E’ arrivato Pignatone e si comincia a vedere qualche luce in fondo al tunnel.

Tonnellate di soldi.

Investiti dovunque.

Ed in qualunque settore economico.

Dall’edilizia, agli alberghi, ristoranti, bar, esercizi commerciali di ogni tipo, sale di scommesse, sale da gioco. , tutto il settore della contraffazioni

E, poi, appartamenti, ville, terreni e tante altre attività.

Senza considerare appalti, subappalti di opere pubbliche e private, la gestione degli arenili, quella dell’eolico..

Tutto nelle mani delle mafie.

Non si finisce mai.

Qualche settimana fa a Terracina ci dicevano di strani passaggi di proprietà di alberghi.

A Fondi, di acquisti di terreni a Capratica, sul litorale, di terreni da parte di “napoletani”.

A Formia, di presenze sospette intorno ad un noto locale.

Il problema è che non si indaga mai sulle compravendite… , le famose indagini patrimoniali.

Non si indaga su queste montagne di capitali probabilmente quasi tutti di origine sospetta, per non dire sporca, non si indaga sulle compravendite, non si indaga sui collegamenti fra malavita e politica.

E, quando lo si fa, si ha sempre la sensazione che si sia volato basso, scansando i piani alti, anche quando vengono individuati (vedi la “Formia Connection” e non solo!).

Noi sentiamo ancora Prefetti e qualche Procuratore che, malgrado tutto, continuano a dire che… non c’è radicamento di organizzazioni criminali.

Lo abbiamo sentito a Latina fino ad appena qualche anno fa, lo abbiamo sentito a Viterbo ed a Cassino appena qualche mese fa, lo abbiamo sentito sempre a Roma, fino a qualche mese fa, fino a quando cioè, è arrivato, come Procuratore Capo della Repubblica, Pignatone.

Sentiamo ancora Alemanno che parla di… ”rischio” di infiltrazione mafiosa…

Ce ne vuole del coraggio!

Con Pignatone c’è la svolta perché l’altro giorno, in occasione degli Stati Generali per la legalità promossi dalla CGIL nella Capitale, egli l’ha detto chiaro e tondo.

Il Prefetto, che è intervenuto dopo il Procuratore, l’ha ripetuto, anche se non possiamo dimenticare la definizione che egli ha dato della Capitale appena un anno fa come “ la città più sicura d’Europa”.

Meglio così.

A Roma, capitale del riciclaggio del denaro di tutte le mafie, hanno detto prima il Procuratore e poi anche il Prefetto, regna la “pax mafiosa” in virtù del patto stipulato fra tutte le organizzazione criminali italiane e straniere di spartizione degli affari.

C’è posto per tutti, insomma, mentre l’economia piano piano sta passando tutta nelle mani dei criminali.

Dall’edilizia e così via.

A fronte di questa drammatica situazione, la viltà della maggior parte della gente che non vede, non sente e non parla, oltre alla cecità di una classe politica che, anziché rafforzare forze dell’ordine e magistratura, le depotenzia, lasciano poco sperare in un esito vittorioso nella guerra contro le mafie.

Non prendiamoci più in giro con sfilate, fiaccolate, appelli ed altre cose del genere.

La realtà a Roma e nel Lazio è quella descritta oggi da Pignatone e negli anni andati da De Ficchy, dalla DNA, dalla DIA e così via.

Ma, se non si cominciano ad arrestare i politici collusi con le mafie ed a fare pulizia nei presidi locali che non funzionano e a far svegliare la gente invitandola a segnalare, a denunciare, la guerra contro le mafie fra poco sarà persa definitivamente.

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