E c’è lo sfratto di massa degli “inaffidabili” dalla borgata di Ciaculli

E c’è lo sfratto di massa degli “inaffidabili” dalla borgata di Ciaculli

Agli abitanti del quartiere inviate lettere come questa: «Caro Francesco, hai un mese di tempo per andartene da Ciaculli con tutta la tua famiglia. Hai poi un anno di tempo per venderti tutto quello che hai. Se dopo il mese sarai ancora a Ciaculli ricadranno su di te e ai tuoi cari gravi disgrazie, addio»

A CURA DELL’ASSOCIAZIONE COSA VOSTRA

03 aprile 2021 • 06:30Aggiornato, 02 aprile 2021 • 19:15

Su Domani continua il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Dopo la serie sull’omicidio di Mario Francese e quella sul patto tra Cosa Nostra e i colletti bianchi, raccontiamo adesso la seconda guerra di mafia, quarant’anni dopo.

Il 9.9.1982, con la contemporanea scomparsa di ANTONIO e BENEDETTO BUSCETTA, figli di primo letto di TOMMASO, aveva inizio una feroce persecuzione contro quest’ultimo.

Come si è accennato, TOMMASO BUSCETTA era partito per il Brasile nei primi giorni del gennaio 1981, dopo avere salutato gli amici in un pranzo di addio offerto da STEFANO BONTATE.

Il suo allontanamento aveva indotto i corleonesi a ritenere che egli si fosse voluto autoemarginare per tenersi fuori dalla mischia, tant’è che, per oltre un anno dopo l’omicidio di STEFANO BONTATE, nessuna rappresaglia era stata compiuta nei confronti di suoi parenti e amici benché fosse ben nota la sua fraterna amicizia col defunto “rappresentante” di “S. Maria di Gesù”.

Egli, del resto, aveva accuratamente evitato, fino ad allora, di farsi coinvolgere nella guerra di mafia ed aveva perfino declinato, avvedutamente, l’invito rivoltogli dai SALVO, per il tramite di IGNAZIO LO PRESTI, di tornare a Palermo per verificare cosa stava accadendo.

Ma la venuta di GAETANO BADALAMENTI in Brasile con lo scopo di convincere il BUSCETTA ad aiutarlo nei suoi propositi di rivincita mutava completamente il quadro della situazione e determinava il coinvolgimento del BUSCETTA, suo malgrado, nella c.d. “guerra di mafia”.

GAETANO BADALAMENTI, infatti, voleva a qualunque costo tentare di riprendere in mano la situazione, come egli stesso aveva confidato a VINCENZO GRADO, dicendo che sperava di ottenere l’appoggio della mafia calabrese, e come risulta da alcune telefonate intercettate di prossimi congiunti del detto BADALAMENTI, in cui si parla dell’invio in Sicilia di una squadra per compiere eclatanti uccisioni di avversari.

Egli, quindi, andando a trovare BUSCETTA in Brasile voleva convincerlo a scendere in campo contro i corleonesi.

Stranamente ANTONIO SALAMONE, residente in Brasile come BUSCETTA, era già informato dell’arrivo e delle intenzioni del BADALAMENTI ancor prima che questi giungesse in Brasile, benché non si potesse ritenere di certo un suo amico. Ciò probabilmente si può spiegare ipotizzando, come prospettato da BUSCETTA, che BADALAMENTI avesse intenzionalmente diffuso tra amici ed avversari la voce che BUSCETTA era ormai dalla sua parte, perché Ciò sarebbe stato un fattore catalizzatore della dissidenza interna contro i corleonesi.

Il BUSCETTA, comunque, non si era lasciato convincere dai bellicosi propositi di riscossa del BADALAMENTI, il quale gli aveva pure suggerito di fare uccidere in carcere LUCIANO LEGGIO, sfruttando l’amicizia stretta nelle carceri italiane con elementi della malavita catanese e milanese. I corleonesi, però, certi della sua alleanza con BADALAMENTI, gli mandavano, a meno di un mese dell’arrivo di quest’ultimo in Brasile, un sinistro e spietato avvertimento, sopprimendogli ben due figli.

