Ecco come questo Stato difende chi collabora con la Giustizia.Un discorso,quello della tutela dei Testimoni e dei Collaboratori di Giustizia,delicato e complesso ma fondamentale ai fini della lotta alle mafie.Testimoni e Collaboratori,pur nelle loro diversità di ruoli ed identità,sono entrambi essenziali per la Giustizia perché senza di essi non si potrebbero nemmeno incardinare moltissimi processi e molti clan non potrebbero nemmeno essere individuati e combattuti.Uno Stato di diritto e veramente democratico , pensoso del bene comune e seriamente interessato ed impegnato sul versante dell’azione contro le mafie dovrebbe trattare Testimoni e Collaboratori – pur,ripetiamo,tenendo conto delle diversità – con rispetto e garantendo ad essi un trattamento che li garantisca e li tuteli dalle vendette dei mafiosi .Ed,invece,domandate ad essi come vengono trattati,spesso abbandonati a loro stessi e lasciati esposti a tutto,disagio economico compreso. La sensazione ormai diffusa é che nelle Istituzioni ci siano soggetti che operano in questa direzione,che,cioè,facciano del tutto perché si scoraggi la gente a denunciare ed a schierarsi dalla parte della Giustizia e l’esistenza di tale sensazione é dimostrata dal fatto che il numero dei Testimoni di Giustizia non aumenta di una sola unità ormai da anni: 83 erano anni fa e 83 sono rimasti dopo tantissimo tempo. Quando noi diciamo che chi vuole combattere le mafie deve affrontare questi problemi e non limitarsi a slogan,sceneggiate,recite,preghiere e racconti della nonnina.Con questi alle mafie che ormai stanno inserite in tutti i settori vitali del Paese,dall’economia,alla politica,alle istituzioni e comandano, non si fa nemmeno il solletico. Anzi le si potrebbe in certo senso anche favorire in quanto si rappresenta al Paese una realtà che non é quella reale,falsata.Potrebbe essere un grande fenomeno di distrazione di massa,un grande favore alle mafie !!!!!!!!!!!……………

 

CRO Napoli 22-01-2016 ponticelli omicidio Davide Montefusco (newfotosud Alessandro Garofalo)

NAPOLI – L’omicidio di Davide Montefusco che qualche ora fa ha insanguinato le strade di Ponticelli, è solo l’ultimo episodio di violenza legato alla vita dell’ex collaboratore di giustizia.

Un pentimento eccellente. Montefusco era un uomo di spicco del clan Sarno, la famiglia che domina nella zona dove è avvenuto l’omicidio e il suo pentimento è stato visto da molti uomini del clan come uno “sgarro” che non poteva passare inosservato.

Già nel 2009 la sua famiglia aveva pagato cara la scelta di collaborare con lo Stato. Diversi familiari di Montefusco e anche alcune sue proprietà, vennero prese di mira. In particolare Donato Buonaiuto – cognato della vittima – era stato pesantemente minacciato da alcuni esponenti minori del clan che poi finirono in manette proprio a causa delle reiterate intimidazioni nei suoi confronti.

Le minacce al cognato. In alcuni stralci delle dichiarazioni che portarono all’arresto delle 17 persone accuse di “reitera e feroce violenze”, viene descritto l’episodio più grave. Alcuni uomini costrinsero Buonaiuto a rifugiarsie a barricarsi in casa per poi a scappare, lasciando l’abitazione in balia della furia dei suoi assalitori. Da quel momento in poi il clan si approprierà di tutti i beni della famiglia Montefusco.

Un chiaro segnale per tutti gli affiliati. Questa è la fine che fa chi si pente.

LEGGI:

PONTICELLI, UCCISO EX COLLABORATORE DI GIUSTIZIA

http://www.ilmeridianonews.it/2016/01/omicidio-ponticelli-montefusco-era-stato-avvertito-minacce-alla-famiglia-gia-nel-2009/
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