ELVIO DI CESARE INTERVISTATO DA PATRIZIA MENANNO.

ADRSegretario Di Cesare, da anni lei si occupa da antimafia. Come nasce questo suo interesse e la dedizione per l’attività che ne è scaturita?

R.. Sono stato sin da ragazzo animato da profondi valori di giustizia sociale, solidarietà fra le classi sociali, democrazia e legalità. Valori acquisiti da due grandi scuole alle quali mi sono formato da giovane –quella comunista prima e quella cristiana– e, soprattutto, attraverso le esperienze vissute durante una lunghissima militanza politica –caratterizzata anche da impegni di natura amministrativa abbastanza gravosi – che mi ha messo a contatto con realtà le più varie ed a vari livelli. E proprio durante queste esperienze mi sono reso conto dell’estremo livello di degrado nel quale il Paese è caduto a causa in particolare della corruzione che dilaga nelle classi dirigenti

ADR – Come è cambiata la sua vita e come gestisce i suoi affetti da allora? Ha subito mai intimidazioni, avvertimenti o minacce?

R. Profondamente perché è inevitabile che un impegno antimafia così come noi della Caponnetto viviamo, – basato più sull’indagine e sulla denuncia che non sulla ricostruzione storica e sulla memoria- – porti ad un clima di tensioni e di timori che colpisce anche la propria famiglia.. Situazione del genere impongono delle scelte anche dolorose che ti costringono ad adottare delle cautele, , per non coinvolgerla in eventuali ritorsioni, tipo quella di separare il domicilio rispetto a quello della tua famiglia ed a vivere, conseguentemente, una vita di quasi solitudine.

Non ho mai subito minacce dirette, ma indirette sì, ma ciò era nel conto e queste non mi hanno affatto turbato e non mi turbano

ADR – La scelta del nome per l’Associazione è caduta su “Antonino Caponnetto”. Ci racconti come si è pervenuta ad essa.

R. Ho conosciuto personalmente Nino Caponnetto durante la mia militanza nella RETE ed ho avuto modo di parlare più volte con lui sui grandi temi del Paese e sulla necessità di un impegno forte nella lotta alla corruzione ed alle illegalità in un Paese, qual’è il nostro, che ha fatto carta straccia della Costituzione repubblicana e nel quale le classi subalterne subiscono la violenza di un sistema bifronte che, mentre da una parte proclama la difesa dei diritti e dei doveri degli strati sociali deboli, dall’altra li calpesta quotidianamente.

ADR – Per cosa si distingue la sua associazione dalle altre che sono proliferate negli ultimi anni e che si configurano anch’esse come associazioni antimafia?

R. La nostra è un’Associazione “dei fatti” e non delle parole, dell’indagine e della denuncia, nomi e cognomi, delle collusioni fra mafia-politica ed istituzioni.

Quando si parla di mafie bisogna sempre parlare di politica e del Potere che è sempre connaturato con esse.

Questo ci ha indotto a rifiutare sempre con forza qualunque connubio, pur senza fare generalizzazioni estreme, con la politica, con “questa” politica, sia essa di destra, come di sinistra e di centro.

Possiamo tranquillamente dire –perché sono i fatti che corroborano questo nostro assunto – che noi siamo l’antimafia del “giorno prima” e non del “giorno dopo” in quanto cerchiamo sempre di prevenire i fatti, individuandoli e denunciandoli prima che essi avvengano ed abbiano il loro corso.

Purtroppo siamo costretti a rilevare che non siamo in molti in Italia a fare così e questo è anche uno dei motivi per i quali le mafie hanno avuto la possibilità di occupare questo infelice Paese non solo militarmente, ma anche economicamente e politicamente.

ADR – Come agisce? Quali e quanti risultati ha ottenuto?

R. Agiamo in un rapporto di collaborazione con gli organismi investigativi e giudiziari competenti ai quali partecipiamo di volta in volta il risultato delle nostre ricerche e possiamo essere orgogliosi del fatto che non raramente le nostre analisi sono alla base di importanti operazioni fatte dalle da quegli organismi.

ADR- L’ultima iniziativa è quella della proposta di un Osservatorio da insediare in ciascun Comune d’Italia, composto da forze dell’ordine, che vigili in maniera seria e accurata sull’iter degli appalti e la trasparenza. Un osservatorio che è costato oltre due anni di studio e lavoro alla Caponnetto. Crede che i Comuni risponderanno in maniera corposa all’appello?

