Facciamo rete e costituiamo un fronte dell’antimafia reale e non di regime. Un appello ai Salvatore Borsellino, ad Adriana Musella, a Christian Abbondanza, a Don Aniello Manganiello, Antonio Turri ed a tutti coloro che non sono asserviti a burocrazie politiche, sindacati e così via.

Una rete.
Una rete non per schierarsi “contro” tizio o caio, per discriminare questo o quello, per dire “noi siamo i più bravi”, ma per CRESCERE e FAR CRESCERE un’antimafia VERA, diversa, reale, effettiva, basata più sulla DENUNCIA che non sulle COMMEMORAZIONI, sul RICORDO, sulla MEMORIA, sul PASSATO.
Un’antimafia che guardi al presente ed al futuro, pur non dimenticando il passato ma non sdraiata semplicemente su questo.
Un’antimafia “del giorno prima” e non più del “giorno dopo”.
La situazione è grave, gravissima.
Il tessuto economico, politico, sociale del nostro Paese è inquinato, corrotto in gran parte.
Le istituzioni non funzionano e, quando qualcuna di essa funziona, lo si deve per lo più alla sensibilità ed all’onestà del singolo.
Quando ti si presenta il Testimone di Giustizia- che in altre nazioni, come giustamente ci ha ricordato il Procuratore della DDA di Campobasso D’Alterio, viene definito un SERVITORE DELLO STATO, mentre in Italia viene trattato come un appestato, un lebbroso da scansare – e ti dice che qualcuno gli ha detto: ” ma chi c… te lo ha fatto fare a parlare”; quando ti accorgi in alcuni ambienti politici ed istituzionali che ti guardano con un’aria infastidita ed ostile solo perché HAI DENUNCIATO mafiosi e loro compari, anzicché stenderti i tappeti rossi come si
dovrebbe in uno Stato di diritto; quando vedi lungaggini, tortuosità, ostacoli di ogni genere che impediscono oggettivamente un’efficace azione di contrasto verso le mafie; quando ti accorgi che, presentando una denuncia, talvolta, anzicché indagare sul soggetto che denunci, corri il rischio che si indaghi su di te; , beh, la domanda se tutto funzioni in questo Paese come dovrebbe è d’obbligo.
Ecco perché noi sosteniamo con rabbia che un’antimafia retorica, soft, delle chiacchiere, delle commemorazioni, delle marce, delle biciclettate e delle pizzate, dei mari e dei cieli, non serve a niente.
Qua stiamo portando le mafie al governo e siamo tutti responsabili.
A questo punto ci rivolgiamo a coloro che come noi fanno antimafia della DENUNCIA e non della retorica -ai Salvatore Borsellino di Agende Rosse, a Christian Abbondanza della Casa della Legalità, ad Adriana Musella di Riferimenti, ai Don Aniello Manganiello, agli Antonio Turri ed a tutti gli altri che, come noi della Caponnetto, non prendono un euro dallo Stato, dalle banche, dai partiti, dai sindacati -per porre, insieme, dei punti fermi.
Primo: non si può fare antimafia vera se si è legati a burocrazie politiche che sono le responsabili dello sfascio che sta portando il Paese al baratro.
Secondo: non si può fare antimafia vera se non si passa alla fase della DENUNCIA, nomi e cognomi, dei veri mafiosi annidati soprattutto nella politica e nelle istituzioni.
Terzo: non si può fare antimafia vera se questa diventa uno strumento di successo personale o politico.
Quarto: non si può fare antimafia vera se ci si comporta da… “professionisti dell’antimafia”, da mestieranti o da prezzolati.
Se siamo d’accordo su questi punti, vediamoci e facciamo rete.
Prima che sia tutto compromesso.

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