Estorsioni, usura, droga. Camorra e ‘ndrangheta operavano insieme. 23 arrestati, fra i quali soggetti pontini

L’obiettivo era il mercato degli appalti pubblici. Per questo un imprenditore del sud pontino – che in questa vicenda risulta come vittima – era il punto di riferimento per il clan camorristico Longobardi-Beneduce operativo nell’area di Pozzuoli e con ramificazioni che dal sud della provincia di Latina erano arrivate fino al capoluogo, a Cisterna e sul litorale della provincia di Roma. Con una “saldatura” tra camorra e ‘ndrangheta per quanto riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti. Così usura ed estorsioni riguardavano la zona di Minturno e Formia, la droga l’area di Latina e quella di Nettuno. E’ quanto emerso nell’operazione “Coast to coast” portata a termine ieri, dopo cinque anni di indagini, dal personale della Questura di Latina. Hanno operato uomini della squadra mobile del capoluogo e del commissariato di Formia, oltre ai colleghi di Roma e Napoli. Tutto è nato dagli accertamenti su un personaggio considerato il tramite fra il clan Longobardi-Beneduce e il territorio al confine con il Garigliano. L’uomo, titolare di un’impresa edile, “avvicinato” da esponenti della camorra flegrea, aveva cominciato a pagare il pizzo. Considerato vicino ai “Casalesi” e in passato finito anche in carcere, era stato mollato dal clan e aveva subito diverse intimidazioni con mezzi bruciati e anche minacce di morte, oltre a irruzioni notturne presso la sua abitazione. Un altro imprenditore, poi, era finito nella morsa dell’usura e dietro alla vicenda c’era sempre il clan campano. Che intendeva penetrare nel sud pontino per il procacciamento d’affari, l’individuazione di imprenditori da vessare e appunto l’acquisizione di appalti. Il tutto operando con intimidazioni di ogni genere. Vessato a più riprese, anche con mezzi bruciati, un imprenditore del bresciano che si occupa di movimento terra e alla fine ha anche collaborato con gli investigatori. Gli accertamenti, avviati nel 2005 dal personale del commissariato di Formia diretto all’epoca dal vice questore Nicolino Pepe, sono proseguiti in questi anni su delega della direzione antimafia di Napoli, seguiti dai vice questori Cristiano Tatarelli – a Formia e poi alla “mobile” – e Paolo Di Francia. Parallelamente all’indagine su estorsioni e usura è emerso il discorso legato alla droga e il collegamento con il clan Gallace della ‘ndrangheta operativo nella zona di Nettuno ma che gestiva buona parte del traffico su Latina. Ieri mattina l’esecuzione di 23 ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a estorsione, usura e traffico di droga. Arrestati a Cisterna Adolfo De Pascali, 55 anni e Fabio Benedetti, 35, ad Aprilia Elisabetta Zanrossi di 46 anni, mentre a Nettuno Fabio Ludovisi di 48 anni e Roberto Triggiani di 47 che si occupavano della cocaina. Altri 18 arresti eseguiti nel napoletano, tra cui quello di Gennaro Cavaliere, 39 anni, ritenuto a capo del gruppo. «L’operazione è frutto di un’indagine di spessore – ha commentato Nicolò D’Angelo, questore di Latina – che ha consentito di smantellare un’organizzazione di assoluta importanza».
Giovanni di Giaccio

(Tratto da Il Messaggero)

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