Foggia, guerra allo Stato

Foggia, guerra allo Stato

7 Febbraio 2022

Redazione

Nove attentati nei primi 20 giorni del 2022Intimidazioni a titolari di esercizi commerciali nel capoluogo dauno e a San Severo, città presa di mira già nel 2020 quando tre proiettili furono recapitati in una busta al sindaco Francesco Miglio e costretta a fare i conti con due omicidi la scorsa estate. Il primo cittadino ha chiesto l’intervento  della ministra dell’Interno e il 17 gennaio Luciana Lamorgese, dopo aver presieduto il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha annunciato rinforzi: “Risposta immediata e di presenza”. Due giorni dopo è stata incendiata l’auto dell’assessore al Bilancio di Monte Sant’Angelo, a cui a marzo 2019 furono indirizzate minacce di morte con un teschio messo in una busta. Il messaggio era rivolto anche al sindaco Pierpaolo d’Arienzo.  Il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho: “Dove le mafie riescono a controllare il territorio, non hanno bisogno di strumenti violenti. Qui, invece, c’è necessità per i grandi risultati ottenuti nel contrasto”. Il procuratore capo di Bari, Roberto Rossi: “C’è un’emergenza nazionale perché è una criminalità organizzata molto simile alla ‘Ndrangheta che da una parte ha la violenza della mafia rurale e dall’altra ha l’intelligenza della mafia degli affari”

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FOGGIA – Guerra allo Stato. Nella provincia di Foggia l’inizio del 2022 è stato segnato da intimidazioni agli amministratori locali e ai titolari di esercizi commerciali, con ordigni e attentati incendiari nella notte. Violenza per dire che qui, nei territori della Capitanata, la mafia c’è, resiste e intende continuare a dettare le sue leggi. Di azioni di questa matrice ce ne sono state 9 nei primi venti giorni dell’anno.

La reazione dello Stato c’è stata a stretto giro con il messaggio –  chiaro e di presenza  – consegnato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, a margine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto il 17 gennaio a Foggia: subito 50 unità, rinforzi del reparto prevenzione e crimine della polizia per il controllo integrato del territorio.

La lunga scia di attentati in provincia di Foggia dall’inizio dell’anno

Una risposta strutturata in linea con le azioni che la Squadra Stato sta portando avanti negli ultimi anni, con blitz che stanno decapitando i vertici della mafia locale, la cosiddetta quarta mafia, declinata come “Società foggiana”. L’ultimo in ordine di tempo è stato Omnia nostra con 32 arresti eseguiti il 7 dicembre 2021. Il sodalizio è anche costretto anche a fare i conti con le crepe sui muri interni dell’omertà risultato di diverse collaborazioni.

Le prime intimidazioni risalgono alla notte fra il 3 e il 4 gennaio scorsi a San Severo: prese di mira a distanza di un’ora, la profumeria Afrodite in viale 2 Giugno e la concessionaria Opel Romano in via Giustino Fortunato. Cosa sia stato usato per confezionare le bombe sarà possibile saperlo solo dopo la perizia affidata ai carabinieri del Ris, mentre elementi utili a identificare gli esecutori materiali potrebbero arrivare dalle telecamere di videosorveglianza: stando a quanto si apprende, quelle poste all’esterno della concessionaria avrebbero ripreso l’arrivo di due giovani in monopattino poco prima dell’esplosione.

A distanza di 24 ore, una bomba è stata fatta esplodere davanti all’ingresso del negozio di composizioni floreali ‘La Magia dei fiori’ a Foggia, in via Guido d’Orso.

Nella notte del 7 gennaio un incendio ha danneggiato il furgone di una ditta di distribuzione di caffè, “New Coffee 0861” a Foggia, parcheggiato nel rione Cep. Sempre la notte del 7 gennaio un ordigno rudimentale ha danneggiato l’ingresso dell’abitazione di un 39enne a Vieste, nel centro storico.

Il 10 gennaio un ordigno è stato fatto esplodere davanti all’ingresso del ristorante-friggitoria Poseidon a Foggia, in vico Ciancarella, nella zona del centro storico.  L’esercizio commerciale venne preso di mira già il 12 novembre 2019. 