Dopo questo evento, BADALAMENTI si incontrava ancora col BUSCETTA in Brasile e gli rinnovava la proposta di allearsi con lui per capeggiare la riscossa, avendo adesso un motivo in più: quello di vendicare la morte dei figli.

Ma il BUSCETTA, a sua detta, respingeva nuovamente l’invito del BADALAMENTI, sperando che, di fronte a questa sua mancata reazione, i corleonesi avrebbero desistito dalla feroce persecuzione contro i suoi familiari.

Alla luce degli eventi successivi, e pur riconoscendo al BUSCETTA lealtà nella collaborazione con la giustizia, è lecito nutrire qualche perplessità sulla sua mancanza di propositi di rivincita dopo la crudele uccisione dei suoi figli.

ROSARIO RICCOBONO IL TRADITORE

Giova precisare, però, che, ad avviso di chi scrive, sono del tutto ingiustificati i sospetti che, per un certo tempo, anche fra gli inquirenti, si sono addensati sul BUSCETTA, quale ispiratore delle uccisioni e delle improvvise sparizioni di elementi di spicco della “famiglia” di ROSARIO RICCOBONO, E forse anche della scomparsa di quest’ultimo, avvenute nel novembre 1982. Addirittura, era circolata la notizia, proveniente dalle solite incontrollabili fonti confidenziali, secondo cui BUSCETTA, rientrato clandestinamente a Palermo, aveva invitato ad un pranzo di pacificazione ROSARIO RICCOBONO con una quindicina degli elementi di maggiore spicco della sua “famiglia” e li aveva avvelenati.

Ora, a parte che non vi è assolutamente traccia dell’allontanamento del prevenuto dal Brasile in quel periodo e semmai vi è la prova del contrario, un minimo di logica avrebbe evitato di portare avanti una simile ipotesi, che non resiste al vaglio di una critica anche superficiale.

Non è ipotizzabile, anzitutto, che un personaggio astuto e perfido come il RICCOBONO, il cui tradimento degli alleati di un tempo era ben noto a tutti, accettasse un invito da parte di BUSCETTA, notoriamente affezionato a STEFANO e – in quel momento – vicino a GAETANO BADALAMENTI.

è, poi, da considerare che, oltre alla scomparsa di entrambi i generi di ROSARIO RICCOBONO (MICHELE MICALIZZI e SALVATORE LAURICELLA) e, forse, dello stesso RICCOBONO, è stata registrata anche l’uccisione di elementi di fiducia della “famiglia” del RICCOBONO (CANNELLA VINCENZO e FILIANO GIOVANNI), avvenuta nel corso di una sparatoria al Bar Singapore, eventi – tutti – che hanno colpito la famiglia del RICCOBONO, schieratasi coi corleonesi.

Ebbene, tali fatti non hanno comportato nessuna apprezzabile e tempestiva reazione contro chicchessia, quale, purtroppo, avviene ogni volta che il clan dei corleonesi subisce una perdita.

La conclusione, dunque, non può che essere una sola.

RICCOBONO – che erroneamente aveva creduto di riscattarsi dai suoi trascorsi con BONTATE tradendo anche i suoi migliori amici (EMANUELE D’AGOSTINO e NINO BADALAMENTI) – alla fine o è stato eliminato a sua volta o, comunque, è stato costretto alla fuga, lasciando il campo ad un personaggio come PORCELLI ANTONINO, suo vice, ritenuto dai corleonesi di gran lunga più affidabile del BALZANO e imprevedibile cugino.

CIACULLI, IL REGNO DEL POTERE MAFIOSO

Nello stesso periodo, e, cioè, il 19.11.1982, veniva consumato un altro crimine efferato: l’uccisione del giovanissimo figlio (appena diciassette anni) di NINO BADALAMENTI, SALVATORE. Era un chiaro “avvertimento” a GAETANO BADALAMENTI, dopo l’analogo avvertimento a TOMMASO BUSCETTA.

