Dopo 40 anni l’ex Sismi Pazienza ammette: fui io a far liberare Cirillo

Dopo 40 anni l’ex Sismi Pazienza ammette: fui io a far liberare Cirillo

26 Aprile 2021

L’assessore regionale fu sequestrato dalle Brigate Rosse il 27 aprile del 1981. L’ex 007: feci un favore a Piccoli, la Dc trattò con la camorra ma non con le Br

di Giancarlo Tommasone

L’assessore regionale della Democrazia cristiana, Ciro Cirillo, fu sequestrato a Torre del Greco, il 27 aprile del 1981. Domani uno degli episodi più controversi e misteriosi della storia moderna d’Italia, compirà 40 anni. Mistero alimentato dallo stesso Cirillo – scomparso alla più che veneranda età di 96 anni -, che ha portato la sua verità con sé, nella tomba. Il commando Br (colonna guidata da Giovanni Senzani) entrò in azione a un quarto alle 22, in Via Cimaglia, nel garage dell’allora delegato ai Lavori pubblici della Campania. Durante il conflitto a fuoco che scaturì dall’azione terroristica, persero la vita due agenti della scorta (Luigi Carbone e Mario Cancello), mentre fu ferito alle gambe il segretario dell’assessore, Ciro Fiorillo.

Una storia di 88 giorni, quella del rapimento, culminato con il rilascio di Cirillo, il 24 luglio successivo; una storia in cui convergono le spinte di politica, servizi segreti, movimenti terroristici e naturalmente, della camorra. Una storia, che dalle scorse ore vede aggiungersi un tassello importante, una ammissione per cercare di far emergere tutta la verità, senza più omissis di sorta. Un flash dell’agenzia Adnkronos, battuto alle 14.44 di oggi recita: «Caso Cirillo: ex 007 Pazienza, “fui io a farlo liberare, Dc trattò con camorra ma non con Br».

Una dichiarazione, quella dell’ex uomo del Sismi (servizi segreti militari) che conferma quanto aveva affermato un altro protagonista di questa vicenda: il padrino della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo (deceduto lo scorso 17 febbraio). In aula, il 21 giugno del 1989, nel corso di una delle udienze del processo imbastito per la trattativa della liberazione di Cirillo, Cutolo afferma: «Casillo mi parlò dell’interessamento di un certo Francesco Pazienza per la liberazione di Cirillo, e mi disse che questo Pazienza era una persona vicina all’onorevole Flaminio Piccoli».

La circostanza è stata ripetuta, da Cutolo, anche in un altro paio di occasioni. La liberazione dell’assessore, racconta il boss della Nco, si concretizzò durante una riunione ad Acerra. «Casillo mi disse della riunione dopo che questa era già avvenuta; non mi ha spiegato granché di quell’incontro, mi disse soltanto che aveva rassicurato Francesco Pazienza circa la liberazione di Cirillo. In precedenza io avevo dato un telegramma a Casillo, inviatomi da tale Marcantonio, uno dei miei uomini che era in libertà. Lo diedi a Enzo (Casillo, ndr) e gli dissi: portalo a chi lo devi portare, Cirillo tra otto giorni è libero. Detto telegramma fu poi fatto vedere a Pazienza durante la riunione di Acerra».

Per rilasciare l’assessore sarebbero stati pagati, in totale, un miliardo e 450 milioni di lire, che sostenne Cirillo, furono raccolti grazie a una colletta organizzata da «amici». Anche sulle modalità con le quali fu racimolato il denaro, e sulla reale cifra che arrivò alle Br, a tutt’oggi, c’è una fitta coltre di mistero. Relativamente alla trattativa tra ambienti Dc e camorra, c’è stata invece, una sentenza-ordinanza del giudice Carlo Alemi, che ha ricostruito in maniera perfetta, sia il sequestro che le trattative per la liberazione dell’assessore regionale.

Fonte:https://www.stylo24.it/dopo-40-anni-lex-sismi-pazienza-ammette-fui-io-a-far-liberare-cirillo/

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