Documento assemblea 03 maggio 2008: elezione nuovo coordinamento regionale.

DOCUMENTO APPROVATO DALL’ASSEMBLEA DELL’ASS. REG. PER LA LOTTA CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE “ANTONINO CAPONNETTO” SVOLTASI A LATINA SABATO 3 MAGGIO 2008

 

 

 

 

Le recenti vicende amministrative che hanno interessato vari comuni del Lazio- e, in particolare, quelli di Nettuno, Ardea, Fondi, Formia ecc, dove sono stati ipotizzati pesanti condizionamenti sull’attività istituzionale da parte di soggetti legati alla criminalità organizzata –hanno messo in evidenza, ancor più che nel passato, il livello di invasività delle mafie sul territorio regionale e, soprattutto, nel suo tessuto economico, sociale e politico.

 

L’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia è, al riguardo, estremamente chiara:

 

“… la penetrazione criminale nella regione, hanno scritto i magistrati della DNA, si sta consolidando progressivamente secondo le direttrici evidenziate negli anni precedenti, ma con caratteristiche nuove sul piano territoriale. La criminalità di tipo mafioso sta rivelando una presenza più attiva anche nei circondari che in precedenza erano ritenuti meno permeati da tale fenomeno. Non può essere pertanto considerata più valida una rigida suddivisione della regione in due fasce di interesse strategico-operativo per le organizzazioni criminali, riguardanti, la prima, i circondari a sud di Roma e il territorio romano, maggiormente soggetti ad infiltrazioni criminali, e, la seconda, le rimanenti parti della regione. Elementi e gruppi collegati alle consorterie mafiose evidenziano in maniera sempre più invasiva la loro attività, anche nei territori dei circondari a nord di Roma. Le preoccupazioni maggiori riguardano ancora la presenza di strutture logistiche- economiche criminali con caratteristiche di stampo mafioso nelle zone periferiche della provincia romana e nei territori a sud di Roma, dove nel corso degli anni sono emersi anche inquinamenti gravi del tessuto politico-amministrativo e sociale.

 

Per quanto riguarda il territorio romano, continuano i magistrati della DNA, risulta confermata la sua appetibilità a varie associazioni criminali non solo autoctone o di altre regioni, ma anche provenienti da Paesi ad alta incidenza di “esportazione criminale “.

 

Roma costituisce sempre una piazza commerciale e finanziaria di eccezionale rilevanza nonché un mercato molto redditizio per il transito e la commercializzazione delle sostanze stupefacenti e da alcuni decenni costituisce un luogo di incontro privilegiato tra organizzazioni italiane e straniere di vario livello, che agiscono dimostrando caratteristiche di alta imprenditorialità.

 

In tutto il territorio laziale le organizzazioni criminali locali anche di stampo mafioso e i gruppi esponenziali delle organizzazioni di origine meridionale hanno raggiunto forme di elevatissima capacità criminale con modalità di azione dirette al controllo del territorio e di attività economico-commerciale “.

 

La relazione della DNA – anche, se in certo senso, riduttiva, in quanto si riferisce al periodo 1 luglio 2006-30 giugno 2007, e, quindi, non fotografa la situazione attuale, situazione che si è ulteriormente aggravata dal luglio dell’anno scorso ad oggi – prospetta un quadro veramente agghiacciante e tale da non rendere in alcun modo giustificabili il silenzio e l’inerzia che il più delle volte rileviamo da parte sia della quasi totalità della classe politica, che di moltissimi rappresentanti istituzionali.

 

Un silenzio ed un’inerzia che determinano inevitabilmente fondati sospetti circa la loro reale volontà di combattere una criminalità diventata, perciò, sempre più invasiva, aggressiva e, purtroppo, determinante anche nella vita politica ed istituzionale, come hanno dimostrato le vicende che hanno interessato prima il comune di Nettuno e, più recentemente, quelli di Fondi e di Formia, comune, quest’ultimo, in cui si parla sempre più insistentemente di “voto di scambio” (per Formia, la stampa ha fatto riferimento in questi giorni ad intercettazioni telefoniche che proverebbero possibili sostegni elettorali ad alcuni candidati da parte di soggetti sospettati di far parte di un clan della camorra, chiediamo un’indagine rigorosa della DDA).

