Dopo quello di Palermo,ci sarebbe stato un altro “patto” mafia-stato stipulato in “una villa dei Servizi a Gaeta”.La notizia ,diffusa da alcuni giornali e personaggi campani assolutamente credibili ed autorevoli -ma che della quale ,purtuttavia,bisogna accertarne la fondatezza- se risultasse veritiera,darebbe una spiegazione alla domanda del “perché” non si sono mai fatte ,da parte delle istituzioni locali,indagini serie sulla presenza e sulle attività delle organizzazioni criminali nel Basso Lazio e nella provincia di Latina in particolare.

 E,soprattutto,chiarirebbe  il “come “ed il “perché “chiunque abbia tentato,come l’ex Prefetto di Latina Bruno Frattasi,di far luce su tali presenza ed attività,é stato subito rimosso e trasferito.Non va dimenticato che la provincia di Latina si trova alle porte della Capitale,nel Lazio,ed essa,pertanto,é considerata una  preziosa porta di accesso a questa.Il “patto”,quindi,se effettivamente provato,acquisterebbe una dimensione non limitata  ad un territorio   ristretto ma,al contrario,addirittura nazionale.Sono anni che l’Associazione Caponnetto é impegnata duramente  a lavorare sull’argomento  in quanto  é convinta che tutte le carenze,le “distrazioni”,le omissioni  finora registrate riguardanti  la provincia di Latina ed il Basso Lazio e delle quali si sono resi  portavoce in Parlamento  tanti parlamentari  M5S o ex M5S,siano direttamente od indirettamente riconducibili a quel “patto di Gaeta”.Non é possibile,altrimenti ,che le dichiarazioni fatte da Carmine Schiavone nella Caserma dei Carabinieri  di Latina  tantissimi anni fa in merito al traffico di rifiuti,con tanto di numeri di targa dei camion che li trasportavano o,inoltre,alla presenza  di una trentina di “soldati” che  operavano  sul territorio pontino con tanto di stipendio mensile al servizio della fazione  Schiavone dei Casalesi,non siano state  prese nemmeno in considerazione  e non abbiano dato origine ad alcuna indagine risolutiva.Non é possibile che ,a distanza di decenni,non sia stata data una risposta alle ragioni di omicidi  eccellenti come quelli dell’avvocato Maio ad Aprilia,del parroco di Borgo Montello
Don Boschin,dell’avvocato Mosa a Sabaudia,o di suicidi come quello del Capitano comandante della Compagnia  della Guardia di Finanza di Fondi Fedele Conti.Ci sono stati  fatti –come quello del racconto fatto dal Procuratore Aggiunto  di Roma Prestipino  delle bobine  di intercettazioni  relative ad indagini delicatissime e segretissime  della DDA di Roma  trovate addosso ad un soggetto qualificatosi come  un agente addirittura legato  addirittura  al MOSSAD  israeliano  – che  provocano inquietudine.Soprattutto se si tiene conto dell’autorevolezza  e ,quindi,della serietà delle fonti che li hanno rivelati.Nelle interrogazioni  parlamentari  di cui abbiamo parlato  si parla di “lobby” che  agirebbero per condizionare  tutto  e si ipotizza un ruolo dei Servizi,o ,quanto meno,di soggetti legati a questi.Ecco,l’Associazione Caponnetto  vuole sapere se  queste ipotesi  sono o non sono fondate.

 
 