Il comune di Foggia è stato  sciolto per infiltrazioni mafiose lo scorso 5 agostodopo la caduta dell’amministrazione per effetto delle dimissioni dell’ex sindaco Franco Landella, coinvolto nell’inchiesta su alcuni appalti e presunte tangenti. A Foggia, il 28 dicembre 2021, c’è stato l’omicidio di Pietro Russo, 32 anni, freddato da colpi di pistola davanti alla sua abitazione, in via Lucera. Sull’asfalto sono stati trovati 7 bossoli.

Altri due ordigni a San Severo, nella notte fra il 10 e l’11 gennaio 2022, a distanza di pochi minuti: presi di mira il salone di parrucchiere Li Quadri, in via Leccese, angolo con via Chiecchia Rispoli, e poi il negozio di rivendita di articoli per le feste Pirolandia in corso Leone Mucci. Colpi quasi mortali alle attività commerciali della città in provincia di Foggia, probabilmente inferti da uno stesso gruppo. È la pista su cui sono al lavoro carabinieri e polizia, sotto il coordinamento della Dda di Bari. Nello stesso fascicolo, le informative sugli ordigni precedenti.

La reazione degli amministratori locali: “Gli attentati sono una dichiarazione di guerra

Gli attentati suonano come una dichiarazione di guerra. Ne è convinto il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, al quale il 5 marzo 2020 venne recapitata una busta con 3 proiettili. A San Severo, la scorsa estate, ci sono stati due omicidi sui quali lavora l’Antimafia: il 14 agosto venne ucciso Luigi Ermanno Bonaventura, 32 anni, freddato da una scarica di 13 colpi calibro 9, nei pressi di un autolavaggio. Nella pioggia di proiettili rimase ferito un bambino di 11 anni. Il 12 luglio, la notte dei festeggiamenti per la vittoria dell’Italia agli europei di calcio, venne ucciso Matteo Anastasio, 42 anni, raggiunto dai proiettili mentre era su uno scooter assieme al nipote di sei anni che rimase gravemente ferito.

 “Quattro bombe dall’inizio dell’anno, di evidente matrice malavitosa, rappresentano una vile dichiarazione di guerra contro la città, il tessuto economico e il futuro”, ha detto  Miglio. E’ stato il sindaco di San Severo a lanciare un appello al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, dopo aver incontrato i commercianti della sua città: “Venga qui non solo per solidarietà, ma per annunciare misure per porre fine alla strategia dell’associazione mafiosa per tenere sotto scacco il territorio. Mi aspetto che il ministro venga, diversamente saremo noi ad andare a Roma”.

La ministra dell’Interno a Foggia: “Presenza forte, decisa e compatta per intervento strutturato

Lamorgese ha risposto in presenza: il 17 gennaio scorso è stata a Foggia per presiedere in prefettura il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e per incontrare gli ammnistratori locali.

Lo Stato c’è, l’attenzione è massima in Capitanata, non può che far sentire la sua presenza in maniera forte, decisa e compatta con risorse aggiuntive: integreremo gli organici”, ha detto il ministro. “Subito 50 unità. C’è bisogno di un intervento strutturato ricorrendo a rinforzi del reparto prevenzione e crimine della polizia per il controllo integrato del territorio”, ha sottolineato. “Ci siamo chiesti se le azioni significano una sorta di debolezza della criminalità e risposta ai numerosi interventi o se sia un messaggio rivolto a noi per dire ‘comandiamo sempre’. La verità è sempre una via di mezzo”, ha spiegato Lamorgese.

Nel 2021, stando ai dati resi noti, molte sono state le attività repressive: 400 misure cautelari, il sequestro di beni per 30 milioni di euro, 13 interdittive antimafia. Nel Foggiano si registra un calo dello 0,9%, dei reati: “Non rispecchia la realtà e la percezione da parte dei cittadini”, ha sottolineato Lamorgese. “Quello che rileva è l’usura, +33%, in tutta la provincia ,un solo caso a Foggia. Per le estorsioni, una flessione del 30,8% rispetto al 2021: 110 casi rispetto ai 159 del 2020”. Il ministro ha precisato che per i sistemi di videosorveglianza sono stati stanziati 80 milioni. Per Foggia un milione e per San Severo 430 mila euro.

