Dossier su politici e veleni. Si cerca un altro carabiniere

Dossier su politici e veleni. Si cerca un altro carabiniere

Il Mattino, Sabato 13 Agosto 2016

Dossier su politici e veleni si cerca un altro carabiniere

di Mary Liguori e Marilù Musto

Il traffico di dossier su politici e imprenditori di cui risponde il carabiniere Giuseppe Iannini non è solo opera sua. Emerge dalle indagini delegate ai carabinieri del comando provinciale di Caserta dalla Dda di Napoli che stanno cercando un secondo militare che avrebbe aiutato il maresciallo di Orta di Atella, finito ai domiciliari. Ieri, Giuseppe Iannini, assistito dall’avvocato Bruno Cervone, ha deciso di rinunciare al Riesame.
I sostituti procuratori antimafia Fabrizio Vanorio, Alessandro D’Alessio e Maurizio Giordano sono riusciti a ottenere parziali ammissioni da Iannini. «Ho consegnato quegli atti a Giovanni Cristiano, un radiologo dell’ospedale di Caserta, affinché li desse a Nicola Cosentino, ma io Cosentino non l’ho mai incontrato».
Ammissioni che combaciano con quelle di Cristiano che era sì radiologo all’epoca dei fatti, ma era stato fino a poco tempo prima perito per la Procura di Santa Maria Capua Vetere. Si occupava di trascrizioni. Erano gli anni in cui Donato Ceglie era a capo del pool che indaga sulla Terra dei Fuochi, nello stesso ufficio giudiziario. Gli stessi anni in cui il magistrato, oggi sotto processo e sospeso dal Csm, avrebbe «sponsorizzato» i fratelli Orsi per gli appalti sui rifiuti, una fase in cui era in atto il tentativo di «allontanare» lo spettro di Nicola Ferraro, titolare di una società concorrente a quella dei fratelli Sergio e Michele Orsi, all’epoca considerati la «faccia pulita» dell’imprenditoria casertana. Oggi Sergio Orsi è pentito, suo fratello Michele nel 2008 fu ammazzato da Giuseppe Setola. Dopo l’omicidio, Sergio Orsi fu messo sotto protezione, ma poco dopo rinunciò alla scorta. Si apprende ora che un carabiniere gli avrebbe suggerito di non servirsi della tutela, garantendogli protezione. Quel militare era, secondo gli investigatori, proprio il «socio» di Iannini, un secondo carabiniere sul quale ora si stanno concentrando le indagini della Dda di Napoli.
Contro il secondo carabiniere ci sarebbero le dichiarazioni di alcune delle persone ascoltate perché informate sui fatti, ma anche quelle degli indagati nell’ambito della stessa inchiesta.
I due, sospetta la Procura, hanno sottratto atti riservati relativi ai fascicoli sul clan Puca di Sant’Antimo e sui loro presunti rapporti con i fratelli del parlamentare Luigi Cesaro. Alcuni di quei verbali sono originali ma sono stati parzialmente manomessi. Altri ancora, come quello del pentito Prestieri, erano invece del tutto falsi.
Gli strumenti con i quali, sempre secondo l’accusa, Nicola Cosentino avrebbe «ricattato» Cesaro sarebbero stati forniti all’ex parlamentare di Casal di Principe, sia da Iannini che da un suo collega. Lo scenario dell’inchiesta sui dossier e sui veleni che avrebbero movimentato il centrodestra campano fino a due anni e mezzo fa, dunque, si allarga. D’altronde, il giorno dell’arresto di Iannini, in casa sua a Orta di Atella, sono stati sequestrati altri atti, carte che riguarderebbero indagini sui presunti finanziamenti alle cliniche private della famiglia Cesaro a Sant’Antimo e su denari impiegati durante alcune delle campagne elettorali a sostegno del parlamentare. Da un lato i dossier, dunque, dall’altra i verbali redatti dagli indagati in sede di interrogatorio. Al centro, un’unica zona grigia che lega apparati investigativi, politici e probabilmente toghe compiacenti che avrebbero sponsorizzato un gruppi di potere interessati agli appalti pubblici.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia si lega a doppio filo con le vicende oggetto del processo in corso dinanzi al tribunale di Roma conosciuto come «P4», nel quale compare proprio Cosentino come imputato per diffamazione. Il dossieraggio sull’ex governatore Stefano Caldoro, tra le altre cose, la lotta per la candidatura alla carica di presidente della Regione Campania nel 2010, sono i veicoli che conducono all’attuale filone investigativo. Così come una fuga di notizie avvenuta nel periodo precedente la prima ordinanza nei confronti dell’ex sottosegretario Cosentino a firma del gip Raffaele Piccirillo, datata 2009. Sullo sfondo, guerre politiche intestine allo stesso schieramento, ricatti, veleni, il tutto anche attraverso la costruzione di falsi documenti investigativi e la circolazione di atti che invece avrebbero dovuto restare segreti. Tra gli scopi di chi ha violato gli archivi di polizia giudiziaria, quello di ingraziarsi politici potenti e magistrati. Non è un caso che nel fascicolo nelle mani della Procura di Napoli compaiano anche nomi di giornalisti al servizio di un sito web vicino al centrodestra sul quale vennero pubblicati parzialmente pezzi dei dossier finti finiti nelle mani di Cosentino.

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