Il patto stato-camorra e quel silenzio assordante

Di quella trattativa nessuno deve parlare, della possibile intesa tra camorra e pezzi dello stato, dietro il paravento dell’emergenza rifiuti in Campania, è calato il silenzio. Silenzio spazzatura. Rotto dai pochi giornalisti che ne hanno scritto e da chi ha continuato a tenere in vita la questione. Il magistrato Raffaele Cantone ha firmato un editoriale dal titolo Scandalo rifiuti la zona grigia Stato-camorra, pubblicato sul Mattino di Napoli. Un articolo al calor bianco nel quale si affrontava il tema della possibile trattativa tra stato e camorra durante il periodo dell’emergenza rifiuti in Campania. Cantone ha ricostruito pezzo a pezzo fatti ed episodi rimasti senza risposta: la fulminante carriera di un funzionario del consorzio Ce4, coinvolto in diverse bufere giudiziarie, ma approdato da immacolato alla protezione civile, guidata da Bertolaso; le ragioni della nascita di un superconsorzio (Impregeco) che univa gli interessi e i sistemi di potere di Cosentino e Bassolino, che firmava ‘da ignaro’, in una santa alleanza del sacchetto; il ruolo degli Orsi che, con una tessera dei Ds in tasca, spingono il citato funzionario nel commissariato di governo per l’emergenza rifiuti e finiranno uno arrestato e un altro ammazzato dalla mano criminale di o’ cecat, il boss Giuseppe Setola; l’incontro tra uomini del commissariato e soggetti dei servizi con il superlatitante Michele Zagaria (o con un suo fiduciario) per avere l’aiuto della camorra al fine di contenere l’emergenza rifiuti; in cambio dell’aiuto sarebbero stati promessi soldi ed appalti.
L’editoriale si è chiuso con la richiesta di urgente intervento delle commissioni parlamentari preposte e una serie di interrogativi che gettano una luce sinistra su questi anni di sacchetti in strada, la munnezza che è stata il sipario dietro il quale celare un patto occulto tra camorra e stato, come ai bei tempi di Cutolo, un tavolino per dividersi appalti, posti e soldi pubblici come nel dopo terremoto. Tanto alla storia consegneranno l’alibi di sempre è stata la camorra. E, invece, tra le pieghe di quel disastro emergono responsabilità diffuse, accertarle e dare risposte è un primo ristoro per una terra alla quale hanno depredato presente e futuro.

IL MATTINO del 27 febbraio 2011

“Scandalo rifiuti la zona grigia Stato-camorra”