Restano poche le denunce. “C’è ancora difficoltà a convincere le persone a denunciare, ma la paura non deve condizionarci: la denuncia non può che rendere più lieve la vita di una persona”, ha sottolineato la ministra. “Bisogna stare dalla parte dello Stato. Il compito delle associazioni è anche quello di dare una mano per far capire che la denuncia significa essere dalla parte del giusto, dalla parte dello Stato”.

Nel pomeriggio Lamorgese ha incontrato gli studenti dell’università di Foggia: “Il dialogo con i giovani è importante, sono il futuro”. Agli studenti ha detto: “Non cedete alle provocazioni, portate avanti i principi di legalità che fanno una società giusta”. 

La nascita dell’associazione antiracket intitolata a 2 fratelli vittime innocenti di mafia

AFoggia, in occasione della visita della ministra dell’Interno, è stata inaugurata l’associazione antitacket intitolata ai fratelli Luigi e Aurelio Luciani, uccisi il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis (Foggia), vittime innocenti di mafia. Furono testimoni involontari degli omicidi di Mario Luciano Romito, ritenuto figura di primo piano a Manfredonia (Foggia) e del cognato Matteo De Palma.

Ha voluto esserci la vedova di Luigi Luciani, Arcangela Petrucci: “Mi auguro che la nuova associazione sia sostenuta dal territorio, perché se un imprenditore denuncia non lo fa solo per sé, ma per l’intera comunità. Così come un familiare di una vittima innocente della mafia che si espone non lo fa solo per sé, ma per l’intera comunità. Bisogna fare un salto di qualità: agire, collaborare, denunciare”, ha detto Petrucci. “Mi auguro che questo territorio, da anni e anni martoriato dalla mafia, inizi ad alzare la testa. Qui, per anni, ha regnato un silenzio assordante, ma dopo il 9 agosto abbiamo cominciato a sentire delle voci, molte persone che si ribellano e che dicono no’”, ha concluso. 

La denuncia è difficile se restiamo soli”, ha sottolineato il presidente dell’associazione antiracket, Alessandro Zito, imprenditore di Foggia destinatario di richieste estorsive nel 2014 che per cercare di sottrarsi alla morsa si trasferì. Per Tano Grasso, presidente onorario della Fai, “c’è la conferma dell’impegno dello Stato, con la necessità che ci sia un impegno della società civile e del mondo imprenditoriale”.

Fra i primi ad abbattere pubblicamente il muro dell’omertà, c’è il titolare di Pirolandia di San Severo, negozio preso di mira nella notte tra il 10 e l’11 gennaio scorsi. Danni per 80-90mila euro in seguito all’esplosione dell’ordigno.  Un colpo mortale.

Voglio dire agli altri di fare come ho fatto io: denunciate e non avete paura, se ci sono le forze dell’ordine, ci aiutano”, ha detto il mattino dopo l’attentato. “Io ho ricevuto una lettera e ho denunciato, era il 5 novembre e oggi ci hanno fatto il servizio. Alla nostra clientela dico che Pirolandia ritornerà più forte di prima dalla prossima settimana: andiamo avanti, il nostro lavoro è questo. Non ci arrendiamo”. Ha riaperto il 23 gennaio scorso. E’ il simbolo del coraggio che deve essere contagioso.

Intimidazione all’assessore al Bilancio di Monte Sant’Angelo: bruciata la sua auto

Due giorni dopo la visita della ministra dell’Interno,  il 19 gennaio, un incendio ha distrutto l’auto dell’assessore al Bilancio del comune di Monte Sant’Angelo, Generoso Rignanese. L’auto era parcheggiata nei pressi dell’abitazione dell’assessore. Non è la prima volta che qualcuno incendia l’auto del componente della Giunta che si è insediata nel 2017, dopo che il Comune era stato sciolto per infiltrazioni mafiose nell’estate del 2015.