 

Di fronte ad una situazione così grave, la nostra Associazione rinnova, più forte che nel passato, la richiesta al Ministero degli Interni, ai Comandi Generali della Guardia di Finanza e delle altre forze di Polizia, alle articolazioni giudiziarie locali, ai partiti politici, alle organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori, alla stampa, ai cittadini onesti, di innalzare il livello di attenzione e di contrasto di un fenomeno, quello mafioso appunto, che rappresenta ormai la prima, vera “emergenza” nella nostra Regione.

Alle forze di polizia –ed in particolare alla Guardia di Finanza- rinnoviamo un forte invito ad ammodernare le loro tecniche investigative adeguandole ad una realtà diversa dal passato. Non è con un’ottica da “ordine pubblico” solamente che oggi vanno combattute le mafie.

 

Le mafie, oggi, sono diventate una vera e propria IMPRESA che sta inquinando l’intero impianto economico, sociale e politico (gli attacchi continui che noi subiamo da parte di alcuni Sindaci ed amministratori di varii Comuni del Lazio rivelano un senso di fastidio e di livore nei nostri confronti determinati, evidentemente, dal nostro impegno a tutela della legalità e contro la criminalità comune ed organizzata) della nostra regione; un’impresa criminale che sta scacciando sempre più dal nostro territorio la parte sana del mondo imprenditoriale.

 

“La mafia imprenditrice, se prevalesse definitivamente, distruggerebbe, come giustamente osserva Pino Arlacchi nel suo saggio “La mafia imprenditrice “ Ed. Il Saggiatore, l’economia della regione, compromettendone le possibilità di sviluppo. La lotta intransigente al potere mafioso diventa così il centro anche di una strategia di sviluppo regionale “.

 

Le mafie, pertanto, vanno combattute sul versante economico e su quello delle collusioni con parti significative della politica e delle istituzioni, tenendo conto del fatto che i mafiosi ed i loro sodali sono riusciti ad inserirsi nei gangli stessi della Pubblica Amministrazione ed anche ai livelli più elevati. Se non si fa ciò, qualunque azione di contrasto sarà inefficace.

 

INDAGINI PATRIMONIALI, INDAGINI PATRIMONIALI, INDAGINI PATRIMONIALI:

 

queste chiediamo con insistenza!

 

I nostri militanti, di fronte ad una situazione così seria, hanno ritenuto giustamente di non limitarsi a svolgere un’azione di sensibilizzazione e di informazione, ma, al contrario, essi si sono impegnati, nel limite delle loro possibilità e, pur in presenza di difficoltà oggettive determinate soprattutto da una legislazione carente e da un livello di maturazione limitato ai livelli istituzionali e politici, in un’opera di monitoraggio sul territorio che ha portato e sta portando sempre più all’individuazione di insediamenti ed investimenti “sospetti”, fenomeni di cui abbiamo sempre informato gli organi competenti.

 

E’ un’opera, questa, che ci impegniamo a sviluppare e potenziare su tutto il territorio del Lazio, compatibilmente con il grado di espansione della nostra Associazione in tutte le province.

 

E’ anche in quest’ottica che l’Assemblea dell’Associazione medesima, riunitasi a Latina il 3 maggio del 2008, ha deciso di dar vita ad un nuovo Coordinamento regionale, che è così composto:

 

-Stefano Zolea, presidente onorario;

 

-Elvio Di Cesare, segretario regionale e responsabile provincia di Latina;

 

-Luigi Daga, vice segretario regionale;

 

-Nicola Filosi, segretario organizzativo regionale;

 

-Antonio Mattia, responsabile settore “collegamento con altre Associazioni”;

 

-Franca Paniconi, responsabile “settore rapporti con i parlamentari, con il Comitato Scientifico

 

 e tesoriera “;

 

-Alfredo Galasso, responsabile “Coordinamento Scientifico”;

 

-Licia D’Amico, responsabile Ufficio Legale;

 

-Marilou Mechitarian, responsabile settore “comunicazioni”;

 

-Vanda Schiavi, responsabile settore “ scuola e formazione”;

 

-Simona Ricotti, responsabile area Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa e circondario romano;

 

-Enrico Mezzetti, responsabile provincia di Viterbo;

 

-Massimiliano Bertucci, responsabile provincia di Frosinone;

 

-Paolo Costa, responsabile settore “stampa”;

 

 

LA SEGRETERIA

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