R. Lo speriamo, ma abbiamo forti dubbi appunto per le ragioni esposte sopra. C’è una parte della politica che è corrotta e collusa con le mafie. La parte sana di essa spesso è distratta, impreparata ed, quindi, inconsapevole della gravità e della pericolosità del fenomeno mafioso.

Ma anche questo lo avevamo nel conto.

ADR – La mafia, la camorra nell’800 erano atteggiamenti interiori ed esteriori per i quali si credeva di poter affidare unicamente alla propria forza, a quella della propria famiglia, dei parenti e degli amici, la protezione della propria persona e delle proprie sostanze. La vendetta personale valeva più della pena pubblica. Uno Stato nello Stato con un proprio diritto ed un rigido codice dell’onore che imponeva imposte, infliggeva ammende, eseguiva sentenze di morte. Cosa resta oggi nella struttura istituzionale di mafia, camorra, ‘ndrangheta, di tale motivazioni?

R. Possiamo dire che le mafie hanno avuto nei decenni una profonda mutazione. Da antiStato o da Stato parallelo quali esse erano o ci venivano rappresentate, oggi spesso si identificano con lo Stato stesso.

Una sorta di sovrapposizione che li fa apparire un unicum.

Le vicenda giudiziarie a Palermo di queste settimane e che riguardano la cosiddetta trattativa Stato-mafia ne rappresentano una prova.

ADR – Negli ultimi 3 Convegni organizzati dall’Associazione Caponnetto da settembre (Formia, Cassino e Frosinone), lei ha tuonato in maniera pessimistica e allarmante contro il “sistema”, definendolo “irriformabile”. E’ davvero convinto che non sia più possibile uscire dal circolo vizioso della mafia, del clientelismo, del mercimonio dei voti elettorali e dei favori che generano solo corruzione in tutte le sfere dello Stato? Crede davvero che non sia possibile una ri-partenza, anche per settori, dell’Italia e un processo di bonifica che possa giungere a pervadere, con un procedimento inverso, di nuovo tutte le amministrazioni, i settori dell’imprenditoria e del commercio e le istituzioni?

R. Se avessi perso la speranza di un cambiamento, avrei abbandonato questo Paese.

Anche se non più giovane. Io ce l’ho messa tutta, nel mio piccolo, e ho fallito in parte anche perché mi sono visto costretto a combattere sempre in piena solitudine, abbandonato anche da amici strettissimi che dicevano di condividere gli stessi valori e gli stessi obiettivi.

E’ l’esperienza che mi induce a definire il sistema “irriformabile”.

Spero, però, ancora che la parte sana del Paese e le giovani generazioni abbiano, prima o poi, un sussulto di orgoglio ed alla fine si uniscano per dare una spallata al sistema.

Il Paese ha ancora delle risorse morali ed intellettuali eccezionali in grado di fare piazza pulita delle classi dirigenti corrotte e mafiose.

Dobbiamo impegnarci sempre di più per sconfiggere il torpore della gente perbene e dei giovani.

E questo si può ottenere dando l’esempio non con le parole ma con un impegno “sul campo”, esponendoci anche a sacrifici e rischi di ogni genere.

Ci sono anche coloro che hanno pagato con la propria vita questa esposizione e non di certo essi vanno definiti, come comunemente si fa, ”eroi” perché si tratta di persone che hanno fatto semplicemente il loro dovere.

Sono gli altri che non sono persone “normali”.

ADR- La crisi dei “partiti”, la distanza sempre più evidente tra gente del popolo e popolo delle istituzioni, la crisi economico-finanziaria, tutti fenomeni collegati al dilagare del “sistema mafioso”, impongono riflessioni ponderate e attente e soprattutto obbligano a far spazio ad un rinnovamento interiore ed esteriore che sia etico e morale al contempo. Come si può collocare in tale prospettiva, a suo parere, e incidere radicalmente, la lotta alle c. d. mafie?

R. Con un rinnovamento al contempo etico e morale, sì, ma non disgiunto da un impegno di tutte le persone perbene “sul campo. ”. Il Paese ha bisogno di una “scossa”, di esempi forti da parte di persone disposte anche al sacrificio personale, di “fatti” e non solo di “parole”.

Il nostro, purtroppo, è un Paese in agonia, incapace ormai anche di indignarsi.

E ciò è determinato dalla profonda sfiducia dei cittadini sensibili ed informati nei confronti delle istituzioni.

E’ necessario uno sforzo intellettuale per far comprendere a tutti che queste sono sempre lo specchio del Paese.

