Estorsioni mafiose e narcotraffico: 28 a processo

Il Caffè, n. 525 dal 20 al 26 febbraio 2020

POMEZIA

Estorsioni mafiose e narcotraffico: 28 a processo

L’inchiesta che ha portato all’arresto di diversi membri della famiglia Fragalà (e non solo) ora passa in tribunale

di Clemente Pistilli

Giudizio immediato per il clan Fragalà. Dopo gli arresti compiuti nel maggio scorso dai carabinieri del Ros, l’Antimafia di Roma ha chiesto e ottenuto dal gip Corrado Cappiello un processo per 28 imputati, accusati di aver seminato il terrore sul litorale, tra Roma, Ardea e Pomezia, mettendo in piedi un’associazione per delinquere di stampo mafioso, gestendo il narcotraffico e le estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori. Un gruppo che avrebbe cercato anche di piegare ai propri interessi l’amministrazione comunale pometina, che avrebbe messo a punto persino un rituale di affiliazione basato sul giuramento con il sangue, un fazzoletto di seta annodato e l’immagine di San Michele Arcangelo, e che avrebbe mantenuto stretti rapporti con la camorra casalese, la mafia siciliana dei catanesi Santapaola e Capello, e i Fasciani di Ostia. Tutto gestito da un triumvirato composto dal 61enne Alessandro Fragalà, il nipote 41enne Salvatore Fragalà, e Santo D’Agata, di 61 anni. Insieme a loro a giudizio sono poi finiti Ignazio, Mariangela, Astrid e Simone Fragalà, l’albanese Blerim Sulejmani, Vincenzo D’Angelo, Mariano Cervellione, Giorgio Ermini, Francesco D’Agati, Angelo Arena, Stefano Barbis, Stefano De Angelis, Francesco Loria, Daniele Sozzi, Pasquale Lombardi, Marco Del Fiume, Emiddio Coppola, Luciano Marianera, Manolo Mazzoni, Sergio Palma, Karim Pascal Reguig, Michele Chiaffarata, Renato Islami, Tito Ferranti e l’albanese Enrik Memaj.

 

 

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