Fase due a Napoli, l’allarme di Melillo: «Il pressing delle cosche sul comparto turistico»

Il Mattino, 30 APRILE 2020

Fase due a Napoli, l’allarme di Melillo: «Il pressing delle cosche sul comparto turistico»

di Leandro Del Gaudio

Blindare i finanziamenti del decreto di liquidità, tracciare i 400 miliardi di euro che dovranno entrare nel circuito economico nazionale per risollevare il Paese dalla crisi economica post Covid 19. Ma soprattutto, per dirla con le parole del procuratore di Napoli Gianni Melillo «tutelare i settori maggiormente a rischio infiltrazione mafia, come le imprese del settore alberghiero e turistico», che sono più esposte alle aggressioni dei capitali sporchi: «Penso alla vendita di immobili, di contratti di locazione, alla cessione di quote societarie». È solo uno dei punti emersi dalle audizioni tenute dinanzi alla commissione Finanze e Attività produttive della Camera da parte del procuratore di Napoli, del procuratore di Milano Francesco Greco e del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Ed è stato proprio il capo della Procura nazionale a sottolineare l’esigenza di tutelare in particolare il comparto turistico, settore tra i più colpiti e tra i più complessi da rimettere in piedi: «Il rischio dei prestiti a usura c’è, l’ho sottolineato tantissime volte, la criminalità mafiosa ha un patrimonio straordinario, capace di incamerare solo dal traffico degli stupefacenti 30 miliardi di euro l’anno. Il suo problema non è tanto la liquidità, ma il reinvestimento e la canalizzazione delle proprie ricchezze che offrono con forme persuasive più diverse raccogliendo il consenso degli imprenditori più in difficoltà. In questo momento le imprese più in difficoltà sono le più esposte. Certamente il settore turistico, così come quello della ristorazione, è un ambito preferito dalle mafie per investire i loro denari».

Tutti d’accordo sulla necessità di seguire il flusso di denaro, di renderlo tracciabile (attraverso una seria e capillare autocertificazione), di conoscere i destinatari e di avere sempre una rendicontazione di cosa è stato realizzato con i sostegni statali. Diverso però è l’approccio iniziale tra la posizione del procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho e quello dei due procuratori. In sintesi, i capi delle Procure di Milano e Napoli chiedono di «distrettualizzare» le indagini, di accentrare nelle Procure distrettuali ogni genere di informazione di reato che possa servire a colpire un eventuale abuso sui finanziamenti messi in campo. In questo senso, il procuratore Greco ricorda l’importanza di creare canali processuali immediati (sistema inaugurato proprio a Milano) per trattare gli accertamenti sull’enorme massa di denaro pubblico che verrà messa in circolazione: «Bisogna agire in modo tempestivo, evitando interventi di altri uffici e di altre autorità – ha spiegato Greco -, evitando superfetazioni di organismi di controllo che rischierebbero di rallentare i nostri interventi». Dello stesso avviso il procuratore partenopeo Melillo, che ipotizza la creazione di un «codice rosso», una sorta di corsia privilegiata, come «per i reati di violenza domestica e di genere, per le segnalazioni di operazioni sospette, per assegnare priorità assoluta alla trattazione sia delle indagini che dei processi relativi ai più gravi abusi collegati alla dispersione di queste risorse; e può farlo stabilendo scansioni temporali precise, sia per lo svolgimento delle indagini che per lo svolgimento dei giudizi». Notizie di reato ad appannaggio delle Procure distrettuali – è dunque la richiesta dei capi delle Procure di Milano e Napoli -, interventi rapidi a colpire sul nascere la gestione scorretta dei finanziamenti pubblici.

A questo punto la parola è tornata al procuratore nazionale antimafia, che ricorda il ruolo del suo ufficio, quello di «coordinamento e di impulso» rispetto alle attività delle Procure (sul modello tracciato da Giovanni Falcone), senza pretendere di condividere informazioni riservate, di quelle ancora coperte da segreto istruttorio (ad esclusivo appannaggio dei Procuratori), «ma solo dati e informazioni ostensibili», legati cioè a processi già discoverati, che potrebbero entrare «in una piattaforma conoscitiva comune», utile a modulare gli interventi dello Stato per evitare che si disperdano risorse pubbliche.

Altro punto su cui c’è stato confronto, ha riguardato l’attenzione da riservare ai prestiti sotto i 25mila euro. Per Greco, occorre concentrare lo sforzo delle Procure su i finanziamenti che superano la soglia dei 25mila euro, per evitare di disperdere l’attenzione investigativa in mille rivoli, anche alla luce degli altri strumenti che lo Stato può mettere in campo (specie sotto il profilo amministrativo) per colpire eventuali abusi; stesso approccio da parte del procuratore Melillo, per il quale «depenalizzare non significa sottrarre a una possibile sanzione». Diverso l’approccio del procuratore Cafiero De Raho: «Anche sotto soglia, parliamo di finanziamenti pubblici e non una briciola di questi soldi deve andare alle mafie. Tanti piccoli finanziamenti sono un mare di denaro pubblico e sappiamo tutti quanto le mafie si servano anche di piccole aziende per ultimare un processo di infiltrazione in interi settori economici».

 Altro punto su cui c’è stato confronto, ha riguardato l’attenzione da riservare ai prestiti sotto i 25mila euro. Per Greco, occorre concentrare lo sforzo delle Procure su i finanziamenti che superano la soglia dei 25mila euro, per evitare di disperdere l’attenzione investigativa in mille rivoli, anche alla luce degli altri strumenti che lo Stato può mettere in campo (specie sotto il profilo amministrativo) per colpire eventuali abusi; stesso approccio da parte del procuratore Melillo, per il quale «depenalizzare non significa sottrarre a una possibile sanzione». Diverso l’approccio del procuratore Cafiero De Raho: «Anche sotto soglia, parliamo di finanziamenti pubblici e non una briciola di questi soldi deve andare alle mafie. Tanti piccoli finanziamenti sono un mare di denaro pubblico e sappiamo tutti quanto le mafie si servano anche di piccole aziende per ultimare un processo di infiltrazione in interi settori economici».

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