Fiera Milano, amministrazione giudiziaria per un ramo d’azienda dopo l’inchiesta su infiltrazioni mafiose e tangenti

Il Fatto Quotidiano, martedì 11 ottobre 2016

Fiera Milano, amministrazione giudiziaria per un ramo d’azienda dopo l’inchiesta su infiltrazioni mafiose e tangenti

Il commissario straordinario dovrà controfirmare tutti gli “atti di maggior rilevanza”. Lo scorso 6 luglio undici persone erano state arrestate a Milano con l’accusa di associazione a delinquere per favorire Cosa Nostra: a loro, secondo la Procura, era riconducibile il consorzio di cooperative Dominus a cui Nolostand, controllata di Fiera, aveva affidato appalti per quattro padiglioni di Expo 2015

di F. Q.

La sezione misure di Prevenzione del tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria del settore di Fiera Milano Sparelativo agli allestimenti di stand fieristici e legato a Nolostand, la controllata già commissariata lo scorso giugno nell’inchiesta della Dda milanese su presunte infiltrazioni mafiose in alcuni appalti. Il commissario straordinario già nominato per Nolostand dovrà controfirmare tutti gli atti di spesa di di valore superiore a 10mila euro e “realizzare quei modelli aziendali idonei a prevenire infiltrazioni di illegalità come quelle accertate soprattutto nel settore dell’approvigionamento”. I pm avevano chiesto il commissariamento dell’intera azienda, ma i giudici della sezione Misure di prevenzione presieduta da Fabio Roia hanno stabilito che il provvedimento sia limitato ai rapporti con il settore di attività esercitato da Nolostand per evitare che la misura “assuma un carattere sanzionatorio o repressivo in contrasto con la finalità tipica di prevenzione e di (ri)costituzione di una imprenditorialità sana”.

Il Tribunale “avrebbe potuto persino vagliare una estensione dell’amministrazione giudiziaria alla controllante Fiera Milano spa soltanto per i fatto di consentire alla controllata Nolostand di mettere a punto nuovi strumenti di vigilanza e prevenzione per perfezionare un sistema di controllo dei fornitori e degli appalti francamente deludente in punto di efficacia a meno di non ritenere che i vertici reali del comando gestionale siano sostanzialmente indifferenti a vicende come quelle che hanno interessato gli appalti concessi al consorzio Dominus e che, nel privato, la legalità aziendale costituisca soltanto una tematica di forma e non di sostanza”.

Attualmente, scrivono i giudici nel provvedimento, Fiera Milano spa non risulta, “a seguito della misura che ha colpito una società da lei controllata”, ossia Nolostand, “avere attivato adeguati ed efficaci strumenti di prevenzione per evitare contaminazioni illegali”. Né Nolostand, già commissariata nei mesi scorsi, né “tantomeno” Fiera Milano spa hanno eliminato “quei fattori che hanno consentito la patologia imprenditoriale, lo sconfinamento nell’attività colposamente agevolatrice” e la “infiltrazione illecita” di soggetti come Giuseppe Nastasi e Liborio Pace, “gestori di fatto delle vicende economiche del consorzio Dominus” e finiti in carcere per una serie di reati e con l’aggravante di aver favorito la mafia.

Lo scorso 6 luglio undici il presidente di Dominus Scarl Nastasi, il suo collaboratore Pace, l’ex presidente della Camera Penale nissena Danilo Tipo e altre 8 persone sono state arrestate a Milano (4 in carcere e 7 ai domiciliari) con l’accusa di associazione a delinquere per favorire Cosa Nostra: a loro, secondo la Procura, era riconducibile il consorzio di cooperative a cui erano stati affidati tra le altre cose appalti per quattro padiglioni di Expo 2015. Secondo i pm gli affari fatti attraverso Nolostand servivano anche per finanziare un clan a Pietraperzia (Enna). La Guardia di finanza aveva eseguito le misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, con al centro reati tributaririciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa.

In quell’occasione sono stati sequestrati preventivamente beni per 5 milioni di euro: durante le indagini erano stati trovati 400mila euro in contanti in un camion diretto dalla Lombardia in Sicilia. In tutto sono stati sequestrati contanti per 1,4 milioni di euro. L’indagine “è importante” in quanto questa volta “segnala” in Lombardia non “le infiltrazioni di ‘ndrangheta, ma di Cosa Nostra”, aveva sottolineato Boccassini, evidenziando come in particolare Nastasi avesse “legami con cosche importanti come gli esponenti della famiglia Accardo”. Nota per la sua “forte vicinanza” con la famiglia Messina Denaro” di Castelvetrano.

Corrado Peraboniamministratore delegato di Fiera Milano dal 2015, è citato nelle carte dell’inchiesta perché nel luglio dello stesso anno, dopo aver assunto l’incarico al posto del predecessore Enrico Pazzali, ha “ricevuto” Nastasi e Pace. Dopo l’incontro Nastasi in un’intercettazione ambientale si dice “contentissimo” perché “sicuramente ci proroga il contratto fino al 2022″. Nastasi e Pace commentano di “aver fatto bingo” nell’assicurarsi la prosecuzione dei rapporti del consorzio Dominus, che faceva capo allo stesso Nastasi, con Nolostand. Il consorzio Dominus ha ottenuto la maggior parte dei propri ricavi proprio dai lavori svolti per la controllata di Fiera.


 
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