Finalmente inizia il processo per la morte delle due povere ragazze romane travolte da una frana a Ventotene. Un evento luttuoso che ci ha sconvolto e che ha fatto sentire anche noi pieni di vergogna e oggettivamente responsabili per la dissenatezza collettiva che ha portato il territorio di questo nostro Paese e di questa nostra provincia a diventare territorio di morte. Un territorio devastato dalla mano dell’uomo, saccheggiato dalle mafie e dal malgoverno, abbrutito, dove si corre il rischio di morirre da un momento all’altro, com’è appunto capitato alle due povere ragazze romane andate su quell’isola per una gita scolastica. Niente è casuale, ogni accadimento è conseguenza di atti o di comportamenti umani. Disattenzione, incuria o quant’altro. Noi siamo certi della serietà e della preparazione della Dottoressa D’Elia che stimiamo tanto e siamo anche certi che ella avrà fatto accertare dai periti lo stato della parete dalla quale si è staccato il materiale che ha ucciso le due ragazzine, periti che sicuramente avranno accertato le cause del crollo. Siamo certi quindi che il giudice valuterà con obiettività tutti gli elementi acquisiti. Questo è un processo di un’importanza estrema che riguarda, oltre che la morte di due povere innocenti ed il dolore dei loro familiari ed amici tutti, anche un certo modo di usare il territorio: Ci stringiamo commossi intorno ai familiari tutti di Sara e Francesca e diciamo al giudice di fare giustizia. Chiediamo solo Giustizia! Se ci sono dei responsabili, che siano puniti severamente.

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