.E’ Stato-mafia! Quando l’Associazione Caponnetto sostiene che le associazioni cosiddette antimafia o chiunque altro voglia combattere effettivamente le le mafie non debbono prendere soldi o fare convenzioni di alcun tipo con le istituzioni lo fa non solo per tenersi le mani libere ma anche e,soprattutto,per non lasciarsi inquinare anch’essa in quanto molte di queste hanno già ceduto alle logiche dello Stato-mafia come dimostrano le innumerevoli indagini ed operazioni giudiziarie.Queste é la tragica realtà del Paese!!!!

IL PROBLEMA E’ SEMPRE QUELLO CHE L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  STA DENUNCIANDO DA ANNI :I PREFETTI NON ASSOLVONO AGLI OBBLIGHI  LORO IMPOSTI DALLA LEGGE DI FARE PREVENZIONE ANTIMAFIA.QUANDO UN PREFETTO DI LATINA,COME SI E’ VERIFICATO DI RECENTE,VA IN AUDIZIONE  ALLA COMMISSIONE PARLAMENTAR ANTIMAFIA  E DICHIARA CANDIDAMENTE CHE NON HA FATTO ” NESSUNA”  INTERDITTIVA ANTIMAFIA; QUANDO  IN UNA VILLA DEI SERVIZI A GAETA SI TRATTA FRA CAMORRA E PEZZI DELLO STATO;QUANDO SI TRASFERISCONO PREFETTI COME FATTASI CHE CHIEDONO DI SCIOGLIERE PER MAFIA COMUNI COME QUELLO DI FONDI,;QUANDO SI SCOPRONO MARESCIALLI DEI CARABINIERI E DIRIGENTI DI  COMMISSARIATI CHE  COLLUDONO CON ORGANIZZAZIONI E SOGGETTI MAFIOSI; SIGNIFICA CHE E ‘ STATO -MAFIA.E’ INUTILE CONTINUARE A FARE BLA BLA.QUESTA E’ LA REALTA’!
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  Quinquennio 2010-2015: la sconfitta dell’antimafia nei comuni napoletani
La prefettura di Napoli

Crollo del 350 % dei commissariamenti anticamorra nella mafiosissima area metropolitana partenopea. Ecco i dati.    

Due sono le cose: o nelle municipalità all’ombra del Vesuvio sono diventati tutti degli angioletti votati esclusivamente al bene comune o c’è qualcosa che proprio non quadra negli organi dello Stato preposti ai controlli e alla prevenzione amministrativa ( dunque non solo alla repressione penale ). Logicamente scartata la pima ipotesi c’è quindi da analizzare soltanto la seconda, che scaturisce da un dato matematico e proprio per questo inoppugnabile, di una verità spietata: nel quinquennio che va dal 2010 al 2015 i commissariamenti antimafia dei comuni in provincia di Napoli sono crollati del 350 % rispetto al quinquennio precedente 2005-2009.  I numeri parlano da soli: dal 2005 al 2009 sono stati rimossi per infiltrazioni e condizionamenti dei clan ben 14 sindaci e consigli comunali relativi. Sconcertante invece il dato che viene fuori dall’analisi dei cinque anni che vanno dal 2010 al 2015: appena 4 comuni. L’anno di maggiore attività delle forze antimafia impegnate a controllare e spezzare i legami tra gli amministratori locali e i clan è stato il 2005. In quei 12 mesi il ministero dell’Interno ha fatto commissariare ben 9 comuni: Pozzuoli, Melito, Casoria, Crispano, Afragola, Brusciano, Tufino, Torre del Greco e Boscoreale. Nello stesso anno il provvedimento cautelare antimafia si abbatte per la prima vola su un’ azinenda sanitaria locale: viene commissariata per mafia l’asl Napoli 4 di Pomigliano. Nel 2006 San Gennaro Vesuviano, nel 2007 Casalnuovo, nel 2008 Arzano e nel 2009 Castello di Cisterna e San Giuseppe Vesuviano. Nel frattempo tra il 2009 e il 2010 in Campania succede un terremoto politico. Il centrosinistra di Antonio Bassolino crolla e Forza Italia fa l’asso pigliatutto della politica territoriale ( con la sola Napoli rimasta a “resistere” a sinistra attraverso l’inaspettata vittoria del sindaco-magistrato Luigi de Magistris ). Luigi Cesaro, che insieme a Nicola Cosentino si divide il potere campano del partito di Berlusconi, diventa il deus ex machina della politica nell’area popolata da quasi tre milioni di cittadini. Dopodiché scatta un vero e proprio black out negli organi preposti al controllo preventivo antimafia. Tra il 2010 e il 2015 saranno infatti soltanto 4 i comuni commissariati: nel 2012 Gragnano, nel 2013 Quarto e Giugliano e nel 2015 di nuovo Arzano, per la seconda volta nello spazio di 7 anni. Il perchè di questo inspiegabile impasse è destinato a rimanere senza risposta. Qualche mese fa il prefetto Gerarda Pantalone è stata chiamata dalla commissione parlamentare antimafia a riferire su una serie di comuni pesantemente sospettati di legami praticamente mai spezzati con i clan della camorra dominanti nella varie zone. In quel periodo il Venerdì di Repubblica edita un’inchiesta, a firma di un maestro del giornalismo partenopeo e nazionale, Antonio Corbo, nella quale compare l’ elenco di 27 municipalità napoletane, la “black list” stilata dalla prefettura di Napoli. “Qui è emerso che a governare sono sempre gli stessi”, le parole del prefetto alla commissione. Nel frattempo però non è successo un bel niente. Dei commissariamenti non c’è traccia. Si vedrà, forse.


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