Documento approvato dall’Assemblea nella seduta del 26/09/2004 svoltasi a Roma

Roma, 29/09/2004

– On. Presidente della Repubblica – Roma
– On. Ministro Interni – Roma
– On. Ministro Giustizia – Roma
– V. Presid. Consiglio Sup. Magistratura – Roma
– Procura Nazionale Antimafia – Roma
– Direz. Distr. Antimafia c/o Procura Rep. -Roma
– Direzione Invest. Antimafia – V. Priscilla – Roma
– Ai Comandi Generali dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Capo della Polizia – Roma
– Alla Presidenza Ass. ne Naz. le “Libera” – Roma
– Procura della Repubblica di Latina

Oggetto: Documento approvato dall’Assemblea nella seduta del 26/09/2004 svoltasi a Roma.

Vi trasmettiamo, per opportuna conoscenza e per gli adempimenti di competenza, l’allegato documento redatto dall’Assemblea di questa Associazione Regionale nella seduta del 26 Settembre u. s.

LA SEGRETERIA


DOCUMENTO APPROVATO DALL’ASSEMBLEA DELL’ASS. REG. “A. CAPONNETTO” NELLA SEDUTA DEL 26 SETTEMBRE 2004

C’è un’emergenza “Giustizia” nel Lazio – e, in particolare, in Provincia di Latina – che sembra sfuggire all’attenzione dei più.
Quando si parla di tale emergenza, si finisce sempre con il parlare di strutture, di spazi, di mezzi a disposizione, di organici insufficienti e così via. L’emergenza non è determinata solamente da queste condizioni. C’è un aspetto più complesso, più delicato che attiene alla preparazione dei magistrati e degli inquirenti, alla loro onestà intellettuale, al loro senso di responsabilità, alle loro qualità investigative ed alla loro autonomia di giudizio.
Nella nostra attività ci imbattiamo non di rado in episodi che ci lasciano talvolta profondamente sconcertati al riguardo.
Non vogliamo minimamente sottovalutare quanto la magistratura e forze dell’ordine hanno fatto e fanno quotidianamente, pur in presenza di innumerevoli rischi e difficoltà di ogni genere, sul piano dell’impegno contro le illegalità e la criminalità. Né pensiamo che l’azione di contrasto di tali fenomeni debba gravare solamente sulle spalle di magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, ecc.. Debbono essere tutti i cittadini, tutte le loro espressioni, tutte le istituzioni, a farsi carico dell’impegno a creare e salvaguardare condizioni di vivibilità civile e democratica.
Ognuno, insomma, deve fare la sua parte, non delegando ad altri quanto ognuno di noi è tenuto a fare. In un Paese, però, come il nostro, in cui la democrazia non ha ancora radici consolidate e tanti cittadini, non hanno ancora raggiunto livelli di maturazione e di coscientizzazione ragguardevoli, sono, purtroppo, le istituzioni a doversi fare carico dell’intero fardello che riguarda la salvaguardia della legalità, della sicurezza dei cittadini, la lotta contro la criminalità.
Dovrebbero essere prima di tutti le agenzie educative a promuovere una costante opera di formazione, di sensibilizzazione, di informazione.
La Scuola, la Chiesa, i partiti politici, le associazioni, i mass media che hanno fatto e cosa fanno al riguardo?
E’ possibile che gli insegnanti, gli operatori pastorali, gli educatori, coloro che dovrebbero formare coscienze ed intelletti, non si siano resi conto della profonda dicotomia esistente fra il modello di società che essi disegnano e predicano e quello della società in cui viviamo giorno dopo giorno, una società di disvalori, di violenze, di ingiustizie, di illegalità???
Ci sono episodi sconcertanti che evidenziano connivenze fra criminalità e segmenti delle istituzioni e della politica. Ci sono ritardi ed omissioni che determinano dubbi in ordine alla reale volontà di contrastare la criminalità e l’illegalità.
Ma perché il Lazio è l’unica Regione del Paese in cui, come ha denunciato di recente alla Commissione parlamentare antimafia il viceprocuratore De Ficcky; “manca il coordinamento tra la DDA e le altre procure; soltanto in questa Regione non è stato firmato il protocollo d’intesa per una gestione coordinata delle indagini”?.
Dobbiamo concordare con l’analisi fatta dall’On. Leoni, membro della Commissione antimafia, il quale ha dichiarato alla stampa qualche mese fa: “Sono passati mesi dall’ultima audizione da parte della commissione antimafia dei magistrati e delle forze dell’ordine impegnati sul territorio di Roma e del Lazio. Ma nonostante le nostre sollecitazioni, nessuna indagine è stata fatta. Evidentemente alla maggioranza di centrodestra della Regione non interessa approfondire l’argomento”?
Si resta, poi, sconcertati nel leggere su l’Unità di Roma di martedì 29 giugno 2004 quanto ha denunciato lo stesso On. Leoni in un’interrogazione al Ministro dell’Interno presentata nella seduta del 22 luglio 2003: “Per sapere…
Premesso che… Recentemente l’associazione coordinamento antimafia Anzio-Nettuno ha inviato alla Procura di Roma un dossier sugli attentati incendiari compiuti nelle città di Anzio e Nettuno ai danni di politici, imprenditori e commercianti; lo scorso 18 giugno il Sindaco di Nettuno ha presentato la sua nuova giunta, nella quale figura l’Assessore Vincenzo Guidi (… ) che avrebbe fornito, nel 93, a Francesco D’Agapiti, elemento di spicco della malavita locale, un passaporto (… ). Quali valutazioni il Ministro interrogato intenda fornire circa i fatti supposti, se non ritenga opportuna la nomina da parte del Prefetto di Roma di una commissione di accesso ai sensi dell’art. 15 comma 5 della legge n. 55 del 1990 per verificare se sussistano i presupposti per lo svolgimento del consiglio comunale di Nettuno”.
Ci sembra utile, a questo punto, riportare integralmente il testo di un’altra interrogazione parlamentare, a firma dello stesso On. Leoni insieme all’On. Rugghia, riguardante presunti collegamenti fra esponenti politici ed elementi della criminalità organizzata nel territorio di Anzio e Nettuno.