Di fronte a siffatta, inarrestabile furia sanguinaria il fronte dei “perdenti” decideva di passare al contrattacco, tendendo un agguato ad uno degli avversari più feroci, PINO GRECO “SCARPUZZEDDA”.

[…] La reazione dei “vincenti” a questo attentato era immediata e feroce. Il giorno successivo, 26.12.1982, venivano uccisi a Palermo FICANO GASPARE e FICANO MICHELE, onesti lavoratori colpevoli solo di essere padre e fratello della convivente di GIOVANNELLO GRECO, nonché GENOVA GIUSEPPE, genero di TOMMASO BUSCETTA (avendone sposato la figlia FELICIA), e due suoi cugini, D’AMICO ANTONIO e D’AMICO ORAZIO. Tutti questi delitti venivano consumati con la stessa pistola.

Ma la strage non era ancora finita: il 27.12.1982, veniva ucciso AMODEO PAOLO, ottimo amico della famiglia di GIOVANNELLO GRECO, e, il 29.12.1982, il fratello di TOMMASO BUSCETTA, VINCENZO, nonché il figlio di quest’ultimo, BENEDETTO.

La vendetta proseguiva negli U.S.A., dove, a Fort Lauderdale, l’8.2.1983, veniva ucciso ROMANO GIUSEPPE (“U MIRICANU”), coinvolto nella “tufiata” dei Ciaculli, nonché GIUSEPPE TRAMONTANA, un vecchio amico del BUSCETTA che si trovava in compagnia del ROMANO. Il 16.3.1983, poi, veniva ucciso AMODEO GIOVANNI, fratello di PAOLO.

L’attentato a PINO GRECO “SCARPUZZEDDA” denunciava, però, l’esistenza di una pericolosa crepa nello stato della sicurezza ambientale della borgata “Ciaculli”, per la presenza di famiglie, in un modo o in un altro, legate a SALVATORE GRECO “CICCHITTEDDU”, GIOVANNELLO GRECO e SALVATORE CONTORNO.

Il problema veniva risolto subito ed in radice.

Tutte le famiglie men che affidabili venivano costrette ad abbandonare precipitosamente le loro abitazioni ai Ciaculli, e le strade interpoderali della borgata, come è emerso dalle indagini di polizia e carabinieri, venivano munite di un sistema tale di cancelli e di transennature da rendere presso che impossibile un’agevole circolazione e quindi un fattivo intervento delle forze dell’ordine.

Appena la polizia giudiziaria aveva notizie, da fonte confidenziale, dell’esodo di diverse famiglie da Ciaculli subito dopo l’attentato a PINO GRECO “SCARPUZZEDDA”, eseguiva numerose perquisizioni domiciliari e, nell’abitazione di tale BONACCORSO FRANCESCO (che appariva abbandonata), rinveniva le seguenti lettere anonime, che giova riportare integralmente.

La prima risulta spedita il 7.1.1983 ed è del seguente tenore: “Caro FRANCESCO hai un mese di tempo per andartene da Ciaculli con tutta la tua famiglia. Hai poi un anno di tempo per venderti tutto quello che hai. Se dopo il mese sarai ancora a Ciaculli ricadranno su di te e ai tuoi cari gravi disgrazie, addio”.

La seconda, ancora più perentoria, è del 18.1.1983: “Caro FRANCESCO, ti comunichiamo che a partire da oggi 19.1.1983 hai un mese di tempo per andartene da Ciaculli insieme alla tua famiglia. Poi hai un anno di tempo per venderti tutto quello che hai. Se dopo il mese sarai ancora a Ciaculli si riverseranno su di te gravi conseguenze. Addio”. La terza, spedita dopo che il BONACCORSO aveva abbandonato la propria abitazione, è del seguente tenore: “Caro FRANCESCO, se vediamo un’altra volta tua moglie a Ciaculli saremo costretti a prendere gravi provvedimenti nei tuoi confronti. Quindi se tu vuoi evitare questo ti preghiamo di non far salire più tua moglie a Ciaculli.

