Drammatica nel Lazio la gestione del ciclo di rifiuti. Lo denuncia la Procura di Velletri

NEL LAZIO LA SITUAZIONE DELLA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI E’ VERAMENTE DRAMMATICA! LA DENUNCIA DELLA PROCURA DI VELLETRI

fonte il messaggero online 15 giugno 2010

Rifiuti, procuratore Velletri denuncia: società smaltimento spregiudicate.
Audizione della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Ascoltati i rappresentanti istituzionali, il 23 anche la Polverini

ROMA (15 giugno) – «Il problema dei rifiuti è legato soprattutto alla gestione del ciclo da parte dei Comuni della zona che si affidano a società il più delle volte un po’ spregiudicate e che non sempre seguono con attenzione gli attuali regolamenti». E’ la denuncia del procuratore della Repubblica di Velletri Silverio Piro nel corso dell’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti.

«I procedimenti penali che noi seguiamo riguardano soprattutto le società che nel tempo si sono completamente disinteressate della necessità di salvaguardare l’ambiente privilegiando invece il loro commercio e soprattutto lo smaltimento dei rifiuti in modo del tutto irregolare – ha spiegato Piro – Sono procedimenti che parlano da soli soprattutto quando si fa riferimento al disastro ambientale della Valle del Sacco, dove si sono trovati degli indici di inquinamento veramente elevati e dove si sono verificate tutta una serie di responsabilità di amministratori e società coinvolte nello smaltimento dei rifiuti».

«Abbiamo trovato una metodica contraffazione dei codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) da parte di alcune società nel trasportare rifiuti che in realtà non potevano essere trasportati per consentirne l’occultamento e la distruzione. In questo caso si tratta di una società di Anzio, la Trasporti Ambiente», ha detto ancora Piro. «Un altro procedimento riguarda una bonifica ambientale da parte del comune di Pomezia – ha proseguito Piro – che ha visto diversi indagati e misure cautelari personali a carico di amministratori e in cui si sono verificate anche delle ipotesi di corruzione».

«Il 23 giugno avremo la Polverini» in commissione. Lo ha annunciato, nel corso
dell’audizione odierna sul ciclo dei rifiuti del Lazio, Candido De Angelis, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Previste anche le convocazioni del sindaco di Latina, del presidente della Provincia di Frosinone, del sindaco di Frosinone, del presidente della provincia di Rieti, del sindaco di Rieti, del presidente della provincia di Viterbo, del procuratore della Repubblica di Frosinone, Cassino e Civitavecchia.

Intanto oggi sono stati ascoltati anche il presidente della provincia di Latina, Armando Cusani e il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta, Cusani ha denunciato il rischio di traffici illecciti a causa della carenza degli impianti di smaltimento: «In questi anni siamo riusciti a mettere in funzione tutti i depuratori, i depuratori producono fanghi ma questi non possono essere smaltiti in provincia di Latina perchè non ci sono impianti e vengono portati, quando va bene, in Puglia. Oltre all’aggravio dei costi segnalo anche che dietro al trasporto, ai luoghi di lavorazione dei fanghi ci possono essere rischi su traffici illeciti».

Cusani ha anche parlato degli anni in cui il Lazio è stato commissariato nel settore rifiuti: «In questi anni di commissariamento ci si sarebbe aspettati la realizzazione di impianti di compostaggio per trattare una parte della raccolta differenziata, i fanghi che provengono dai depuratori. Sul ciclo
dei rifiuti siamo tra le Regioni e le Province più indietro d’Italia».

Il sindaco di Viterbo Marini, che in passato è stato anche presidente della provincia di Viterbo, ha accusato la Regione, che ha impedito alle province di determinare il ciclo di rifiuti. Secondo Marini, infatti, «la Regione Lazio nelle sue varie differenziazioni non ha mai concesso alle province di poter determinare, come forse opportuno attraverso gare pubblica, un ciclo di rifiuti. Attraverso la legge regionale hanno voluto sempre decidere che cosa si doveva fare del combustibile da rifiuto».

La provincia di Viterbo, ha spiegato Marini, «si era autodeterminata un piano dei rifiuti e l’aveva sottoposto all’attenzione della Regione Lazio perché avevamo pensato che potevamo economicamente gestire i rifiuti senza doverli trasportare in altre province, ma è mancata dal punto di vista regionale la concertazione. Oggi l’impianto per la produzione di Cdr sta iniziando a funzionare ma siamo passati da
un sogno di ciclo completo ad un quarto di ciclo. Nel 1996 la Regione Lazio ordinò al comune di Viterbo di autorizzare l’impianto per la produzione di Cdr, senza concertazioni o conferenza di servizi. Lo ordinò e in questi 14 anni, mi pare di capire, che non si è modificato nulla. Questo ha generato un malumore istituzionale nei confronti della Regione Lazio».

Cerroni: infinita la lista dei Comuni che non pagano. «Noi per il servizio che facciamo trasmettiamo fatture che non vengono pagate. C’è una lista infinita di comuni che non pagano». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri., Manlio Cerroni, a margine dell’audizione nella commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti nel Lazio. «Roma ha avuto un problema da sistemare che si riferisce al passato e adesso si difende – ha spiegato Cerroni – Con Pomezia invece ci sono grosse difficoltà». Nel corso dell’audizione uno dei componenti della commissione parlamentare ha chiesto al presidente della Co.la.ri: «perchè c’è sempre lei nell’impiantistica laziale?». A questa domanda Cerroni ha risposto: «perchè quando negli anni ’50-’60 facevamo questo mestiere, quelli che “facevano monnezza” neanche la moglie trovavano. Mi fanno sempre questa domanda ma la domanda che mi dovreste fare è: “da quando fa questo mestiere?” Dal ’46».

Malagrotta chiuderà. «Nel giorno in cui andranno in funzione gli impianti non ci sarà più bisogno della mega discarica di Malagrotta. Ci sono soluzioni alternative a Monti dell’Ortaccio, nelle ex cave di Riano e di Roma sulla Salaria. È stato presentato un progetto per trasformare le ex cave di Riano in discariche». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri Manlio Cerroni davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Il gassificatore di Albano «sarà l’impianto top a livello mondiale. Non faremo un inceneritore ma una centrale elettrica che, al posto di essere alimentata a metano o a olio combustibile, è alimentata a combustibile da rifiuti». Lo sostiene Cerroni. «L’impianto di Albano nasce per essere alimentato a cdr da Rocca Cencia e Salaria ma in mancanza di questo – spiega Cerroni interpellato dalla commissione – può essere alimentato anche a rifiuto ‘tal qualè, dalla frazione secca, solo che a quel punto non sarà piu un impianto di produzione di energia ma di smaltimento di rifiuti». Il gassificatore di Albano, ha spiegato Cerroni, attualmente «è autorizzato per 160 mila tonnellate» di cdr, «ma può arrivare anche a 180 mila».

Sindaco di Riano: mai discarica nel nostro territorio. «Una discarica nelle ex cave di Riano? È una follia. Sia il comune che la Regione Lazio, nel novembre scorso, hanno rigettato un progetto presentato dalla Co.la.ri. Abbiamo saputo che il consorzio ha presentato ricorso al Tar contro i dinieghi e il nostro comune si è costituito in giudizio per resistere». Lo ha detto oggi il sindaco di Riano (Roma) Nicola Regano, replicando a quanto dichiarato da Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri e proprietario della discarica di Malagrotta, davanti alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in merito all’esistenza di un progetto per allestire una discarica nelle ex cave di tufo di Riano, lungo la Tiberina.

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