Ennesimo scandalo in Italia. Coinvolto anche un parlamentare del PDL

Riciclaggio, chiesto l’arresto di Scaglia e del senatore Pdl Di Girolamo.

Il fondatore di Fastweb è all’estero. Indagato anche l’ad Parisi. Mani della ‘Ndrangheta sul voto estero. Giro da 2 miliardi.

ROMA (23 febbraio) – Un maxi giro di riciclaggio di denaro sporco da due miliardi di euro è stato scoperto dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza: 56 le ordinanze di custodia cautelare (52 in carcere e 4 ai domiciliari) emesse dal gip di Roma Aldo Morgigni, su richiesta della procura distrettuale antimafia.

Tra i nomi eccellenti finiti sotto accusa ci sono quelli di Silvio Scaglia, fondatore ed ex numero uno di Fastweb, Stefano Parisi, l’attuale amministratore delegato della società e quello del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, al quale è contestata la violazione della normativa elettorale con l’aggravante mafiosa. Parisi è accusato di associazione per delinquere e dichiarazione infedele mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Assieme a lui indagati anche direttore della divisione finanza e controllo di Fastweb Calcagno e un membro del cda, Rossetti.

Scaglia è all’estero ma fa sapere: pronto a farmi interrogare. Scaglia si trova al momento all’estero per lavoro. Ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. L’imprenditore, ricercato per riciclaggio, riafferma comunque – in una nota – la sua estraneità a qualunque reato. Il gip ha emesso un mandato di arresto anche per altri ex dirigenti di Fasteweb in carica tra il 2003 e il 2006. Nel mirino della procura romana c’è una frode Iva da 400 milioni di euro.

Tra gli indagati anche il presidente, l’amministratore delegato e alti funzionari della Telecom Italia Sparkle (società controllata al 100% da Telecom) in carica dal 2003 al 2006. Indagate anche le società Telecom Italia Sparkle e Fastweb, nelle persone dei legali rappresentanti pro tempore, in base al decreto legislativo 231/01, nel quale è definita la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da fatto illecito altrui. L’accusa è di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata.

Coinvolti funzionari società telecomunicazioni. Ai colletti bianchi indagati si contesta di non avere adottato le necessarie cautele per evitare che le società fittizie lucrassero crediti d’imposta per operazioni inesistenti relativi all’acquisto di servizi telefonici per grossi importi. Il giro di soldi è di circa 2 miliardi di euro. L’Iva lucrata veniva incassata su conti esteri e poi i soldi venivano reinvestiti in beni come appartamenti, gioielli e automobili.

Danno allo Stato di oltre 365 milioni. In particolare il riciclaggio ha provocato un danno allo Stato italiano di oltre 365 milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell’Iva attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per più di un miliardo e 800 milioni di euro da parte di «primarie società di telecomunicazioni». Le operazioni commerciali fittizie hanno riguardato la commercializzazione di schede prepagate che, tramite un codice, avrebbero dovuto consentire l’accesso a un sito internet di contenuti tutelati dal diritto di autore e in realtà inesistenti. La seconda operazione fittizia riguardava la commercializzazione di servizi (del tipo “contenuti per adulti”), da realizzare attraverso traffico telematico rivelatosi, anche in questo caso, inesistente.

Arresto per senatore Di Girolamo. L’ordinanza di custodia nei confronti del senatore Di Girolamo è stata emessa per violazione della legge elettorale «con l’aggravante mafiosa», ha detto il procuratore della Dda di Roma Giancarlo Capaldo in una conferenza stampa a piazzale Clodio, tenuta insieme al procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso. Il gip ha chiesto l’autorizzazione all’arresto alla giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato della Repubblica.

Violazione della legge elettorale «con l’aggravante mafiosa» sono i reati contestati all’indagato. Già nel giugno del 2008 erano stati chiesti gli arresti domiciliari per il senatore Pdl appunto su presunte irregolarità nel voto all’estero. Il politico è stato infatti eletto nella circoscrizione Europa. Anche questa richiesta di autorizzazione a procedere è ancora pendente e deve essere esaminata dal Parlamento

Mani della ‘Ndrangheta su schede bianche. È emerso dalle indagini che in occasione delle elezioni politiche dell’aprile 2008, nel corso della campagna elettorale si sono svolte a Isola Capo Rizzuto alcune riunioni con esponenti della ‘ndrangheta per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Agli incontri oltre a Di Girolamo partecipava anche Gennaro Mokbel legato in passato ad ambienti della destra eversiva, e esponenti della cosca Arena tra cui il reggente Fabrizio Arena, e Franco Pugliese, già sottoposto alla sorveglianza speciale.

Arrestato anche maggiore Guardia di Finanza. C’è anche un maggiore della Guardia di Finanza, Luca Berriola in servizio presso il comando di tutela della finanza pubblica, tra i destinatari dei mandati di arresto. Berriola avrebbe contattato l’imprenditore campano Vito Tommasino, titolare della “Axe techonology” (attiva a Roma nel settore degli impianti) per agevolare il rientro dall’estero di un milione e mezzo di euro dell’organizzazione criminale transnazionale sgominata oggi. In pratica le società di Tommasino avrebbero dovuto emettere false fatture per far rientrare i capitali “sporchi”. L’imprenditore e il finanziere avrebbero dovuto guadagnare un compenso pari al 2,5% del capitale recuperato.

– Al centro dell’inchiesta Broker c’è Gennaro Mokbel, imprenditore romano con un passato e amicizie nella destra eversiva e contatti anche con Antonio D’Inzillo, il killer della banda della Magliana – del quale si sono perse le tracce in Africa – condannato all’ergastolo per l’omicidio di Renato De Pedis. Anche la moglie di Mokbel, Giorgia Ricci, avrebbe un ruolo apicale nell’organizzazione di riciclaggio.

Dalle indagini sarebbe emerso – si è appreso durante la conferenza stampa a Piazzale Clodio – «il tentativo funzionale agli interessi del sodalizio, di inserirsi nella vita politica del Paese». Mokbel ci aveva provato dopo aver assunto l’incarico di segretario regionale del Lazio del movimento “Alleanza Federalista”.

A seguito di contrasti con il resto del gruppo dirigente, Mokbel si faceva promotore di una nuova piattaforma politica denominata “Partito federalista”, con sedi in diversi municipi del Comune di Roma. Nelle operazioni di riciclaggio, Mokbel si sarebbe servito di una esperta inglese, già coinvolta in indagini finanziarie nel suo Paese di origine, e di un consulente russo-americano, esponente di un istituto di credito centroasiatico.

(Tratto da Aprile Online)

Archivi