Guarda che questo e l’ultimo avvertimento e che questa è l’ultima lettera che ti mandiamo. Allora a partire dal giorno che riceverai questa lettera non ti dovrai far vedere più”.

In concomitanza con quest’ultima lettera, il 9.11.1983, venivano date alle fiamme le autovetture della moglie e del cognato del BONACCORSO, parcheggiate in via Ciaculli, 160, ma costoro, in sede di denunzia, dichiaravano, contrariamente al vero, di non avere subito intimidazioni o minacce da parte di chicchessia.

I coniugi BONACCORSO – MERLINO, come è stato accertato, hanno abbandonato un confortevole appartamento sito nella via Ciaculli 160 ed hanno sospeso i lavori di costruzioni di un edificio nella stessa borgata, per andare a convivere in via Pianel presso la figlia. MERLINO ROSA, interrogata, ha dichiarato di essersi trasferita presso la figlia per motivi personali e non ha voluto dire nulla né in ordine alle lettere anonime ricevute dal marito né su analoghe lettere anonime ricevute da altri abitanti della borgata.

Tanti altri appartamenti della borgata sono stati trovati disabitati; quattro – però – sono stati trovati, oltre che aperti, anche con tracce di effrazione e precisamente: l’appartamento sito in via Ciaculli, 7 appartenente al defunto PIETRO MARCHESE, cognato di GIOVANNELLO GRECO; quello di GRECO SALVATORE, padre del GIOVANNELLO (via Ciaculli 21) ucciso, come si è visto, al pari di PIETRO MARCHESE; quello di GRECO SALVATORE “CICCHITTEDDU” (via Ciaculli, 209), vecchio capo carismatico della mafia palermitana, deceduto nel 1978, odiato cugino di MICHELE GRECO; quello di GIUSEPPE (PINE’) GRECO (via Ciaculli, 279), fratello di “CICCHITTEDDU”, per il quale, come si è visto, ANTONIO SALAMONE aveva ottenuto da MICHELE GRECO l’impunità ed il permesso di allontanarsi da Palermo.

La villa di SALVATORE CONTORNO, costruita in territorio di Ciaculli col “permesso” di MICHELE GRECO (come ha riferito lo stesso CONTORNO), oltre ad essere aperta ed in stato di abbandono, presentava evidenti segni di vandalismo sia nelle strutture murarie sia nei mobili.

Questa storia di case danneggiate costituisce una ulteriore conferma degli schieramenti mafiosi, e dell’attendibilità di BUSCETTA e CONTORNO.

Veniva, poi, accertato, nel corso di sopralluoghi, che in Ciaculli, nei punti di congiunzione delle stradelle interpoderali con le strade urbane, erano stati installati alti cancelli chiusi con lucchetti e che, all’interno della rete viaria interpoderale, erano state apposte robuste catene, anch’esse assicurate con lucchetti, che impedivano di percorrere le stradelle a chi non fosse munito delle relative chiavi.

Queste vicende offrono il quadro desolante di un’intera borgata praticamente in mano alla mafia che detta legge con la violenza e l’intimidazione.

LA MATTANZA CHE NON FINISCE MAI

Il 16.3.1983 riprendeva l’offensiva dei vincenti con l’uccisione, a Palermo, di AMODEO GIOVANNI, fratello di PAOLO (già ucciso, come si è visto, il 27.12.1982) e di BELLINI CALOGERO (“LILLO L’ELETTRICISTA”), cugino dei GRADO e di CONTORNO, il quale aveva dato ospitalita’ a GRADO ANTONINO, prima che questi si recasse, con FRANCO MAFARA, all’appuntamento dal quale non aveva fatto più ritorno.

Il 17 marzo 1983, era la volta di PESCO VINCENZO, zio di GIOVANNELLO GRECO.

Il 2.6.1983, a sottolineare il perdurante pericolo che GAETANO BADALAMENTI rappresentava per i suoi avversari, veniva ucciso, a marsala, il di lui nipote, SILVIO BADALAMENTI, un giovane inizialmente arrestato perché ritenuto coinvolto nelle illecite attività dello zio, ma successivamente scarcerato essendo stata accertata l’inconsistenza degli indizi a suo carico.