****** LEONI E RUGGHIA. – Al Ministro dell’interno, al Ministro della Giustizia. – Per sapere – premesso che:
nel comprensorio di Anzio e Nettuno da tempo sono presenti agguerrite consorterie criminali di stampo mafioso;
il procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Roma, Dottor Italo Ormanni, e il Dottor Luigi De Ficchi hanno riferito alla commissione parlamentare antimafia nel maggio scorso, di una forte presenza di organizzazioni criminali nell’area in questione;
in una intervista a Il Messaggero (9 febbraio 2004) il senatore Centaro, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, ha dichiarato che “sul litorale e in altre zone fuori Roma ci sono presenze di clan di tipo mafioso” e, riferendosi alla zona di Anzio e Nettuno, che i boss appartengono ai clan calabresi Fallace e Novella;
la relazione del Ministro dell’interno pro tempore sulla situazione della criminalità organizzata presentata al Parlamento nel 1996 segnalava la presenza della cosca Fallace della ‘ndrangheta nelle città in questione, ribadita anche dalla recente relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia;
l’interrogante, in data 22 luglio 2003, con atto ispettivo n. 4-07036, denunciava i rapporti tra l’assessore alle attività produttive del comune di Nettuno, Vincenzo Guidi, e Franco D’Agapiti, condannato a 14 anni per aver diretto e costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti;
nel maggio 2003 è stata inaugurata in Nettuno la struttura “Oikos 2 – Una casa per vivere”, sita in via Acquapendente 18;
alla cerimonia di inaugurazione del suddetto centro, finanziato dalla Regione Lazio con 650. 000 euro, sono intervenuti il Presidente della Giunta regionale Francesco Storace e il consigliere regionale Luigi Celori (Alleanza Nazionale);
la struttura in questione risulta di proprietà di Franco D’Agapiti, esponente di spicco della malavita organizzata (che peraltro – risulta all’interrogante – era presente alla cerimonia di inaugurazione), come certificato dai registri dell’Ufficio del territorio di Roma, nei quali risulta registrato un contratto di durata ultranovennale tra il suddetto pregiudicato e il presidente dell’associazione “Oikos” Francesca Trionfi;
nell’attuale Consiglio comunale di Nettuno figura Claudio Dell’uomo, eletto nelle file di Alleanza Nazionale e raggiunto nel 1994 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, insieme a Massimo Ludovisi di Nettuno, persona strettamente legata ad Enrico Paniccia (come risulta dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Roma dottor Pier Francesco De Angelis il 23 giugno 1998) ed elemento di spicco della criminalità organizzata;
l’assessore Stefano Di Magno (Alleanza Nazionale) ha subito, tra il 2000 e il 2001, vari attentati intimidatori, come incendi dolosi al cancello della sua villa ed esplosioni di arma da fuoco all’indirizzo della sua abitazione;
nel mese di aprile scorso, inoltre, l’allora presidente del Consiglio comunale Domenico Kappler (Alleanza Nazionale) ha rinvenuto un proiettile calibro 357 Magnum sotto la porta del suo studio professionale;
alla luce di questi fatti, emergono elementi in merito a collegamenti diretti e indiretti di alcuni amministratori e consiglieri comunali di Nettuno ed elementi della criminalità organizzata, mentre gli attentati suesposti potrebbero costituire forme di condizionamento esercitate nei confronti degli stessi amministratori -:
se il Ministro dell’Interno non intenda sollecitare il Prefetto di Roma, ove ne ricorrano gli estremi, a nominare una commissione d’accesso per verificare se vi siano gli elementi per lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno, ai sensi dell’articolo 143, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000;
se il Ministro della Giustizia non intenda verificare se la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma abbia aperto indagini in ordine ai fatti in questione.
(4-09010) ALLEGATO ATTI DI INDIRIZZO E CONTROLLO SEDUTA CAMERA DEI DEPUTATI, 17/02/2004.

