Draghi, finalmente, parla di mafia

Draghi, finalmente, parla di mafia

Dopo il Senato  il discorso del Presidente alla Camera

Jamil El Sadi 18 Febbraio 2021

“Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam” è il latinismo con cui si apre la celeberrima formula di annunciazione del nuovo pontefice. Questa volta, però, la liturgia si è chiusa diversamente. “Habemus Mafia”: il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha finalmente pronunciato la parola “Mafia”, da giorni esclusa dalla sua dialettica politica.
Poche ore fa, infatti, il Presidente Draghi è intervenuto presso la Camera dei Deputati, dopo aver ascoltato gli interventi di Ministri, Ministre e “Minestroni”. Ma più che un discorso, il suo è stato “una replica ad alcuni interventi” dei Deputati, che tra l’altro presenta non pochi punti critici.

Draghi: “Trasparenza e semplificazione sono chiavi anticorruzione”
Dopo aver parlato delle piccole e medie imprese, e dei tipi di interventi sul piano economico e finanziario (ma non solo) per sostenerle e incentivarle, ha preso in esame il fenomeno corruttivo. “Un Paese capace di attrarre investitori, anche internazionali, deve difendersi dai fenomeni corruttivi”. Queste sono state le parole con cui il Neopresidente Draghi ha aperto la sua replica ai Deputati in merito alla corruzione. Così, con una prima “gaffe” che l’ha costretto a rettificare subito: “Intendiamoci, deve difendersi dai fenomeni corruttivi, comunque, e anche per questo. Rappresentano (i fenomeni corruttivi, ndr) un pericolo di ingerenza criminale, anche da parte delle mafie, e un fattore disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la libera concorrenza”.
Successivamente, Mario Draghi ha spiegato come la trasparenza e la semplificazione, oltre ai “presidi di prevenzione”, rappresentino le “chiavi” per combattere la diffusione della corruzione. “La trasparenza della pubblica amministrazione è il presupposto logico – ha detto –. I cittadini devono poter far sentire la loro voce. È la base per la responsabilità, quindi accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi o qualitativi. questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici”. “Il tutto – ha continuato il Presidente – in un virtuoso rapporto di collaborazione tra istituzioni e collettività amministrate, che veda rispettato il principio del coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte. E riesca ad alimentare e consolidare la fiducia nelle istituzioni ma anche il necessario controllo sociale”.
“La semplificazione avrebbe una funzione anticorruttiva – ha spiegato Draghi in merito alla seconda “chiave” –. La semplificazione dei procedimenti amministrativi serve a snellire e accelerare i processi decisionali pubblici. Spesso sono proprio le farraginosità degli iter e la moltiplicazione dei passaggi burocratici, la causa inaccettabile dei ritardi amministrativi. Ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti”.

E la criminalità?
Se Draghi ha speso svariati minuti per parlare di corruzione, molti meno sono stati quelli dedicati alla criminalità. A dire il vero, pochi istanti.
“Un’osservazione sola: è vero che i dati quantitativi sulla criminalità nel corso degli anni sono andati migliorando, ma la percezione che ne hanno i cittadini no
– ha precisato –. E deve essere la percezione a guidare l’azione, a stimolare un’azione sempre più efficace”. A questo punto verrebbe da chiedersi: “E quindi?”.
Draghi è stato molto “economico” a riguardo. Non ha parlato del pericolo d’infiltrazione mafiosa nella politica; non una parola in merito alle stragi di mafia, ai delitti eccellenti e alla necessaria ricerca di verità e giustizia; nulla su Cosa nostra, ‘Ndrangheta o Matteo Messina Denaro che (è bene ricordare) ancora è latitante.
Insomma, Draghi ha parlato di “criminalità” ma nel concreto non ha detto nulla. E pensare che quello odierno è il suo terzo discorso (o “replica”) in cui ha avuto la possibilità di parlare dei temi di cui sopra.

All’Italia serve una giustizia europea?
Infine, prima di replicare anche sullo sport, Draghi ha parlato anche di giustizia. “Sulla giustizia non c’è dubbio che bisognerà intraprendere azioni innovative per migliorare l’efficienza della giustizia civile e penale – ha detto –, quale servizio pubblico fondamentale che rispetti tutte le garanzie e i principi costituzionali che richiedono un tempo giusto ed un processo di durata ragionevole in linea con la media degli altri paesi europei”. “Come ho detto ieri in Senato nel discorso di replica, e ci tengo a ribadirlo anche in questa sede, dobbiamo impegnarci a tutelare il sistema economico contro il rischio di infiltrazioni criminali conseguente all’immissione di flussi di denaro e di risorse pubbliche anche provenienti dall’UE – ha continuato Draghi –. Infine, ma non meno rilevante, in tempi di pandemia non dovrà essere trascurata la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri. Spesso sovraffollate, esposte al rischio e alla paura del contagio e particolarmente colpiti dalle misure necessarie per contrastare la diffusione del virus”. Scroscio di applausi.
Ad essere maliziosi verrebbe da pensare che i riferimenti alle carceri sia stato un riferimento nascosto alla morte odierna (in carcere) del boss camorrista Raffaele Cutolo. Ma è una malizia, appunto, che ci si augura non trovi mai fondamento.
Ciò che un po’ preoccupa è l’affermazione del Presidente Draghi riferita al “processo di durata ragionevole in linea con la media degli altri paesi europei”. Cosa vorrebbe dire questa espressione? Viene da chiedersi: era un altro riferimento nascosto? Vorrebbe che la giustizia italiana assumesse gli ordinamenti europei? E se sì, quali? Cosa pensa il Presidente del Consiglio Draghi della prescrizione e del sistema penitenziario italiano? Il 41bis invece? Sarebbero gradite delle risposte.
Nel mentre, continuiamo a gridare: “Habemus Mafia”.

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/82304-draghi-finalmente-parla-di-mafia.html

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