“Elimina Roberto Saviano” Quell’urlo a Salvini nella piazza.SAVIANO PUO’ ESSERE SIMPATICO O ANTIPATICO A SECONDA DEI PUNTI DI VISTA DI OGNUNO DI NOI,MA TUTTA QUESTA ANIMOSITA’ NEI SUOI CONFRONTI NON E’ CHE IL MIGLIOR REGALO ALLA CAMORRA CHE LO VUOLE MORTO.

La Repubblica, domenica 20 gennaio 2019

Elimina Roberto Saviano” Quell’urlo a Salvini nella piazza

Afragola, la richiesta ripetuta tre volte al ministro. Che non si indigna e replica: “Lunga vita a lui”

 

di dario del porto conchita sannino, napoli

 

Attraversa la folla come un divo del cinema, però indossa la divisa della Polizia. Strette di mano, selfie, cori d’incitamento. Ha un sorriso per tutti, Matteo Salvini, mentre cammina nella piazza di Afragola, appositamente transennata per consentire al ministro dell’Interno di concedersi al suo pubblico. E sorride, il responsabile del Viminale, anche quando un giovane, le mani ai lati della bocca per farsi sentire meglio, gli grida a squarciagola: «Elimina Saviano». Una volta. Due. Tre. «Elimina Saviano. Elimina Saviano». Sì, proprio lui, lo scrittore Roberto Saviano, costretto a vivere sotto protezione per aver raccontato nei suoi libri la ferocia e le complicità della camorra. Salvini non può fare finta di nulla, eppure non reagisce come ci si aspetterebbe da un uomo delle istituzioni che ascolta una frase minacciosa lanciata all’indirizzo di un autore che rischia la pelle da più di dieci anni. Al contrario, si rivolge verso il ragazzo, alza la mano sinistra e replica soltanto: «No, lunga vita a Saviano». Nessuna indignazione. Nessun invito a moderare i termini. Mentre il ministro passa avanti, quello insiste e urla: «No, togligli la scorta, la paghiamo noi», rilanciando così uno di quei messaggi che, evidentemente, si stanno pericolosamente sedimentando tra i sostenitori del Capitano. Nella piazza di Afragola, il leader leghista riceve pure il deferente baciamano di Franco Chianese, per tutti “Francuccio”, venditore ambulante del popoloso rione Salicelle. «È stato un gesto d’amore. Qua siamo tutti disoccupati, non si può vivere così. Io vendo solo calzini. E lui non mi ha dato niente, ho chiesto solo di avere il reddito di cittadinanza», ha detto Chianese ai microfoni di Fanpage prima di barricarsi in casa. «Ho votato anche Pina Castiello – parlamentare afragolese, passata da Forza Italia alla Lega e oggi sottosegretaria al Sud n.d.r. – il padre abita qua vicino e mi dicevano “non ti preoccupare, ti fanno avere il reddito di cittadinanza”. Ho votato anche Di Maio, penso che Salvini sia un bravo governatore e che Dio lo benedica», ha aggiunto Chianese. L’improvvisa popolarità rischia di travolgerlo, anche perché al rione Salicelle molti non hanno apprezzato l’annuncio del ministro sugli sgomberi degli alloggi popolari occupati abusivamente e ora, nel quartiere, molti contestano anche il “gesto d’amore” di Francuccio. Nel municipio di Afragola, invece, l’uomo del Viminale incontra fra gli altri l’assessora alla Pubblica istruzione Cristina Acri, moglie di un imprenditore, Aniello Esposito, imputato a Crotone per concorso esterno in associazione mafiosa: la Procura di Catanzaro accusa Esposito di collusioni con il clan della ‘ndrangheta Farao-Marincola negli affari di una casa di accoglienza per migranti minorenni non accompagnati a Cirò Marina. Assistito dall’avvocato Alessandro Motta, l’imprenditore è stato scarcerato dalla Cassazione per carenza di indizi e ora aspetta il processo. «Non conoscevo Salvini – dice Acri a Repubblica – semplicemente, in qualità di assessore, ho presenziato all’arrivo del ministro dell’Interno. È vero, mio marito è coinvolto in una brutta storia, ma la mia attività politica non c’entra e sono sicura che ne uscirà a testa alta». Acri respinge quelle che definisce «becere strumentalizzazioni» e aggiunge: «Non credo di essere fonte d’imbarazzo per il ministro. Chi è colpevole deve sentirsi imbarazzato, non chi è innocente fino a prova contraria». L’assessora è stata eletta con una lista civica, e dice: «Sono di centrodestra, non della Lega. Però non nego di condividere alcune idee di Salvini: sull’immigrazione, ad esempio, servono norme più severe».

Archivi