E’ controriforma. Il mondo del lavoro sotto attacco

Ddl lavoro, è controriforma articolo 18

A otto anni dal duro scontro tra la Cgil e il governo Berlusconi sull’art.18, si riaccende la polemica sulla norma dello Statuto dei Lavoratori che prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. A farla scoppiare la parte sull’arbitrato del disegno di legge delega sul lavoro, che il senato ha oggi approvato in via definitiva, trasformandola in norma di legge

Dopo quasi due anni di “spola” tra Camera e Senato, la nuova legge sul mercato del lavoro – ora in discussione a Palazzo Madama – è ormai a un passo dall’approvazione. Ma scoppia la polemica sulla norma che “aggirerebbe” l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, prevedendo che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente possano essere risolte anche da un arbitro in alternativa al giudice.

A innescare il dibattito stamattina sono state le parole del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, per il quale il disegno di legge in questione è una “vera e propria controriforma” che mina alle basi del diritto dei lavoratori. Ecco perché il leader di corso d’Italia si dice “contrario” e pronto a fare “ricorso se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale”.
Pronta e “seccata” la risposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento dopo due anni di esame – ha sottolineato a margine del XV Congresso della Uil – è l’ennesima prova della malafede di chi vuole accendere la tensione sociale”. Per Sacconi invece ora “il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all’arbitrato e tutto sarà regolato dai contratti collettivi. Non per nulla tutti – ha osservato – tranne la Cgil hanno condiviso questa norma”. “Oggi, in vista delle elezioni, si grida alla lesa maestà”, dice Sacconi che aggiunge: “Questo testo è il frutto di un intenso lavoro parlamentare e ha un origine: l’autore fu Marco Biagi”, il giuslavorista ucciso il 19 marzo del 2002 dalle Br. Pochi giorni dopo dello stesso anno (il 23 marzo) la Cgil guidata da Sergio Cofferati riuscì a portare in piazza, a Roma, 3 milioni di persone a difesa dell’art.18.
Oggi il leader Cgil Guglielmo Epifani parla di ‘controriforma’ e si dice pronto a presentare ricorso alla Corte Costituzionale.

Insomma, le premesse per una nuova battaglia sembrano esserci tutte. Contrariati appaiono anche Cisl e Uil, ma i toni sono diversi: “la politica regoli se stessa”, dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, perché i temi sociali vanno affidati alle parti; il tema deve essere oggetto di confronto tra le parti, afferma il numero uno della Uil, Luigi Angeletti.
Insorge pure l’opposizione: per l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, “si introduce un nuovo ‘correttivo chirurgico’ che questa volta però lascia il segno”; secondo il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, “si fomenta la violenza contro il mondo del lavoro”, e annuncia la convinta partecipazione allo sciopero generale della Cgil del 12 marzo.

Smorza le polemiche il leader del Pd, Pier Luigi Bersani: “Se qualcuno mi propone nelle prossime settimane, di fronte alla crisi economica, di discutere di flessibilità o di costo del lavoro allora dico che questo è un marziano e non capisce qual è il problema. Cerchiamo di andare al dunque. E il dunque ora – ha concluso – è l’economia reale”.
Ad entrare nel merito della norma il vice presidente della commissione lavoro di palazzo Madama, Tiziano Treu, tra i firmatari dell’appello dei giuristi contro il disegno di legge del governo. “L’art.18 potrebbe diventare un optional”, denuncia l’ex ministro chiedendo a Sacconi, insieme al collega Pietro Ichino, di non usare impropriamente il nome di Biagi.
“L’art.31 del ddl – afferma Treu – prevede due possibilità per ricorrere all’arbitrato. La prima attraverso contratti collettivi: le parti possono stabilire i limiti in cui l’arbitrato può essere esercitato. Poi, però, se le parti falliscono, può intervenire il ministro per decreto. C’è poi una seconda possibilità consentita dalla norme volute dal governo e dalla sua maggioranza. E cioè che il singolo lavoratore accetti un accordo secondo cui il proprio contratto di assunzione preveda il ricorso all’arbitrato per risolvere le controversie”.
Ma per Sacconi, si potrà ricorrere all’arbitrato solo se il lavoratore lo vuole. E, rispetto all’ obiezione che un giovane pur di strappare l’assunzione accetterebbe qualsiasi cosa, risponde: “non si deve pensare che il lavoratore sia un minus habens”.

Frida Roy

(Tratto d Aprile online)

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