Fin qui, gli Onn. Leoni e Rugghia, ai quali, a quanto ci risulta ad oggi, non è stato dato alcun riscontro.
A collegamenti fra uomini politici del Lazio e elementi della criminalità organizzata fa riferimento anche l’Espresso in due servizi relativi ai lavori nel Porto di Gaeta (in uno di quei servizi si parla anche del porto di Terracina).
Di alcune situazioni di Gaeta ci siamo occupati in precedenti documenti, mentre di altre che riguardano Itri, Fondi e Terracina, considerata la delicatezza dei temi trattati e la necessità di promuovere indagini al fine di accertare la completa fondatezza delle notizie raccolte, ci occupiamo in un’apposita segnalazione riservata, diretta alla DDA ed alla DIA.
Un’attenzione particolare, poi, come avevamo preannunciato, l’abbiamo dedicata alla situazione esistente a Minturno, città in cui l’illegalità è ormai la norma. Non va dimenticato il fatto che quella città, al confine fra Lazio e Campania, è stata teatro di episodi delittuosi di stampo camorristico di estrema gravità. Malgrado i tentativi di “minimizzazione” di taluni rappresentanti delle istituzioni e di alcuni esponenti politici, Minturno, come Gaeta, Formia, Sabaudia, S. F. Circeo, Aprilia, Cassino e tutto il basso Lazio, registra una robusta attività di persone legate alla criminalità organizzata campana e non solo, la quale controlla ormai parti importanti della sua economia. E’, perciò, indispensabile un’azione più incisiva e più costante dello Stato tesa ad individuare soprattutto l'”origine” dei capitali investiti su quel territorio, le eventuali connivenze fra elementi malavitosi ed uomini delle istituzioni e della politica. Ciò, in quanto non è possibile che si sia potuto fare delle leggi dello Stato carta straccia senza l’assenso, anche se non esplicito, di chi avrebbe dovuto vigilare e reprimere e non lo ha fatto.
Come abbiamo chiesto ufficialmente agli Organi centrali dello Stato (Presidenza della Repubblica, Ministero degli Interni, Ministero della Giustizia, Consiglio Superiore della Magistratura, Direzione Distrettuale Antimafia, Dia, Commissione Parlamentare Antimafia, Comandi Generali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, Capo della Polizia ecc. ) di accendere i riflettori su altre aree geografiche, come, appunto, Gaeta, Formia, Fondi, Sperlonga, Terracina, Latina, , Anzio, Nettuno, Cassino, Aprilia, Pomezia, Ardea ecc. , chiediamo oggi di…
Aprire un capitolo per Minturno.
Abbiamo chiesto due anni fa, senza avere una pur minima risposta, all’attuale Prefetto di Latina di adoperarsi presso gli organi centrali al fine di ottenere l’istituzione a Latina, o comunque nel basso Lazio, di una sezione distaccata della DIA, proprio perché, al di la delle letture edulcorate e minimaliste di taluni, abbiamo piena consapevolezza della drammaticità della situazione. La penetrazione mafiosa nel tessuto economico del Lazio e, in particolare, nella capitale, sul litorale romano e nei territori pontino e frusinate ha raggiunto livelli impressionanti, senza che qualcuno si preoccupi di aggiornare e potenziare tecniche investigative, capacità e qualità del personale, oltreché di dotare magistratura e forze dell’ordine (soprattutto Guardia di Finanza, perché la mafia più pericolosa è quella ECONOMICA!) di maggiori mezzi ed energie.
Ritorniamo a parlare di Minturno.