[…] Il 12.4. ed il 5.6.1983, venivano eliminati SORCI ANTONINO, “rappresentante” della famiglia di Villagrazia, il figlio CARLO ed il fratello FRANCESCO.

Con questi assassinii venivano ulteriormente consolidate le posizioni dei corleonesi e dei loro alleati, poiché venivano eliminati dei soggetti che, come ha riferito BUSCETTA, non erano ritenuti, per gli antichi contrasti tra ANTONINO SORCI e LUCIANO LEGGIO, del tutto affidabili, malgrado la prova di “lealtà” di NINO SORCI, che aveva addirittura consentito che nel suo baglio venissero uccisi GIROLAMO TERESI, GIUSEPPE DI FRANCO e i due FEDERICO.

Il 22.8.1983, veniva assassinato MARCHESE GIUSEPPE, fratello dell’ucciso MARCHESE PIETRO.

Questo omicidio aveva una evidente finalità deterrente in quanto MARCHESE GIUSEPPE avrebbe potuto, prima o poi, accarezzare l’idea di vendicare il fratello.

Il 21.11.1983, la strage proseguiva con l’uccisione, nell’ospedale di Carini dove era ricoverato, di BADALAMENTI NATALE, un fedelissimo di GAETANO BADALAMENTI.

Il 20.2.1984, a Solingen (RFT), veniva ucciso il figlio di GAETANO BADALAMENTI, AGOSTINO, sicuramente estraneo a qualsiasi attività criminosa.

Per tale delitto l’autorità giudiziaria di Wuppertal ha emesso ordine di arresto nei confronti di ANTONIO VENTIMIGLIA (in Italia, allo stato, si procede ancora contro ignoti). Si è già avuto modo di parlare di questo assassinio nella parte concernente il traffico di eroina negli U.S.A., gestito e diretto da GAETANO BADALAMENTI, ed in quella sede si è riportata la telefonata fra due donne del clan di quest’ultimo, in cui si commentava amaramente la triste sorte di AGOSTINO BADALAMENTI, che era stato brutalmente seviziato ed ucciso.

Si è, inoltre, già puntualizzata la significanza dell’accertato coinvolgimento – nell’omicidio in questione – di ANTONIO VENTIMIGLIA, un personaggio originario di Terrasini implicato nel traffico internazionale degli stupefacenti sotto l’aspetto finanziario, e si sono esposti i nessi che legano il VENTIMIGLIA ad ANTONINO ROTOLO e a MADONIA ANTONINO, figlio di MADONIA FRANCESCO, rappresentante, quest’ultimo, della “famiglia” di Resuttana e fidatissimo alleato dei corleonesi.

Anche se per tale omicidio, quindi, l’istruttoria non è ancora completa, si può senz’altro affermare che le risultanze finora acquisite ne confermano integralmente l’inquadramento nella c.d. guerra di mafia, come rappresaglia nei confronti di GAETANO BADALAMENTI.

GAETANO BADALAMENTI, UN MAFIOSO “SFUGGENTE”

Nella lunghissima serie di delitti che hanno caratterizzato la c.d. guerra di mafia, nemmeno uno si può attribuire ai perdenti, ad eccezioni dell’attentato del Natale 1982 contro PINO GRECO “SCARPUZZEDDA”, andato a vuoto. […]

Per quanto riguarda il ruolo di TOMMASO BUSCETTA nella guerra di mafia è opportuno fare alcune precisazioni.

Ben sette persone della sua famiglia sono state eliminate nel 1982. Nel dicembre 1984, poi, e cioè dopo che egli aveva cominciato a collaborare con la giustizia, gli è stato ucciso il cognato, PIETRO BUSCETTA, per rappresaglia.

Nonostante tutto, TOMMASO BUSCETTA, a suo dire, non ha mai avuto alcuna intenzione di reagire con le armi; ed anzi, ha sempre respinto le offerte di GAETANO BADALAMENTI di unirsi a lui per vendicare i morti, malgrado il contrario convincimento dei corleonesi.

