Dovrebbe essere in dirittura di arrivo la nuova legge per i Testimoni di Giustizia. Resta, però, tutto il piedi il problema irrisolto del funzionamento del Servizio Centrale di Protezione che va cambiato dalla testa ai piedi perché fa acqua da tutte le parti

ROMA, 9 OTT – Complessivamente il sistema di protezione si occupa in Italia di 6200 persone ma i testimoni sono solo 80 che arrivano a 1000 con i loro familiari. Di questi 80 testimoni, solo 17 solo alle “misure speciali” ovvero protetti nella propria abitazione, mentre tutti gli altri hanno dovuto aderire al programma di protezione, ovvero hanno abbandonato la propria casa e il proprio lavoro per essere nascosti in località protette. “In realtà bisogna far riprendere al testimone la propria vita – osserva Mattiello – altrimenti lo Stato ha fallito. Il programma di protezione, su questo tutti concordano, dovrebbe essere residuale, mentre al momento è preponderante. Diverso è il caso del collaboratore di giustizia che, giustamente, vuole cambiare luogo di residenza e vita”.

“I collaboratori di giustizia – conclude il coordinatore del V Comitato della Commissione parlamentare Antimafia – sono cosa completamente diversa dai testimoni di giustizia: i primi infatti hanno fatto parte dell’organizzazione criminale e trattano la resa con lo Stato per ottenere protezione ed una nuova identità; i testimoni invece il reato lo hanno subito o vi hanno assistito. In un Paese in cui troppo spesso chi parla è considerato un ‘infame’, i testimoni sono perle rare”. (ANSA).

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