Se mettessimo a confronto la fotogrammetria del 1984 con quella del 2004 (tanto per avere un termine di paragone di 20 anni!), vedremmo dall’alto dove e come si è diffusa la illegalità e chi comanda il territorio.
Il PRG è fermo al 1978, consacrando un esubero quasi totale della volumetria già realizzata; quandi almeno il 90% delle costruzioni, divenute civili abitazioni, sono state realizzate abusivamente.
E dove l’abusivismo è stato più sfrenato qui è regnato fino ad oggi la legge della perfetta illegalità.
Poniamo ad emblema la zona costiera, che dal fiume Garigliano raggiunge Monte D’Argento, dove non si può muovere un granello di sabbia per i vincoli idrogeologici, paesaggistici, archeologici e costieri; qui invece si è diviso e lottizzato anche la più piccola zolla di terreno.
Qui si è costruito abusivamente centinaia e centinaia di alloggi estivi e non senza neppure la rete fognaria.
L’ENEL però ha allacciato la luce a tutti ed il Comune ha asfaltato strade con illuminazione pubblica ed in gran parte ha servito poi la zona anche di rete fognaria.
Si oltrepassa Monte D’Argento per arrivare fino a Monte D’Oro dove inizia il Parco di Pianola.
Ancora qui persistono tutti i vincoli di cui sopra con l’aggiunta di quello specifico del parco.
Costruzioni anche qui! Magari celate nel sottobosco, altre difficilmente individuabili, perché dall’alto appare mutato solo il tetto, mentre ci sono in altezza altri due piani. Qui c’è frazionamento, perché il territorio era già saturo e quindi l’unica via era la sopraelevazione.
Non si sono poi salvate dallo scempio neppure le colline!
E, come per il volto di una bella donna, per farla meglio apparire, qui si è dato il massimo (di cubatura) ed incaricati i migliori estetisti (tecnici incaricati).
Mentre sulla piana degradata si è dato a cottimo le costruzioni e chiunque proprietario e non poteva eseguirle; le colline sono state privilegi di pochi (per così dire!)
Chi ha costruito? Quali le Ditte che hanno costruito?
Due o tre sulla piana. Il progetto sempre uguale, con gli stessi materiali, con lo stesso cementificio, con gli stessi tempi di realizzazione.
Naturalmente mai alcuna Ditta è stata sottoposta a procedimento penale perché tutto in economia…
Le colline invece sono per la maggior parte luoghi degli eletti o degli stessi addetti ai lavori; così possono controllare dall’alto.
Allora qui c’è bisogno di regolare concessione, ovvero quella rilasciata dal Comune con tutti i suoi apparati amministrativi.
Così, senza alcun timore di controllo, perché “illegalmente” autorizzati, si è potuto fare tutto quel che si è voluto! Frazionare e costruire sempre con lo stesso scopo: un annesso agricolo, anche per ogni 2000 mq.
Naturalmente i tecnici assolutamente sempre quelli e la concessione firmata dalla testa di legno del momento.
Alla seduta della Commissione Edilizia era necessariamente presente, fuori la porta, ovvero fittiziamente assente, il tecnico interessato.
Si passa poi ai piani di recupero dei vecchi fabbricati, quelli esistenti e non, quelli già abusivi, che divengono legittimi e quelli mai esistiti che acquistano corpo.
Nessun documento è autentico, nessuno è di data certa, tutti mutabili ed integrabili; volumetrie calcolate da tecnici compiacenti e che comunque fanno diventare i pollai immobili per civile abitazione.
Certo per le migliaia di costruzioni cosi fatte ci devono essere delle menti e degli interessi.
Il Sindaco, gli assessori, se non tutti i consiglieri comunali, non possono non sapere quando il territorio muta a vista d’occhio.