I suoi pregressi comportamenti (abbandono di “Cosa Nostra” ed emigrazione in Brasile; rifiuto di ritornare a Palermo dopo l’omicidio di BONTATE ed INZERILLO, nonostante le sollecitazioni dei Salvo) sembrerebbero confermare le sue parole, ma rimangono ancora dei punti da chiarire.

Desta, infatti, qualche perplessità la presenza, tra gli attentatori di PINO GRECO “SCARPUZZEDDA”, di quel ROMANO GIUSEPPE che sarebbe stato ucciso, dopo pochi mesi, a Fort Lauderdale (U.S.A.), insieme con TRAMONTANA GIUSEPPE, quest’ultimo amico di TOMMASO BUSCETTA.

Lasciano poi da pensare le dichiarazioni di FABRIZIO SANSONE e di GIUSEPPE BIZZARRO, secondo cui il BUSCETTA si è recato in Europa (probabilmente in Spagna) nell’estate del 1983.

Il SANSONE ha – comunque – escluso che BUSCETTA sia venuto in Sicilia, perché, durante la sua detenzione in Brasile con quest’ultimo, lo aveva sentito lamentarsi del fatto che il BADALAMENTI gli aveva promesso di farlo accompagnare in Sicilia da un figlio o da un uomo di fiducia, senza però mantenere l’impegno.

Ma è proprio la presenza del BUSCETTA in Spagna che lascia adito a sospetti, ove si consideri che, in quel paese, si erano rifugiati i fratelli GRADO; che in Spagna è stato arrestato GAETANO BADALAMENTI il 9.4.1984 con PIETRO ALFANO; e che in SPAGNA era diretto anche GIOVANNELLO GRECO, partito da Rio De Janeiro il 24.3.1984, usando il falso nome di RENATO PEREZ SILVA.

Diversa è stata la posizione di GAETANO BADALAMENTI, nella guerra di mafia.

Egli infatti, fino al momento del suo arresto, ha sempre cercato dichiaratamente la rivincita, nonostante gli arresti e le uccisioni di amici e parenti.

In un primo momento, dopo l’uccisione di STEFANO BONTATE, egli aveva offerto – ma senza successo – il suo aiuto a SALVATORE INZERILLO, come BUSCETTA ha appreso da ANTONIO SALAMONE.

Successivamente aveva tentato di convertire alla sua causa i GRADO, secondo quanto ha dichiarato TOTTA GENNARO, ma aveva ricevuto un rifiuto. Infine si era rivolto a BUSCETTA, il quale si sarebbe tirato indietro.

Quindi, un po’ tutti erano restii ad assecondare i propositi di vendetta del BADALAMENTI, forse anche a causa di qualcosa di grave – e tuttora oscuro – che lo riguardava. E’ certo – comunque – che il BADALAMENTI, nonostante la sua espulsione, continuava ad avere un ruolo non secondario in seno alla mafia e perfino nel traffico di stupefacenti e che – risulta dalle intercettazioni telefoniche – stava inviando un gruppo di suoi fidi in Sicilia, certamente per compiere azioni ritorsive.

A ciò si aggiunga che, nonostante la perdurante rappresaglia nei suoi confronti (vedi l’uccisione di AGOSTINO BADALAMENTI del 20.2.1984), il suo fido PIETRO ALFANO si era incontrato a New York, per motivi sicuramente attinenti al traffico di stupefacenti, con GIOVANNI CANGIALOSI da Borgetto, appartenente ai gruppi vincenti. A questo punto, a meno di ipotizzare che i suoi interlocutori ignorassero che ALFANO era l’emissario di BADALAMENTI (il che sembra, francamente, impossibile), è evidente che c’è qualcosa di sfuggente e di strano nel comportamento di quest’ultimo, che forse giustifica le riserve – un po’ di tutti – ad accettare le sue proposte di collaborazione.

Testi tratti dall’ordinanza del maxi processo

 

Fonte:https://www.editorialedomani.it/


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