FONDI. Ciurli, fantasma mafia

Tra le macerie dell’Isola dei Ciurli si aggira un fantasma che si chiama «mafia». Il mostro di cemento a 21 teste non è morto e continua a sprigionare un alito di illegalità di cui si occupa da ieri anche la Direzione Distrettuale Antimafia che ha mandato in Comune il capitano Luigi Spadari ad acquisire gli atti relativi alla demolizione degli scheletri abusivi sulla Flacca, avvenuta (ironia della sorte) esattamente due anni fa, il 19 dicembre del 2007. A quella data si era arrivati per via di incredibili ritardi accumulati dal Comune di Fondi anche dopo che la Procura aveva ordinato l’abbattimento senza più vie di scampo. Ma il sindaco, Luigi Parisella, aveva più volte detto che non c’erano soldi per avviare l’intervento. Così aveva pagato la Regione Lazio. L’assessore all’Urbanistica della Pisana aveva reperito i 750.000 euro necessari e li aveva messi a disposizione del Comune che dunque aveva dovuto preparare i contratti di affidamento dei lavori e all’alba di due anni fa, senza avvertire per evitare la festa degli ambientalisti, aveva spedito le ruspe. A coordinare le operazioni c’erano il capo del Settore Urnanistica, Martino Di Marco, e il comandante della Polizia Municipale Dario Leone. Tutti e due qualche mese più tardi finiranno dentro la relazione del prefetto con cui si è chiesto lo scioglimento per mafia del Consiglio comunale. Ma non è ancora finita. Perché la Commissione d’accesso agli atti del Comune per verificare il condizionamento mafioso scopre che è stata «contaminata» pure la demolizione di quello che per 30 anni Legambiente aveva definito l’ecomostro del centro Italia. Lo stesso puzzle ricostruito dai commissari nella relazione integrale è oggi al centro degli accertamenti della Procura Antimafia. I 21 villini che componevano l’Isola dei Ciurli dovevano essere buttati giù dopo regolare gara. Invece la somma stanziata dalla Regione viene «spacchetatta» e quindi si assegnano i lavori in tranches diverse, più piccole, per le quali basta l’affidamento diretto. I soldi per l’abbattimento arrivarono dal Dipartimento Territorio e Urbanistica della Regione. Di questi, 100.000 euro si perdono «letteralmente» dentro il Municipio di Fondi che, infatti, non riesce a trovare supporti cartacei alla spesa neppure con la Commissione d’accesso; il restante, cioè 650.000 euro, finisce ad imprese che vengono definite «vicine alla camorra» ed è per questo che la competenza per materia va alla Procura di Roma. Infatti una delle ditte esecutrici, come già evidenziato dalla Commissione, «appartiene ad un costruttore segnalato per rapina, estorsione, furto e abuso edilizio»; lo stesso imprenditore è in contatto con Carmelo Tripodo, l’uomo che viene ritenuto tuttora il boss di Fondi e per questo è in carcere. Un’altra impresa che interviene nell’abbattimento, la «Gival» è di Antonio Ciccarelli, consigliere comunale, indagato in Damasco sempre dalla Procura di Roma. L’amministratore unico di Gival è il cognato di Ciccarelli. Di Palermo la Commissione prefettizia ha scritto: «è stato segnalato dalle forze dell’ordine al matrimonio di Tripodo». La Gival di Ciccarelli e Palermo fa un po’ tutto, anche lo stoccaggio di rifiuti pericolosi, seppure in violazione delle norme ambientali; e infatti la Forestale ha proceduto al sequestro. Sono queste le ditte che nel 2007 vanno ad abbattere l’ecomostro e si prendono i soldi che la Regione Lazio ha stanziato per il fine nobile del ripristino ambientale. Un lavoro fatto anche molto male tanto che sempre la Commissione d’accesso a marzo 2008 segnala che sul sito dei Ciurli ci sono ancora i calcinacci, in quanto una delle ditte incaricate non ha i mezzi necessari alla rimozione.

STORIA

La storia dell’Isola dei Ciurli comincia nel 1968 quando l’omonima cooperativa ottiene dal Comune l’autorizzazione a costruire 60 ville sull’area, che misura quasi 21 ettari. Tre anni più tardi, nel 1971, il commissario prefettizio Angelo Barbato annulla tutte le concessioni. Si va avanti per i venti anni successivi in un braccio di ferro anche legale. Fino al 1990, quando il sindaco dell’epoca, Onorato Mazzarino, rilascia a sua volta 21 concessioni edilizie in sanatoria per la realizzazione di altrettanti villini nella zona dei Ciurli. Nel 1992 il sindaco cambia e sale a capo della Giunta Arcangelo Rotunno, il quale congela le concessioni per i Ciurli perché «illegittime». Questo provvedimento sindacale verrà annullato dal TAR nel 1998; nel frattempo la società Ciurili ha presentato richiesta per un piano di lottizzazione convenzionata e ha ottenuto il sì del Comune nel 1999. A quel punto scatta l’inchiesta della Procura che nel 2004 porta alla condanna del costruttore dei Ciurli, Mario Monacelli, a un anno di arresto più la confisca dei beni. È questo il via libera agli abbattimenti per i quali bisognerà attendere la conferma della condanna da parte della Cassazione, a marzo del 2007.

LA COMMISSIONE TROVÒ LE PRIME PROVE

Quando a febbraio 2008 la Commissione d’accesso nominata dal prefetto arriva a Fondi trova nel «caso Ciurli» materiale buono per indagare. È un puzzle da cui mancano tasselli. Si fa strada il sospetto, poi la certezza, che i soldi della Regione Lazio per bonificare i «Ciurli» siano finiti anch’essi nelle mani di imprese ponte, in contatto con la malavita organizzata. Come è stato possibile? Qualcuno non ha controllato: è la prima ipotesi. E la circostanza è simile a molte altre trovate in quei mesi di indagini amministrative. Poi però spunta la società di Ciccarelli, un consigliere che fa capolino qua e là negli atti della Relazione del prefetto Frattasi. La ditta riconducibile al consigliere comunale è la incredibile conferma che i soldi regionali sono andati dove non dovevano, una beffa visto l’alto valore simbolico dell’abbattimento delle 21 ville abusive.

Graziella Di Mambro

(Tratto da Terracina Social Forum)

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