli comunali per infiltrazioni mafiose. Fatto di estrema gravità e dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno, che il governo Berlusconi tende a smantellare la normativa antimafia e a dare segnali preoccupanti di resa nei confronti delle organizzazioni criminali. Nel caso sciagurato che si arrivasse a tanto, facciamo appello a tutte le forze politiche democratiche del centrosinistra, rappresentate e non in parlamento, alle associazioni che si battono contro le mafie, alle organizzazioni sindacali e alla società civile, perché si ritorni in piazza, in modo unitario, così come avvenuto per la manifestazione nazionale del 25 settembre, per ribadire con più forza che la lotta alle mafie si fa senza concessioni e calcoli di natura politico-elettorali. In questi pochi giorni che ci dividono da venerdì prossimo chiediamo a tutti gli organi di stampa di mantenere altissima l’attenzione su quanto potrà accadere, in considerazione che il «caso Fondi» sta ricoprendo, sempre più, valenza nazionale.
Lo scenario inquietante nel sud pontino e oltre
La prima Relazione redatta dal Prefetto di Latina, relativamente all’altissimo livello di penetrazione mafiosa nel tessuto economico, sociale, politico e istituzionale della città di Fondi e del territorio circostante, ha offerto all’opinione pubblica nazionale uno scenario finora inimmaginabile ed estremamente inquietante.
Scenario probabilmente ancora più inquietante di quello disegnato finora, se si considera che la Relazione medesima si è basata su analisi, accertamenti, indagini di carattere essenzialmente amministrativo svolti da una Commissione di accesso agli atti istituita ad hoc dallo stesso Prefetto, anche se supportati da elementi di carattere giudiziario e investigativo acquisiti da inchieste svolte finora dalla magistratura competente e dalle forze dell’ordine riferibili alle cosiddette operazioni «Damasco 1» e «Damasco 2».
Ciò in quanto, come riportato dagli organi di stampa, sarebbero in corso ulteriori indagini da parte dell’autorità giudiziaria. Indagini che presumibilmente porteranno ad ulteriori provvedimenti rispetto a quelli già adottati, con il conseguente aggravamento del quadro già delineato.
Quella che ci è stata presentata, a seguito di lunghi e meticolosi accertamenti delle forze dell’ordine e della magistratura, è una situazione oltremodo drammatica che vede la presenza massiccia e asfissiante della criminalità organizzata in significativi pezzi dell’economia fondana e dell’intero territorio e, quel che ancor più grave, conseguenti, pesanti condizionamenti da parte della stessa sulla vita politica e amministrativa.
Condizionamenti che, con un’ottica che travalica i confini di Fondi e si estende anche al vicino territorio, sono stati già accertati nel corso dell’operazione cosiddetta «Formia Connection» svolta alcuni anni fa della quale ancora si attendono gli sviluppi a livello giudiziario, che hanno messo in evidenza l’esistenza di collegamenti fra soggetti appartenenti alla criminalità organizzata ed esponenti politici e istituzionali sia di Formia che di Minturno.
Un intero territorio, insomma, che si estende oltre i confini di Fondi, dal Garigliano fino a Terracina e San Felice Circeo ed oltre, devastato e fortemente condizionato nel suo vivere quotidiano dalla criminalità organizzata.
Le dichiarazioni del presidente della Provincia, Armando Cusani
In un quadro già così drammatico, assumono un carattere di particolare incidenza sul piano dell’opinione pubblica le incredibili dichiarazioni, riportate dalla stampa, del presidente dell’amministrazione provinciale di Latina, Armando Cusani, il quale, parlando delle inchieste svolte dall’autorità giudiziaria sul «caso Fondi», ne ha attribuito la responsabilità a «pezzi deviati dello Stato». Una gravissima offesa, questa, alle istituzioni tutte, dalla magistratura alle forze dell’ordine, dal ministro dell’interno al prefetto di Latina, a tutti quegli organismi investigativi, giudiziari, amministrativi dello Stato, oltreché associativi e politici, che per anni si sono prodigati in uno sforzo generoso teso ad accertare il gravissimo danno arrecato alla legalità ed allo Stato di diritto. Un atto, quello del residente dell’amministrazione provinciale di Latina, irresponsabile, tenuto conto del suo ruolo istituzionale, dal sapore eversivo e che potrebbe assumere aspetti di rilevanza anche di carattere penale.

(Tratto da Carta)

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