E’ intollerabile che ci siano ancora nel Lazio Prefetti, come quello di Viterbo, che non ammettono la presenza mafiosa sul territorio. Ministro Maroni, che facciamo???

E’ INTOLLERABILE CHE IL PREFETTO DI VITERBO NON AMMETTA LA PRESENZA MAFIOSA NELLA SUA PROVINCIA

Non è più tollerabile che in una Regione, qual’è il Lazio, ci siano ancora Prefetti che non ammettano la presenza mafiosa sul territorio, smentendo di fatto quanto da anni denunciano gli organismi investigativi e giudiziari centrali.

Non è più tollerabile, perché comportamenti del genere abbassano il livello di attenzione dei media e dell’opinione pubblica, privano di motivazioni e di stimoli gli organi militari di prevenzione e repressione locali, non agevolano la maturazione di una coscienza civile antimafia, favoriscono, con il silenzio generale che conseguentemente si determina, il radicamento mafioso sul territorio.

Un regalo, quindi, alle mafie, che vogliono, appunto, il silenzio generale.

Non avremmo mai immaginato che nella nostra Regione, dopo le tante denunce ed i tanti fatti verificatisi, potessero ancora esserci organi locali dipendenti proprio dal Ministero dell’Interno che non ammettano quanto il loro stesso Ministro va denunciando un giorno sì e l’altro pure.

Non ammettere l’esistenza del fenomeno mafioso nel Viterbese significa implicitamente, peraltro, che gli organi locali dello Stato non dispongono di un piano di contrasto della criminalità mafiosa e che nemmeno hanno la consapevolezza della necessità di approntarlo, così come lo impone la realtà.

Significa, quindi, che non si è presa contezza del fenomeno.

Significa, ancora, che non si sono fatte indagini di carattere economico sulla montagna di capitali che le mafie investono nell’intera regione.

Significa, purtroppo, che c’è una lettura stantia, vecchia del fenomeno delle mafie viste ancora come un fenomeno da “ordine pubblico” e non, come queste sono oggi, un fenomeno di natura economica.

La cosiddetta mafia dei “colletti bianchi” operante in tutto il Paese ben annidata nella società, nelle professioni, nella politica e nelle istituzioni.

Quell’Antistato cui ha fatto riferimento il Procuratore Capo di Reggio Calabria Pignatone la scorsa settimana.

Non riusciamo nemmeno lontanamente ad immaginare come faccia il Prefetto di Viterbo a pensare che le mafie abbiano potuto escludere dai loro piani di espansione il Viterbese, quando, presenti massicciamente ed attive nell’area di Civitavecchia e sul litorale, stanno estendendo da tempo i loro tentacoli sulla Toscana.

Il Ministro dell’Interno e la Commissione Parlamentare Antimafia valutino – ed adottino i provvedimenti conseguenti – comportamenti del genere che noi consideriamo altamente lesivi degli interessi delle popolazioni del Lazio.

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