Ennesimo atto vile, colpire un amministratore locale in questo territorio ha un significato molto preciso: impedirgli di fare il proprio dovere, quello per il quale è stato chiamato dai suoi cittadini che ha l’onore di rappresentare”, ha detto il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo d’Arienzo, destinatario il 10 settembre 2021 di proiettili e di una bottiglietta di benzina, lasciati sulla sua auto, parcheggiata davanti all’ingresso del Municipio della città che ha due siti patrimonio dell’umanità Unesco. Non la prima intimidazione.

Sconforto, rabbia, preoccupazione: sono questi i nostri sentimenti per un sistema malato che continua a minacciare le istituzioni, che continua a minare la serenità di una comunità che in questi anni sta facendo di tutto per rialzarsi”, ha aggiunto. “Samo stanchi e amareggiati, ma ancora una volta, per l’ennesima volta, il messaggio è: continueremo a lavorare per affermare i sacri principi della legalità, continueremo ad andare nelle scuole, a fare incontri su questo tema per seminare i germogli buoni, per combattere una guerra che riguarda tutti e dove a perdere è solo la comunità”, ha fatto sapere il primo cittadino.

L’assessore Rignanese e il sindaco d’Arienzo sono stati destinatari di minacce di morte il 12 marzo 2019, quando venne trovata una busta con un teschio umano. L’anno prima furono incendiate le auto dei due amministratori. Dopo l’intimidazione di gennaio, sono state rafforzate le misure si sicurezza per l’assessore.

L’analisi del procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho: “Forza dello Stato e debolezza delle mafie”

Il comitato per l’ordine e per la sicurezza a Foggia è stata l’occasione per fare il punto sulla criminalità organizzata nella Capitanata. “Le mafie foggiane sono di grandissima pericolosità e gli attentati sono come una sfida allo Stato”, ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. “Di fronte a questa sfida lo Stato si muoverà con l’energia che compete a uno Stato di diritto che deve imporre l’osservanza della legge a tutti e proteggere i cittadini e sicuramente con un impiego di ulteriori risorse, con controlli del territorio ripetuti e frequenti, in modo che il cittadino possa sentirsi protetto, tutelato e garantito”.

Con uno Stato forte e una magistratura che si muove con rapidità l’omertà verrà erosa dalla forza di difesa del nostro Paese”, ha sottolineato De Raho. 

Dove le mafie riescono a controllare il territorio, è evidente che non hanno più bisogno di utilizzare gli strumenti violenti. Qui, invece, c’è necessità per i grandi risultati nel contrasto conseguiti con i numerosissimi arresti”, ha spiegato.

Lo Stato è stato capace di assicurare alla giustizia oltre 700 appartenenti alle mafie del distretto di Bari negli ultimi 4 anni: questo evidenzia che vi è una forza dello Stato e una debolezza delle mafie che devono agire, ancora una volta, sul territorio con i loro vecchi sistemi per rappresentare la loro forza e creare intimidazione che dovrebbe piegare il cittadino e tenere ferma l’omertà”, ha concluso De Raho.


Il procuratore capo di Bari, Roberto Rossi: Alcuni figli dei bosso hanno studiato a Milano

L’analisi è condivisa dal procuratore capo di Bari, Roberto Rossi: “Gli attentati ai commercianti foggiani sono un segno di debolezza della criminalità organizzata foggiana”, ha detto a margine del comitato per l’ordine e la sicurezza. “Questo è un colpo di coda della criminalità organizzata foggiana che vuole tentare di riaffermare la sua potenza. Le indagini sono in corso e sono certo che daranno risposte in tempi accettabili”, ha detto ancora Rossi impegnato nelle indagini assieme al procuratore aggiunto Francesco Giannella, coordinatore del pool antimafia barese.

Qui c’è un’emergenza nazionale perché è una criminalità organizzata molto simile alla ‘Ndrangheta che da una parte ha la violenza della mafia rurale e dall’altra ha l’intelligenza della mafia degli affari”, ha detto Rossi ai microfoni di Studio Aperto in onda su Italia Uno ieri (2 febbraio). “È vero che si è sottovalutata, ma qualcosa è cambiato a partire dalla strage di San Marco in Lamis nel 2017 e molto di questo lo dobbiamo alle vedove delle vittime di quella strage che stanno continuando a fare molto per svegliare le coscienze”, ha sottolineato.