Il Comandante dei Vigili e tutti i vigili messi insieme non possono non sapere, perché comunque non sono chiusi negli uffici, ma proprio per compiti di ufficio devono per forza maggiore vigilare su tutto il territorio.
La Procura di Latina sa perfettamente perché il numero degli abusivismi è altissimo nel comune di Minturno; quindi con i numeri alla mano o meglio al computer, può fregiarsi di aver con le forze dell’Ordine posto sotto sequestro circa trecento costruzioni abusive ed iscritto nel libro rectius nel file degli indagati, altrettanti cittadini.
Come è possibile però che non risultano altrettanti tecnici indagati ed altrettante ditte appaltatrice!???
Con centinaia e centinaia di concessioni edilizie illegittime, centinaia di fabbricati abusivi, è davvero strano che nessun Procuratore della repubblica, nessun Prefetto, nessuno, ripetiamo nessuno, dei controllori, abbiano provveduto a porre sotto processo il Sindaco, il Comandante dei VV. UU. , i Comandanti dei Carabinieri del Comune di Minturno!!!…
Le costruzioni sono tutte lì, pronte ad essere rifinite con la sanatoria in corso, mentre le altre, quelle ancora sulla carta ma già condonate, saranno a breve costruite.
Ma è possibile che le Istituzioni non siano mai arrivate a Minturno???
Se un territorio è completamente abusivo, vuol dire che ciò è voluto dalle Istituzioni! E se le Istituzioni lo vogliono, debbono avere un interesse. E se sono le stesse persone interessate, vi è un’associazione a delinquere.
Se poi gli appalti sono controllati e le costruzioni concesse solo a pochi, vi è un’infiltrazione di stampo mafioso. Se, inoltre, si paga il pizzo sul fitto di ciò che è stato costruito abusivamente, ciò è… camorra!
Dopo questa ampia disamina che ha interessato soprattutto la situazione della legalità e della presenza criminale nei territori dei Comuni di Minturno in provincia di Latina e di Anzio, Nettuno e del litorale sud di quella di Roma, l’Assemblea dell’Associazione “A. Caponnetto” ha espresso la più affettuosa solidarietà ad Edoardo Levantini – responsabile del Coordinamento antimafia di Anzio-Nettuno che proprio in questi giorni è stato oggetto di violenti attacchi da parte di amministratori comunali delle due città per la sua attività di difesa della legalità.
L’Assemblea invita quegli amministratori, in nome della trasparenza, a fornire all’opinione pubblica i più ampi elementi che smentiscano sospetti di commistione fra politica, affari e mafia.
L’Assemblea, infine, dopo essersi impegnata a convocarsi a breve per la formulazione di un documento ufficiale sulla situazione della Giustizia sul territorio laziale, ha provveduto a ristrutturare i suoi organi direttivi.
Il nuovo Consiglio Direttivo, eletto nella riunione odierna, risulta così composto:
Elvio Di Cesare, Segretario; Franca Paniconi, Vice Segretaria; Viviana Fuoco, Segretaria organizzativa; Junior Silvestro Pomenti e Luciana Abenda, addetti ai settori stampa, propaganda ed Internet; Benedetto Guglielmo, responsabile del settore legale; Luciano Zambelli, membro; Pasquale Valente, tesoriere; Paolo Migliozzi, Membro; Giulio Palmacci, membro; Giulia De Fabritiis, membro; Bruna Gazzelloni, membro.
L’Assemblea ha anche eletto il Comitato di Segreteria, che è così composto: Elvio Di Cesare, Franca Paniconi, Viviana Fuoco, Pasquale Valente, Bruna Gazzelloni.

Roma, 26/09/2004

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