Un Paese in agonia produce istituzioni perverse e corrotte. –

ADR – Le ultime affermazioni dell’ex senatore Lino DIANA “sono tutti ladri ed è una pratica diffusa barare sui rimborsi e utilizzare le cene per barattare i favori con il voto” e quelle dell’On. le Antonello IANNARILLI “non si salva nessuno, rubano tutti”, ricordate dal dr. Arturo Gnesi, membro attivo e fattivo dall’Associazione Caponnetto, tolgono anche quel rimasuglio di speranza che la brava gente ripone nei magistrati e nelle forze dell’ordine che quotidianamente lavorano per indagare, scavare, trovare e arrestare i criminali. Ogni arresto di capoclan e di intere bande, con operazioni durate anche anni, appare una goccia nell’oceano e genera un senso d’impotenza per la percezione della vastità e del radicamento del fenomeno mafioso. Per questo motivo, lei incita tutti a non essere “omertosi” perché l’omertà è correità. Chi sa e non denuncia è colpevole tanto quanto il mafioso. Ma l’omertà è ancora un fenomeno diffuso: la gente ha paura, le conseguenze di una delazione possono essere pesanti per il delatore e per tutta la sua famiglia, la protezione dello Stato nei confronti dei delatori non può essere totale e non è permanente nel tempo. Il contrasto all’omertà è una sfida che l’associazione Caponnetto lancia provocatoriamente: quali potrebbero essere gli stimoli da fornire, oltre al senso di dovere e a un ritrovato senso della giustizia e della moralità, per incentivare la “denuncia”?

R. E’ vero. La gente è vile ed ha paura. La maggior parte, ma c’è anche chi ha coraggio e collabora. Come pure non tutte le istituzioni sono corrotte e marce. C’è ancora una parte di queste che crede nella giustizia e nella legalità. Bisogna saper distinguere, individuandone la parte ancora sana ed aiutandola a fare una barriera contro il malcostume e le mafie.

Nella storia sono sempre le minoranze a determinare le rivoluzioni.

Molto dipende da noi e dalla nostra capacità di suscitare emozioni sane, con l’esempio, con spirito di sacrificio e dedizione al bene della collettività, unendo le parti sane, istituzioni e cittadini perbene, stimolando ognuno ad applicare e far applicare le leggi.

Magistratura e forze dell’ordine sono lo specchio del Paese, come le altre istituzioni.

C’è il Magistrato corrotto intellettualmente, come il poliziotto, il carabiniere e così via.

Ma ci sono anche –e nella Magistrature e nelle forze dell’ordine rappresentano ancora, grazie a Dio, la maggioranza – le persone oneste.

Bisogna far fronte con queste e combattere tutti insieme.

ADR – Lei sostiene che chi assume un atteggiamento “negazionista” nei confronti della mafia o è un imbecille o un colluso. Tertium non datur. E’ davvero convinto di questo? Chi nega la presenza della mafia può invece essere in buona fede?

R. Ormai tutti sanno, perché c’è un sistema informativo nelle mani dei mafiosi, ma ci sono anche giornali e tv che informano compiutamente e correttamente.

E, poi, c’è Internet, uno strumento formidabile e senza censure. Tutti sanno, quindi, se vogliono ovviamente sapere.

Ribadisco, quindi, quello che ho sempre pensato e detto.

Chi nega l’esistenza delle mafie o è un imbecille o un colluso.

ADR – Nell’epoca della globalizzazione, un’associazione a carattere nazionale ha ancora senso nel contrasto alle illegalità e nella considerazione che la mafia è ormai un fenomeno transnazionale?

R. E’ vero: Il carattere transnazionale assunto dalle mafie ha bisogno di strutture adeguate con dimensioni ed orizzonti che travalichino i confini nazionali e che siano, quindi, in grado di combatterle a tutti i livelli ed in tutto il mondo.

Ma questo richiede una consapevolezza piena dell’esistenza del fenomeno ed una cultura antimafia che finora in altri Paesi non ci sono ancora.

Il Parlamento europeo solo di recente ha costituito una Commissione parlamentare antimafia che è presieduta, peraltro, da un’italiana nostra amica, Sonia Alfano.

Ogni processo culturale richiede i suoi tempi.

Si tratta di essere operativamente fiduciosi, stimolando anche con contatti personali, la presa di coscienza da parte di tutti e, intanto, accrescendo sempre più l’impegno sul territorio nazionale.

Questo rientra nei nostri doveri di ogni giorno.

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