Fondi, come nasce l’indagine. Quando si fa… antimafia seria: non parole, ma indagine e DENUNCIA!

Qual è la genesi vera dell’inchiesta «Sud Pontino»? In questi giorni sia l’amministratore delegato del MOF, Enzo Addessi, che il senatore Claudio Fazzone hanno detto di aver presentato «già nel 2000» esposti contro le organizzazioni camorristiche e il pericolo di controllo criminale del MOF. Stranamente nell’elenco dettagliato delle fonti che hanno portato all’apertura dell’inchiesta la Direzione Distrettuale Antimafia non menziona né l’uno né l’altro. Ma anzi specifica chi ha denunciato realmente che qualcosa si era rotto nel MOF. Intanto ci furono numerosi esposti anomini alla Procura di Latina all’inizio degli anni 2000 nei quali «veniva lamentata l’attività estorsiva svolta dall’amministratore della società “La Paganese Trasporti & C. s.n.c.” di Pagano Costantino nei confronti degli autotrasportatori della zona fondana». A confortare quelle denunce intervenne il primo maggio del 2002 il ferimento di Cataldo Vincenzo (clan Mallardo) all’interno del MOF cui seguì un’informativa del Commissariato di Fondi sulla guerra in atto tra i clan campani. Il 25 ottobre 2004 l’Associazione Caponnetto presenta alla DIA un lungo esposto e parla di «elevato allarme sociale» dovuto alla battaglia per il controllo mafioso del MOF. Più o meno negli stessi mesi si conclude l’operazione «Toro», per le carni e gli alimenti adulterati, che porta a nove arresti e fornisce elementi in base ai quali viene messo sotto intercettazione Giuseppe D’Alterio «Marocchino». Ed è tutto. La Procura distrettuale non aggiunge alcun altro spunto utile alle indagini fornito né dall’attuale amministratore delegato del MOF di Fondi, né dal senatore Claudio Fazzone che forse trarrebbero beneficio dalla lettura integrale dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione denominata «Sud Pontino».

L’INCHIESTA PARTITA DALLA GAMBIZZAZIONE DI UN CAMIONISTA

di Giovanni Stravato

Un’inchiesta partita da un episodio verificatosi nel 2002, allora «ignorato» dalla Procura della Repubblica di Latina: la mattina del primo maggio la volante del Commissariato di Fondi intervenne al MOF dopo una segnalazione anonima- «Correte, qui sparano». Ma il loro arrivo al Mercato, nel punto indicato, i poliziotti non trovano nulla: solo del sangue a terra. C’era un ferito dunque. Le indagini successive e forse una soffiata consentirono di risalire alla vittima: Vincenzo Cataldo, un camionista vicino al clan di Secondigliano, affrontato da Costantino Pagano e gambizzato con due colpi di pistola. Per la verità le indagini della polizia consentirono di risalire anche all’«esecutore» ma sulla richiesta di arresto la Procura di Latina prese tempo e poi archiviò «per mancanza di elementi sufficienti al sostenimento dell’accusa». Subito dopo gli spari, nel tentativo di far passare l’episodio sotto silenzio, il ferito era stato caricato su un camion e sbarcato davanti al «Cardarelli» di Napoli. Ai sanitari e poi ai poliziotti che lo interrogavano disse che era stato vittima di un tentativo di rapina in una stazione di servizio. Chiaro il tentativo di tenere fuori il Mercato di Fondi per evitare il concentrarsi delle indagini. Nell’inchiesta si imbatté l’allora dirigente del Commissariato di polizia di Fondi Alessandro Tocco, che poi la portò in dote alla Questura di Caserta dove venne successivamente trasferito nei reparti operativi. Tanto è bastato perché l’inchiesta prendesse piede ed arrivasse a smantellare l’intera organizzazione. «L’espansione casalese – si legge nell’ordinanza – sul mercato si sviluppa a seguito dello scontro militare avvenuto nell’anno 2002 fra Costantino Pagano e Vincenzo Cataldo, il cui apice si rinviene proprio nella aggressione a quest’ultimo, a seguito del quale i Cataldo vengono espulsi da Fondi ottenendo a parziale ristoro, per come stabilito in un successivo accordo, i mercati di Nocera e Pagani».

(Tratto da Terracina Social Forum)

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