Difendiamo la Giustizia. E la Costituzione. Attenti ai colpi di coda

La colonna sonora di Guerre Stellari potrebbe infatti essere il preludio più adatto per un ultimo, disperato, violentissimo attacco dei cloni, basato su una riforma della giustizia volta a sottoporre la magistratura requirente al giogo dell’Esecutivo, e su una revisione della Costituzione diretta ad attuare quel presidenzialismo forte che consentirebbe al Premier investito dal consenso popolare di governare senza la fastidiosa intermediazione del Parlamento e delle altre Istituzioni di garanzia

Nella magica luce di un tramonto romano, il vecchio Caimano, per la prima volta, ha iniziato a sentirsi solo. Ha osservato a lungo la grande piazza piena di banchetti e gazebo, ha studiato ancora una volta la struttura del grande palco più adatto ad un ritrovo di rock star che ad un semplice comizio politico, ha seguito passo dopo passo l’incedere dei tre cortei che confluivano verso San Giovanni. Quindi, quella domanda stizzita “Ma quanti sono?”

La fiesta è cominciata, con tamburelli e tromboni: risuonano alte le note della colonna sonora di Guerre Stellari, con La Russa in formato Skywalker e Brunetta perfettamente a suo agio nei panni del piccolo capo della setta Jedi. Ci sono Cicchitto e Gasparri, la Carfagna e la Gelmini; mancano i finiani? No, ecco Ronchi a rappresentare l’ala irredentista del PDL. Ci sono tutti, nessuno ha disertato l’appello. Verdini tuona dal microfono: “siamo più di un milione”; al Caimano si incrina il sorriso di cartapesta: “Un milione? Ma dove?”
Un’altra occhiata alla Piazza: non è piena come nel 2006, quando il jngle “Meno male che Silvio c’è!” spopolava tra gelatai e casalinghe da copertina, quando il mantra dei magistrati politicizzati scaldava cuore e fegato dell’elettorato post-fascista, quando il mito del “Governo del Fare” trovava nell’efficientismo decisionista di Bertolaso la sua più alta rappresentazione.

La Piazza non è piena come nel 2006, Verdini ha toppato di nuovo: stavolta, bisogna fare i conti con il malessere crescente di un Paese al collasso, stanco di sentirsi ripetere che “la crisi non esiste”; con il mito del Governo del Fare che affonda nel magma gelatinoso degli scandali e delle veline, delle liste non presentate e dei decreti-truffa, della corruzione e delle intercettazioni; con una opposizione che recupera fiducia e consensi grazie alle scelte di un leader finalmente capace di parlare delle vere emergenze nazionali, senza fare concessioni alla logica del “ma anche”.

La Piazza non è piena, l’incubo dell’astensione di massa è sempre più minaccioso: il Caimano sente, lontano lontano, il fastidioso odore della sconfitta, ed inizia ad avere paura. Poi, mentre La Russa non ha ancora esaurito le presentazioni, prende il microfono e parte all’attacco con la grinta dei giorni migliori: contro i giudici comunisti, i giornalisti faziosi, l’opposizione che genera pessimismo, le Questure che rifiutano di confermare i numeri di Verdini.
Quando infine i tredici potenziali Governatori in quota PDL sono costretti a salire al centro del palco per sottoporsi ad un giuramento degno della cerimonia inaugurale di un campo delle Giovani Marmotte, tutti gli osservatori imparziali non riescono a trattenere un moto di stupore: l’epopea del Grande Comunicatore sta per concludersi come un filmaccio di quart’ordine; questo è il crepuscolo del Caimano, il crepuscolo di un uomo solo con la sua paura.
Ma se la paura davvero è la via che conduce al lato oscuro, allora attenti a sottovalutare la paura del Caimano.

La colonna sonora di Guerre Stellari potrebbe infatti essere il preludio più adatto per un ultimo, disperato, violentissimo attacco dei cloni, basato su una riforma della giustizia volta a sottoporre la magistratura requirente al giogo dell’Esecutivo, e su una revisione della Costituzione diretta ad attuare quel presidenzialismo forte che consentirebbe al Premier investito dal consenso popolare di governare senza la fastidiosa intermediazione del Parlamento e delle altre Istituzioni di garanzia.
Per questo, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni amministrative, è necessario che la mobilitazione dell’area democratica mantenga il livello di rigore e di incisività osservato negli ultimi venti giorni: perché il Caimano impaurito difficilmente rinuncerà all’ultimo colpo di coda, all’ultimo passaggio della deriva cesarista che più volte ha rischiato di trasformare l’Italia in una democrazia minore.
Il Caimano adesso ha paura: ora come non mai, bisogna avere paura del Caimano.
Carlo Dore jr.

(Tratto da Aprileonline)

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