Expo, tolta l’inchiesta ai pm:«Sbagliano ad archiviare».Interviene la Procura Generale

Il Corriere della Sera, Venerdì 11 novembre 2016

Expo, tolta l’inchiesta ai pm:«Sbagliano ad archiviare»
Appalto sulla Piastra, subentra la Procura generale: fatti gravi da approfondire. Sull’appalto di 272 milioni vinto nel 2012 da «Mantovani spa», con un ribasso del 42%, è stata avviata un’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta

di Luigi Ferrarella

Dalla nomina dei commissari nella fase pre-gara sino all’esecuzione del contratto: attraversano tutta la filiera dell’appalto per la Piastra di Expo 2015 (272 milioni di base d’asta) le questioni che, a detta della Procura generale della Repubblica, stonano — perché non approfondite o non considerate dai pm — nella richiesta di archiviazione che la Procura della Repubblica nel febbraio scorso aveva chiesto al gip Andrea Ghinetti per i 5 soli indagati di turbativa d’asta, e cioè Piergiorgio Baita (presidente della società Mantovani, arrestato a Venezia per il Mose), due ex manager Expo già arrestati per altre vicende, Angelo Paris e Antonio Acerbo, e gli imprenditori della società Socostramo (vicina al parlamentare Altero Matteoli) Erasmo e Ottaviano Cinque. Ieri, infatti, alla vigilia dell’udienza nella quale il gip Andrea Ghinetti avrebbe dovuto esprimersi sulla richiesta di archiviazione, la Procura generale guidata da Roberto Alfonso ha disposto l’avocazione del fascicolo, togliendolo alla Procura della Repubblica e sostituendosi stamattina (con il sostituto pg Felice Isnardi) ai tre pm Filippini-Pelicano-Polizzi per chiedere la revoca della loro richiesta di archiviazione.

Il primo punto all’attenzione della Procura generale è la retrodatazione che consentì nel maggio 2012 di cambiare in corsa uno dei commissari di gara (sul quale erano emersi profili di possibile incompatibilità) senza rifare tutta la procedura che, secondo i manager di Expo, avrebbe rischiato di far saltare il cronoprogramma.

Poi c’è la questione che i pm hanno sì esaminato, ma per il pg non traendone adeguate conclusioni: e cioè il modo con il quale l’azienda Mantovani per 149 milioni si aggiudicò la gara con un improponibile ribasso del 42% rispetto alla base d’asta di 272 milioni, spiazzando il mondo formigoniano che puntava su altri candidati su una piazza milanese nella quale secondo Baita (protagonista anche del libro appena pubblicato per Einaudi dalla giornalista Serena Uccello,

«Corruzione — Un testimone racconta il sistema del malaffare») c’era appunto «un sistema spartitorio degli appalti».

Altri capitoli rimasti in chiaroscuro sono quello delle ragioni per non svolgere la verifica di congruità sul maxi-ribasso del 42% della Mantovani («Sala mi rispose che non avevamo tempo per verificare se l’offerta fosse anomala o meno», ha sostenuto ai pm nel giugno 2014 l’ex manager di Ilspa, Antonio Rognoni, arrestato per altre vicende); quello della possibile collusione tra la Mantovani e un concorrente battuto, per una pax conveniente a entrambi da trovare su altri tavoli; e quello delle varianti di progetto che la Mantovani (usando come arma di ricatto a Expo la minaccia di non completare i lavori entro il fatidico primo maggio 2015) si fece riconoscere da Expo per recuperare profitti altrimenti impossibili sulla base del ribasso praticato.

Notevoli perplessità la Procura generale esprime poi su un’altra questione presa in considerazione ma poi abbandonata dai pm, e cioè l’improprio affidamento diretto alla Mantovani della fornitura di 6.000 alberi per un importo di 4,3 milioni di euro a fronte di un costo per l’impresa di 1,6 milioni.

Venerdì la parola passa al gip. Che però è presumibile, dopo il colpo di scena dell’avocazione, possa essere solo interlocutoria e consistere nel dare al pg nuovi termini per un supplemento di indagini.

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