Le donne, secondo Rossi, sono nemiche della mafia foggiana: “Direi che sono le vere avversarie della criminalità organizzata perché sono state tra le prime  a reagire sono state loro”, ha detto. “C’è un caso anche abbastanza famoso di una mamma di 4 figli che ha deciso di collaborare per eliminare questo rapporto tra figli e padre, nel timore che alla fine finissero nelle tipiche faide”, ha ricordato. “Ci sono anche alcuni figli di boss che hanno studiato a Milano, in università di pregio, e questo è significativo purtroppo non tanto del segnale di voler rompere con la propria famiglia, al contrario, si vanno a formare in contesti sociali dove circola la ricchezza e i redditi sono più alti”.

Quanto ai rapporti tra sodalizi mafiosi pugliesi: “Le mafie pugliesi agiscono separate, non ci sono connessioni tra loro e non esiste una cupola”, ha spiegato il procuratore capo di Bari. “La criminalità foggiana è diventata più forte al Nord. Quella barese è più limitata, forse perché più contrastata negli anni con maggiore energia da parte dello Stato, quindi è in difficoltà, e poi perché è radicata solo in alcuni quartieri, a volte in qualche paese, ma ha difficoltà a espandersi al Nord”.

Le ultime inchieste della Dda barese hanno fatto emergere contatti con esponenti della ‘Ndrangheta: “Abbiamo qualche evidenza. Per la droga lavorano con gli albanesi e attraverso di loro hanno rapporti con la Colombia per la cocaina. Il rapporto forte è con gli albanesi”.

La Dda di Bari e la richiesta al ministero della Giustizia di coprire i vuoti di organico

Per poter rendere al meglio il proprio servizio, la Procura di Bari nei giorni scorsi ha richiesto al ministero della Giustizia e al Csm (Consiglio superiore della magistratura) di coprire i vuoti di organico. L’istanza porta la firma del procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, che con il pool di magistrati è impegnato nelle indagini sulle intimidazioni. La sede della Direzione distrettuale antimafia, competente per i reati commessi nel territorio della Provincia di Foggia, è presso la Procura di Bari.

La Procura distrettuale di Bari da tempo ha ritenuto centrale l’attività investigativa nei confronti della cosiddetta quarta mafia (attenzione confortata da riscontri giudiziari costituiti da centinaia di misure cautelari confermate e condanne relative). In tale ambito fin dal 9 novembre scorso questa Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha effettuato un sopralluogo presso la ex-Scuola di Polizia di Foggia, un grande edificio che sta per essere acquisito dall’Università, grazie a fondi che verranno concessi all’Ateneo dalla Regione Puglia”, ha precisato Rossi.

È stata verificata la disponibilità di alcune stanze adiacenti alla sede della Sezione Operativa della Dia di Foggia. La visita si è svolta alla presenza del prefetto di Foggia, Carmine Esposito, del questore di Foggia, Paolo Sirna, del vicepresidente della Regione, Raffaele Piemontese, del pro-rettore Giuseppe Carrieri, del capo centro della Dia di Bari, Roberto Di Mascio (da cui dipende la sezione operativa della Dia di Foggia). E tutti hanno convenuto sulla totale fattibilità dell’opera, sulla sua idoneità e in particolare il vicepresidente della Regione ha illustrato i contenuti dell’accordo Regione-Università, nella parte che consentirebbe di realizzare quanto descritto”, ha fatto sapere il procuratore capo di Bari.

Dell’iniziativa è stata informata ufficialmente la Conferenza Permanente per il funzionamento degli Uffici Giudiziari presso la Corte d’Appello di Bari, che ne ha preso atto nel corso della seduta del 15 dicembre 2021. L’iniziativa è finalizzata, tra l’altro, a consentire ai magistrati della Dda (che resteranno in organico alla Procura di Bari) di organizzare e coordinare le investigazioni con le forze di polizia del territorio foggiano delegate dalla Dda, evitando – il più possibile – alle stesse frequenti trasferte a Bari”, ha spiegato. “Ringraziamo tutte le istituzioni per il fattivo contributo alla liberazione del territorio foggiano dal condizionamento mafioso”. 

Fonte:https://www.iltaccoditalia.info/2022/02/07/foggia-guerra-allo-stato/

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