RAFFAELE CANTONE*

Da più giorni questo quotidiano sta cercando di mettere a loro posto, nel disinteresse degli altri media napoletani e non, le tessere di un puzzle che lasciano già intravedere un quadro a tinte ancora più fosche dello scandalo della gestione dei rifiuti in Campania. Si tratta di fatti che, se esattamente ricostruiti, potrebbero spiegare molte delle cose che sono accadute di recente (o stanno accadendo) nel mondo della politica, dell’imprenditoria e, persino, della camorra e di essi si sono pure occupati, in un interessantissimo libro-denuncia dal titolo «La Peste», l’ex senatore Tommaso Sodano e il giornalista Nello Trocchia. Le vicende risalgono ad un periodo non vicinissimo (2003-2005) in cui si rischiò, quasi in concomitanza con il rinnovo del consiglio regionale, un’emergenza rifiuti analoga a quella poi avvenuta del 2007 ma che al momento fu evitata. Fu proprio in quel lasso di tempo che avvenne il passaggio delle funzioni commissariali dalla Regione al governo centrale, con la nomina a commissario prima del Prefetto Catenacci, poi di Bertolaso e via di seguito. Il subcommissario Facchi racconta (dopo che il giornale aveva sollevato il caso), prima alla Tv e poi ai pm della Dda di Napoli, che in quella fase fu avvicinato in più occasioni da uomini dei servizi segreti e aggiunge che una persona dei servizi, proveniente da un consorzio (?), fu stabilmente inserita nella struttura commissariale. In quella stessa temperie il medesimo Facchi, facendo firmare una delibera a un ignaro presidente della Regione, creava un superconsorzio (di nome Impregeco) che metteva insieme consorzi vicini ai partiti del centrodestra (della provincia di Caserta) e a quelli del centrosinistra (della provincia di Napoli), superconsorzio di cui a lungo tratta l’ordinanza cautelare emessa dal Gip Piccirillo contro l’on. Cosentino. Quella struttura, che creava vincoli e rapporti traversali fra mondi culturalmente e politicamente apparentemente lontani, avrebbe dovuto nell’idea dei partecipi persino sostituire il Commissariato nella gestione dell’emergenza. Ma è sempre in quel periodo che alcuni imprenditori di Casal di Principe, provenienti dal mondo delle costruzioni (i fratelli Orsi) consolidano le loro posizioni nel settore dei rifiuti. Hanno vinto alcuni anni prima in modo, per usare un eufemismo, rocambolesco la gara per la gestione della società mista collegata al più importante consorzio casertano (Ce 4) e si apprestano a fare il salto di qualità. Grazie a rapporti con personaggi di varie istituzioni inseriscono un uomo proprio (o che considerano tale) nella struttura del commissariato, personaggio che, malgrado nel corso degli anni sia stato più volte coinvolto in indagini, fa velocissima carriera nel mondo dorato della protezione civile. I fratelli Orsi, uno dei quali – Michele – ammazzato dal boss casalese Setola nel 2008, sono a loro volta ritenuti legati al clan dei Casalesi e dimostrano di sapersi muovere benissimo nel mondo paludoso della politica campana; sono sponsor (anche dal punto di vista economico e dell’elargizione di posti di lavoro) dei partiti del centrodestra ma non disdegnano di iscriversi ad un partito politico di sinistra in un comune del casertano, comune il cui sindaco è stato eletto, malgrado non si fosse in Bulgaria, con percentuali molto vicine al 90%. Quel sindaco, eletto in consiglio regionale viene arrestato per corruzione ed il consiglio comunale viene poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Sempre in quella fase, il Commissariato di governo attraverso la Fibe affitta diecine di terreni in località vicine a Casal di Principe, pagando per la locazione cifre di molto superiori al valore degli immobili medesimi, per posizionare su di essi le famose ecoballe. Questi terreni, scelti da una società privata e quindi senza il rispetto delle regole dei pubblici contratti, appartengono in qualche caso a personaggi legati ai Casalesi, in particolare, ricorda il Mattino, i proprietari di essi hanno lo steso consulente finanziario di fiducia della famiglia Zagaria. Su molte di queste vicende la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’On Barbieri, durante la breve parentesi del governo Prodi, fa varie audizioni che poi vengono segretate e comunque pubblica un’importante relazione in cui si da atto delle stranezze dell’acquisizione dei terreni. In quel periodo, secondo le fonti del Mattino, uomini del commissariato e soggetti dei servizi si incontrano con il superlatitante Michele Zagaria (o con un suo fiduciario) per avere l’aiuto della camorra proprio per evitare l’emergenza rifiuti; in cambio dell’aiuto al sarebbero stati promessi soldi ed appalti. Se questo è una parte del quadro – che non merita commenti – sorgono spontanee alcune domande. Perché i servizi si incontrarono con Facchi, su mandato di chi e per sapere o fare che cosa? È vero che a qualcuno di questi incontri parteciparono anche camorristi o loro fiduciari? Chi ha intermediato con il Commissariato di Governo l’individuazione dei terreni su cui posizionare le ecoballe? Sono stati dati appalti ad imprese legate a Zagaria, e in che modo e perché non vennero controllate le certificazioni antimafia? L’omicidio di Michele Orsi è avvenuto semplicemente per punirlo delle dichiarazioni già rese o per impedirgli di svelare quanto a sua conoscenza su quello che si muoveva dietro le quinte? Perché l’uomo degli Orsi dal Commissariato di governo passa alla protezione civile, malgrado coinvolto in tante indagini? C’è un rapporto fra il mancato arresto di Zagaria (o l’avvenuto arresto di altri latitanti) e i patti stipulati con riferimento ai rifiuti? Sono stati promessi appalti ai Casalesi anche con riferimento alla costruzione del termovalorizzatore casertano? Perché restano ancora segretati gli atti della Commissione bicamerale (visto che sono stati comunque pubblicati su questo giornale) e non vengono trasmessi agli uffici giudiziari competenti? A questi interrogativi, che sono solo alcuni fra quelli possibili, in parte ci si augura risponderà la Procura di Napoli che ha immediatamente aperto un fascicolo dopo la pubblicazione degli articoli; ma le risposte saranno inevitabilmente parziali sia perché la Procura si potrà muovere solo lì dove individuerà reati sia perché su alcuni profili è certamente competente l’ufficio giudiziario di un’altra Regione. Appare, invece, quantomai opportuno l’intervento delle commissioni parlamentari (in particolare quelle Antimafia, sul ciclo dei rifiuti e sui servizi segreti) che avendo i poteri dell’autorità giudiziaria potranno andare in fondo. È indispensabile, infatti, che su uno scandalo enorme come quello dell’emergenza rifiuti non resti nemmeno il dubbio di intrecci incestuosi fra ambienti diversi.

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