Ecco come Berlusconi vuole combattere le mafie,riducendo gli stanziamenti in favore delle forze dell’ordine e depotenziando la magistratura

Grasso: «Intercettazioni necessarie contro le ecomafie»

Prevedere una fattispecie di reato associativo ambientale, facendolo rientrare nella competenza delle Direzioni distrettuali antimafia mediante una modifica dell’articolo 51, comma 3-bis, del Codice di procedura penale. Questa la proposta indicata dal Procuratore nazionale Antimafia,
Pietro Grasso, in audizione oggi dinanzi alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Si è discusso sull’ opportunità di attribuire alle Direzioni distrettuali antimafia la competenza sui reati connessi al ciclo dei rifiuti. Gli altri reati resterebbero attribuiti alla competenza delle singole
Procure. In questo modo si consentirebbe anche di recuperare l’uso dello strumento delle intercettazioni telefoniche in materia. Intercettazioni che hanno dato «buoni frutti» nel contrasto alla gestione illecita dei rifiuti, dietro cui molte volte si nasconde la criminalità organizzata. Ma c’è il rischio che la condizione degli «evidenti indizi di reato» introdotta nel ddl che riforma la disciplina degli ascolti – ora all’esame del Senato – renda «sempre più difficoltoso» utilizzarle.
Se l’indagine, spiega Grasso, parte dall’ipotesi di gestione illecita di rifiuti, senza che sia prevista, almeno inizialmente l’aggravante di mafia, ha ripetuto Grasso riferendosi alle norme sulle intercettazioni approvate dalla Camera e ora al vaglio di Palazzo madama, sarà più « difficile attivare questo strumento».

Grasso ha ricordato che intorno al ciclo del cemento e dei rifiuti c’è il decollo «di un vero e proprio mercato illegale» nel quale, accanto alle famiglie della criminalità organizzata c’è un mondo popolato «da una vasta varietà di soggetti che per la maggior parte non ha precedenti penali». Si tratta di «operatori, mediatori, faccendieri, tecnici di laboratorio, trasportatori» inseriti in un commercio dall’aspetto legale. «L’impressione – ha detto ancora – è che l’affare rifiuti sia legato ad un orientamento preciso di alcuni settori desiderosi di ridurre i costi con la violazione delle regole e con l’obiettivo di aumentare i profitti». E ciò con metodi più diversi: dall’abbandono dei rifiuti in zone nascoste o in mare fino all’utilizzo di essi come fertilizzanti. Illuminante l’esempio fatto dal procuratore Grasso: la conversazione, intercettata dagli inquirenti, in cui due indagati parlano dello smaltimento dei rifiuti e dicono in dialetto: «nasce immondizia ed esce oro».

Nel corso dell’audizione sono state tracciate le linee di fondo dell’azione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti in Italia, prefigurando alcune possibili soluzioni a livello legislativo per contrastare il fenomeno, che negli ultimi anni ha visto la partecipazione alle attività delittuose di soggetti non inquadrati nelle organizzazioni malavitose.

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