Droga all’ombra delle “Veneri”, chieste dieci condanne

Droga all’ombra delle “Veneri”, chieste dieci condanne

Redazione

Gennaio 11, 2021

La pena più alta invocata per Pio Giorgio Bove, 34 anni, di Parabita: 16 anni di reclusione, perché ritenuto a capo dell’associazione. La requisitoria della pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce nel processo, con rito abbreviato, scaturito dall’inchiesta chiamata Le Veneri, dal luogo d’incontro degli appartenenti al gruppo

LECCE – Le Veneri, grotta di rilievo archeologico tra Parabita, Matino e Tuglie, era diventata luogo di incontro per definire gli affari imbastiti sulla droga, tra canali di approvvigionamento e zone di spaccio: la pm della Dda di Lecce ha chiesto la condanna di dieci imputati sugli undici a processo, con rito abbreviato, a conclusione dell’inchiesta chiamata con il nome del sito di interesse preistorico e sfociata negli arresti il 6 luglio 2020 

LA REQUISITORIA: LE RICHIESTE PER IL PRESUNTO CAPO E IL SUO BRACCIO DESTRO

La pena più alta è stata invocata per Pio Giorgio Bove, 34 anni, di Parabita: la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la condanna a 16 anni di reclusione, dopo aver contestato all’imputato il ruolo di capo dell’organizzazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Cocaina, hashish e marijuana, stando a quanto contestato dalla pm Carmen Ruggiero impegnata nella requisitoria del processo in corso di svolgimento nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce.

Bove risulta già coinvolto nel processo figlio dell’operazione Bamba,  condotta dai carabinieri della compagnia di Casarano a maggio 2011, su un sodalizio criminale dedito allo spaccio di stupefacenti. Con questa accusa, Giove è stato condannato a nove anni di reclusione.

Il nome di Bove, inoltre, è finito nel procedimento penale aperto sull’omicidio di Peppino Basile, il consigliere comunale e provinciale di Italia dei Valori, ucciso a Ugento, sotto casa sua, la notte a cavallo tra il 14 e il 15 giugno 2008. Del 34enne di Parabita parlò il collaboratore di giustizia Giovanni Vaccaro, le cui dichiarazioni  sono state ritenute dalla procura assolutamente irrilevanti.

Secondo l’accusa, l’uomo più vicino a Giove, quello di cui il 34enne si fidava, era Salvatore Martello De Maria, 47 anni, di Tuglie, per il quale la pm ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione.

Gli elementi raccolti dai carabinieri di Gallipoli, hanno evidenziato la partecipazione di De Maria alle attività approvvigionamento della droga, seguendo le indicazioni che venivano impartite da Giove e sempre in base alle istruzioni del capo, si è occupato dei rapporti con i fornitori della zona di Monteroni, per poi procedere allo spaccio tra Matino a Parabita.

 

LE ALTRE RICHIESTE DI CONDANNA

Queste sono le altre richieste di condanna avanzate dalla pm: 12 anni per Antonio Manco, 32, di Parabita; dieci anni di reclusione per Giorgio Bove, 25 anni di Matino; otto anni e tre mesi, per Metello Durante, 30, di Tuglie; otto anni per Cosimo Francone, 51, di Tuglie; otto anni per Addolorata Donadei, 31, di Parabita; otto anni e tre mesi per Michel Perdicchia, 30 anni, di Matino; quattro anni e quattro mesi per Andrea Maniglia, 45, di Monteroni; sei anni per Antonio Giordano, 34, di Monteroni.

La richiesta di assoluzione è stata chiesta per Giuseppe Imperiale, 38, di Tuglie.

Il conto presentato dalla pm della di Lecce è al netto della riduzione di un terzo della pena, per effetto della scelta del rito processuale alternativo al dibattimento.

 

L’INCHIESTA LE VENERI: 12 MESI DI INDAGINE DEI CARABINIERI DI GALLIPOLI

L’inchiesta Le Veneri è partita nel 2018, dopo l’arresto di Pio Giorgio Bove: nella sua abitazione i carabinieri trovano una pistola semi automatica calibro 9, nascosta in un’intercapedine del frigorifero e 236 munizioni di guerra. Le indagini sono andate avanti per 12 mesi, durante i quali i militari di  Gallipoli sono stati impegnati in osservazioni, pedinamenti e sequestri, con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Durante le conversazioni, per riferirsi alla droga, gli imputati parlavano di strumenti di lavoro, come turbine, zappe o motoseghe e per indicare i ricavi si faceva ricorso alla parola documenti.

Nella giornata di domani, martedì 12 gennaio, inizieranno le arringhe dei difensori degli imputati: Alberto Corvaglia, Luigi Corvaglia, Stefano Pati, Mariangela Calò, Stefano Palma, Angelo Ninni, Luca Laterza, Maria Greco, Giovanni Carlino e Alessandra Luchina.

Fonte:https://www.iltaccoditalia.info/2021/01/11/droga-allombra-delle-veneri-chieste-dieci-condanne/

Archivi