Ecco perché diciamo che in provincia di Latina le commemorazioni non bastano più. L’area omertosa è molto vasta e si fa poco per contrastare le mafie

ECCO PERCHE’ DICIAMO CHE LE COMMEMORAZIONI NON BASTANO PIU’

Quello che ci sconcerta in provincia di Latina è il muro di gomma cui ci troviamo di fronte ogni volta che parliamo di radicamento delle mafie sul territorio.

Mentre Emma Marcigaglia invita gli industriali ad essere inflessibili e a denunciare complicità e contiguità, i rappresentanti pontini di questi sembrano fare spallucce e continuano a parlare di… ”rischi di infiltrazione “ e di… ”facili allarmismi”… da evitare per il bene della provincia.

Silenzio assordante anche da parte di tutti gli altri, gerarchia ecclesiastica, sindacati dei lavoratori (ad esclusione della CGIL, in verità), parte della stampa.

Non parliamo della classe politica che ha impiegato circa 20 anni per comprendere la gravità della situazione creatasi nella discarica di Borgo Montello dove, secondo quanto ha dichiarato il pentito Carmine Schiavone, la camorra ha interrato tonnellate di rifiuti pericolosi che probabilmente hanno inquinato falde idriche ed ambiente, con gravi rischi per la salute pubblica.

Un’area grigia, insomma, che stenta a prendere atto di una situazione veramente drammatica che vede le mafie ormai padrone di una parte consistente delle nostra economia, se non delle istituzioni, visti i fatti di Fondi e la presenza accertata di elementi in odor di camorra in taluni consigli comunali della nostra provincia.

Non ci meravigliamo allora di quel clima di omertà di cui ha parlato anche il Procuratore Aggiunto della Repubblica dr. D’Elia in una provincia, quella di Latina, in cui l’area delle complicità con le mafie, soggettivamente o oggettivamente, è molto, molto vasta.

Senza considerare, poi, il fatto che negli anni si è formata e consolidata una mafia LOCALE…

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