Finanzieri di nuovo in Comune: le dichiarazioni del pentito Antonio Iovine innescano le indagini sul Pip di San Benedetto aggiudicato a Raffaele Pezzella?

 

 

CASERTA – La recente notizia della sconfitta definitiva al Consiglio di Stato delle ragioni addotte dall’impresa di famiglia dell’imprenditore di Casal di Principe Raffaele Pezzella, nome di primo piano nell’ambito dei lavori pubblici della provincia di Caserta e non solo, diventa un’occasione giornalistica per collegare, in qualche modo, questa notizia, legata ad un appalto, conquistato in terra di Toscana (CLICCA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO DI IERI SERA) ad un’altra vicenda, anch’essa dai contorni poco chiari, riguardanti Raffaele Pezzella, stavolta nel teatro più familiare, per noi e per lui, della città capoluogo.

Se le ragioni per cui Pezzella costruisce una società intestando le quote alla moglie per il 99 per cento ed alla cognata per il restante 1 per cento, come è capitato per l’appalto in Toscana, in conseguenza della interdittiva antimafia incassata dalla sua azienda nella quale lavorava Aldo Barbato, padre di un esponente del clan dei Casalesi, a Caserta siamo di fronte ad una situazione diversa, visto e considerato che qui Pezzella si aggiudica con una sua impresa l’appalto per la costruzione dell’area Pip di San Benedetto. 

Una vicenda da noi seguita con grande attenzione a partire dall’anno 2009 ma che, al momento, al di là delle polemiche che c’erano state sulle assegnazioni ai vari imprenditori che ne avevano fatto richiesta, non aveva invaso l’area perimetrata dal delta tra ciò che appartiene alla materia di esercizio dell’azione penale in materia possibili reati di camorra e quello che appartiene all’esercizio di un’azione penale, non relativa a reati di camorra ma cosiddetti comuni. 

E’ del tutto evidente che, oggi, un’indagine sull’area Pip di San Benedetto può essere legata solo ed esclusivamente ad ipotesi di reato, corredate dall’aggravante camorristico. Ciò perchè al di fuori di queste possibili contestazioni, si andrebbe ad esaminare fatti troppo lontani nel tempo per sfuggire al certo destino della prescrizione che, come è noto, quando di mezzo ci sono le aggravanti camorristiche, dunque l’articolo 7 della legge 241/92, non è più un ostacolo all’accertamento della verità.

E allora, si capisce perchè la Dda, proprio in questi giorni, sta provando con grande fatica (perchè in quel cesso del Comune di Caserta molte carte non si trovano o le hanno fatte sparire) a recuperare documenti riguardanti la gara d’appalto del Pip, ma anche sulla evoluzione dei rapporti tra l’impresa vincitrice, cioè quella di Pezzella, e le imprese subappaltatarie.

I lettori attenti di questo giornale, sin dal maggio di due anni fa, sanno che Pezzella è stato citato, in più occasioni, dal collaboratore di giustizia di maggior rango del clan dei Casalesi, cioè da Antonio Iovine. 

Nello specifico, durante il famoso interrogatorio, il primo quale testimone in un processo di camorra quello riguardante l’ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale Enrico Fabozzi, il pentito Antonio Iovine affermò che Pezzella era socio di fatto del sindaco di Teverola, Biagio Lusini, in un contesto di lavori pubblici e privati che si sviluppavano sotto lo stretto controllo del clan dei Casalesi. 

Ciò significa che l’attivazione, a tanti anni di distanza da quell’appalto, dell’indagine sul Pip di San Benedetto, potrebbe anche essere frutto di ulteriori e più specifiche dichiarazioni, formulate da Antonio Iovine e che ora gli inquirenti stanno sottoponendo a riscontro. 

Perchè è giusto porsi la domanda sul motivo per cui proprio oggi, a distanza di tanto tempo, una questione, apparentemente morta e sepolta, come quella del Pip di San Benedetto, diventa oggetto di una indagine tanto approfondita e tanto motivata che si sta sviluppando attraverso il lavoro, delegato dalla Dda, della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Caserta.

GIANLUIGI GUARINO

11/07/2017

fonte:http://www.casertace.net/

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