E’ QUELLO CHE MOLTA GENTE NON CAPISCE O NON VUOLE CAPIRE : DOVE C’E’ LA MAFIA NON CI SARA’ MAI SVILUPPO

E’ QUELLO CHE MOLTA GENTE NON CAPISCE O NON VUOLE CAPIRE : DOVE C’E’ LA MAFIA NON CI SARA’ MAI SVILUPPO. E AL POSTO DI QUESTO CI SARANNO MISERIA ED ARRETRATEZZA.INTANTO IL GOVERNO PROVVEDA SUBITO A  COPRIRE I VUOTI NEGLI ORGANICI DELLA GIUSTIZIA E METTA QUESTA NELLE CONDIZIONI DI OPERARE AL MEGLIO.ALTRIMENTI E’ SOLO TUTTA FUFFA.

 

Bombardieri: «La pervasività della ‘ndrangheta ostacolo allo sviluppo sociale»

La relazione del procuratore capo della Dda di Reggio Calabria all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «È un’organizzazione unitaria che può contare sulla presenza di associati “occulti”». E spiega come il sistema complesso sia garantito da «un comitato ristretto di teste pensanti»

REGGIO CALABRIA «Non vi è alcun dubbio che il primo ostacolo allo sviluppo sociale, economico, politico e culturale nella provincia reggina è rappresentato proprio dalla pervasività della ‘ndrangheta». È estremamente chiaro il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. A Reggio Calabria – emerge dalla sua relazione – si sta combattendo una battaglia non solo locale, ma che ha a che fare con la qualità della democrazia in Italia. Un dato che emerge con forza dalle indagini sviluppate, che per quantità e qualità pongono un problema concreto per tutto il Paese. E non solo perché la ‘ndrangheta «è oggi la più potete, ricca e pericolosa delle organizzazioni criminali che operano in Italia e in Europa» o perché «dalle indagini fin qui sviluppare risulta confermato che occupa stabilmente una posizione di rilievo nel traffico mondiale di stupefacenti e che il crimine di questa provincia è ormai protagonista di una profonda penetrazione sociale ed economica dell’intera regione con crescenti espansioni nel resto d’Italia e in varie parti del mondo».

A NUDO LA STRUTTURA DEI CLAN La radice del problema sta nella natura stessa dell’organizzazione, svelata dalle indagini sviluppate dalla Dda e che Bombardieri non ha esitato a spiegare in modo chiaro. «La ‘ndrangheta come confermato da numerose sentenze e pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione, è un’organizzazione criminale di tipo unitario, dotata di gerarchie note a tutti i suoi appartenenti ed articolati organismi decisionali di tipo verticistico per la gestione delle principali attività delittuose. Ma – afferma – può contare sulla presenza di associati “occulti”, di una testa pensante riservata, occulta e invisibile, dotata di regole segrete e speciali». E queste regole hanno uno scopo preciso. L’unico scopo di tale riservatezza è «aumentare il potere di influenza della struttura apicale riservata per consentire l’ingresso nella medesima dei soli appartenenti alla massoneria coperta, sconosciuti anche ai confratelli di loggia. Solo il massone coperto è autorizzato ad entrare in tale struttura coperta, così come solo l’appartenente alla ‘ndrangheta dotato di gradi elevatissimi (sovradoti) e di cariche speciali può far ingresso nella massoneria coperta». Un sistema blindato da un regime di doppia secretazione, a “tutela” tanto della componente “laica”, cioè di estrazione massonica, che di quella “cardinalizia” (gli uomini di ‘ndrangheta) in grado di creare una falsa rappresentazione della realtà all’interno e all’esterno dell’organizzazione».

TERRENO DI INCONTRO È qui che maturano i più alti contatti fra il mondo dei clan, della politica, dell’imprenditoria, dell’intelligence, delle istituzioni. Ma non si tratta di un’interazione fra mondi diversi. Sono tutti parte a vario titolo della direzione strategica occulta. Un organismo messo a nudo dalle più recenti indagini e già confermato da sentenze che permette di chiarire sempre meglio la complessa strutturazione della ‘ndrangheta e i suoi meccanismi di funzionamento. «Al vertice della ‘ndrangheta – dice Bombardieri – si colloca una struttura composita, con più anime e diverse funzioni: accanto alla “Provincia”, operano ulteriori organismi destinati a garantire la gestione operativa unitaria delle principali attività delittuose, (direzioni esecutive e operative) con particolare riferimento alle attività di controllo delle principali iniziative economiche, pubbliche e private, e imprenditoriali».

TESTE PENSANTI PER UN SISTEMA COMPLESSO Un sistema complesso – spiega il procuratore capo della Dda – che deve essere necessariamente garantito da «componenti ulteriori, riferibili ad un comitato ristretto di teste pensanti, a cui è riservato in esclusiva il compito di applicare le regole speciali, eseguire i programmi e attualizzare la prima struttura riservata della ‘ndrangheta, la Santa. Affinché tale sovrastruttura strategica abbia capacità di attuare i suoi fini con efficacia deve essere costituita da soggetti ulteriori (i riservati o i segreti) rispetto a quelli provenienti dal contesto criminale di tipo mafioso a cui favore è chiamata ad operare».

IL CONTAGIO È a questo livello che si definisce «la programmazione dell’infiltrazione negli appalti pubblici; l’organizzazione di imprese in cartello per l’acquisizione degli appalti in favore delle imprese contigue, colluse o intranee; la concussione e corruzione di uomini delle istituzioni; l’abbandono del metodo dell’intimidazione, sostituito da quello della persuasione e della condivisione; la proiezione internazionale per il reinvestimento dei proventi del traffico di droga e altri crimini che rendono la ‘ndrangheta invisibile sul mercato e l’assunzione di cautele e strumenti giuridici per non apparire direttamente». È questo il complesso campo di battaglia su cui la Dda e gli investigatori sono chiamati a combattere con le troppe poche forze messe a disposizione. È questo il nemico che rende ancor più drammatici i dati sulle scoperture di organico dell’esercito in campo.

NUOVE FORZE PER LA STRAORDINARIA ORDINARIETÀ «È indispensabile, per una reale efficacia dell’azione giudiziaria, la completa copertura dei posti vacanti nell’organico, così come è necessario un corrispondente aumento/adeguamento e completamento del Tribunale di Reggio Calabria, che non è più in grado, a causa delle carenze nella previsione dell’organico e delle scoperture dell’organico esistente, di far fronte alle esigenze ordinarie». E a Reggio Calabria gestire l’ordinaria amministrazione significa toccare le corde sensibili dell’intero Paese.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it


 

26 gennaio 2019

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it

 

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