E’ un articolo del 2004 su la “Provincia”, ma ora ritorna di attualità il problema

Cassino (21-1-04) – Mafia russa e prostituzione; sei dei chiamati in causa dovranno essere reindagati da capo. Associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, estorsione continuata, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lesioni volontarie e sequestro di persona: con un pacco così di accuse, da dimostrare in aula ma comunque eclatantissime anche nella loro semplice veste di presunzione, un difetto di notifica che fa saltare il processo per sei del 23 indagati fa ancora più scalpore di una loro, eventuale megacondanna. A dire il vero siamo, anzi, per quei sei “eravamo”, ancora in fase preliminare di giudizio, fase preliminare ma tostissima, dato che ad operare gli arresti e a sostenere le accuse é la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Il Pubblico Ministero della Dda capitolina, giudice inquirente Roberto Cavallone, aveva portato davanti al Gup Coletta un plotone di persone, accusate di essersi associate con fini delinquenziali e divise strategicamente i compiti; da un lato, lo “zoccolo duro” dei russi, i caporioni che tiravano le file del traffico di donnine dall’est Europa, destinate al mercato del sesso a pagamento, dall’altro, vari gradi di faccendieri e collaboratori italiani, frusinati e cassinati. Fra questi ultimi proprio uno dei “graziati” della scorsa udienza, C.G., che grazie ad un difetto di notifica tanato dai suoi legali, Antonio Valente e Giampiero Vellucci, é retrocesso nella posizione processuale originaria, quella di “indagabile”, da che rischiava un rinvio a giudizio di quelli con i controfiocchi. Gli investigatori avevano in pratica individuato, dopo una serie di indagini partite da lontano, la possibilità concreta che l’organizzazione in questione avesse avviato un fiorente traffico di ragazze russe da inserire nel giro dei locali e delle case chiuse del cassinate e del frusinate. Quello che ne scaturì – nome in codice dell’operazione “Paradise” – fu la più grande “caccia al pappone” degli ultimi dieci anni, con arresti a pioggia che scandivano le settimane dello scorso inverno; a gruppuscoli di tre o quattro, quasi tutti i pregiudicati del settore, più qualche volto nuovo, del territorio finirono o negli uffici della Dda, o nelle patrie galere in regime di blindatissima custodia cautelare.
Al nostro, il cassinate, quest’ultima venne revocata sempre grazie ad un “coup de theatre” del suo legale sulle decorrenze di notifica, ma la presunzione di reato multipla, grossa come una casa, restò. In pratica l’organizzazione avrebbe avuto diversi livelli, dal procacciamento in Russia, alla sistemazione logistica nel cassinate nord (due i procedimenti correlati su Aquino/Piedimonte – ndr), fino all’inserimento nel giro dei “piacerifici” della zona. In udienza quel cavillo sulle notifiche ha in pratica “decapitato” buona parte dei quadri medio alti dell’organizzazione, quelli locali rappresentati dalle sei persone, nel senso che ora esse, in quel “disegno” della Dda dovranno si, eventualmente, esserci ricollocati, ma ripartendo da capo.

Giampiero Casoni

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