Falsi invalidi e arresti in Campania pentito svela il trucco e il tariffario

Il Mattino, Mercoledì 14 Settembre 2016

Falsi invalidi e arresti in Campania pentito svela il trucco e il tariffario

di Mariano Fellico

GIUGLIANO. L’inchiesta che ha portato all’arresto di 34 persone e all’iscrizione sul registro degli indagati di 53 persone per truffa all’Inps per «non essere affetti dalle gravi patologie certificate» con l’aggravante dell’articolo 7 della Legge Antimafia, ossia di aver commesso il reato al fine di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa. Gli indagati non erano mai stati sottoposti ad alcuna visita medica propedeutica al riconoscimento dei benefici economici da parte delle competenti commissioni mediche ma, tuttavia, avevano ottenuto l’indennità. L’indagine della procura Antimafia si allarga.

Ora, nel mirino della magistratura, ci sarebbero, dopo i dipendenti del Comune, i medici e i dipendenti delle Asl. Durante tutta l’attività di indagine sono stati controllati tutti i decreti emessi dalle commissioni, verificata l’autenticità delle firme e dei timbri. Un lavoro, quello dei finanzieri del Gico di Napoli, che non ha tralasciato nulla al caso. «Io personalmente ho partecipato all’istruzione di 100 pratiche di falsa invalidità, ma a Giugliano ne sono state istruite circa 250 – ha raccontato il pentito del clan Mallardo, Giuliano Pirozzi – i dipendenti del Comune percepivano 2500 euro a pratica».

Il dipendente corrotto delle Poste, invece, su ogni pratica incassava dai duemila ai tremila euro. «Meglio subire il danno della sospensione del contributo piuttosto che farsi scoprire ha spiegato ai magistrati Pirozzi quando nel 2010, con la legge Brunetta, tutti gli invalidi venivano sottoposti a visita di controllo – noi ci sostituivamo del tutto agli uffici pubblici di competenza presso l’Asl e la commissione medica. Non veniva presentata alcuna domanda all’Asl di competenza perché, per conto del clan Mallardo, preparavamo direttamente i decreti ex novo e completamente falsi con tanto di timbri e firme mediche. La maggior parte di questi decreti giungevano al Comune come se fossero stati approvati dalla commissione di verifica. I decreti camminavano di pari passo con le pratiche di invalidità genuine per non destare sospetti. Se le pratiche genuine erano riferite ad un certo periodo, anche quelle false erano riferite allo stesso periodo».

Sono già pronte, intanto, le richieste di scarcerazione dagli avvocati degli arrestati. I legali degli indagati (collegio difensivo composto tra gli altri dagli avvocati Matteo Casertano, Giovanni Lo Russo, Luigi Poziello, Michele Giametta) sono pronti a contestare l’aggravante dell’articolo 7 della Legge Antimafia. E in alcuni casi, i loro assistiti, non hanno mai percepito la pensione di invalidità e sarebbero a, detta degli avvocati, di conseguenza «vittime di una truffa e accusati sulla base di parentele a personaggi legati o vicini al clan».

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