Dia: Roma preda delle mafie

Il Corriere della Sera, GIOVEDÌ 14 FEBBRAIO 2019

Dia: Roma preda delle mafie

La relazione annuale: la strategia camaleontica dei sodalizi criminali favorisce i tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali

di Fulvio Fiano

Camaleontica e sotterranea, la criminalità organizzata muta nella Capitale natura e strategie, ma non obiettivi: mettere radici sempre più forti, attratta dalla impareggiabile possibilità di business illegali e da un terreno quanto mai permeabile alla corruzione. «È possibile immaginare — scrive la Direzione investigativa antimafia nella sua relazione annuale — che i vari sodalizi operanti nella Capitale continuino a perseguire i loro interessi illeciti attuando alleanze temporanee, funzionali sia ai traffici di stupefacenti che al riciclaggio di denaro, ottenuto anche dagli appalti pubblici. Interessi che, tranne in qualche caso, vedi Ostia, non vengono perseguiti dai gruppi criminali su specifiche aree di territorio, ma si estendono in maniera trasversale, seguendo i flussi dei mercati più remunerativi». Alleanze e composizione di queste bande forniscono un elenco in continuo aggiornamento: «Oltre ai consolidati sodalizi meridionali (camorra, ‘ndrangheta, mafia, ndr), che operano con precise linee strategiche, è necessario porre l’attenzione anche sull’evoluzione dei gruppi stranieri o locali meno strutturati, che talvolta si pongono come “braccio armato” o “a servizio” dei primi e che potrebbero, nel tempo, organizzarsi con forme più stabili e definite», scrive la Dia. E questo ne rende complessa la completa individuazione: «La strategia camaleontica attuata dai sodalizi mafiosi ha reso più difficile, nel tempo, comprendere e far emergere il fenomeno, favorendo in tal modo anche i tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali». Un fenomeno, quello delle infiltrazioni nelle istituzioni, tuttora sottovalutato: «Persino lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Nettuno non è riuscito ad ingenerare, nella collettività, una piena consapevolezza del fenomeno mafioso». Un salto di qualità in questo senso, secondo la Direzione antimafia, si è registrato con l’emergere del Mondo di Mezzo: «Era opinione comune fino alla cosidetta Mafia Capitale che il prevalente interesse coltivato dalle mafie tradizionali a Roma fosse quello del riciclaggio nascosto da esercizi commerciali, società finanziarie, enti di intermediazione e immobili di pregio». Le indagini sul sodalizio guidato dal duo Buzzi-Carminati «hanno dimostrato il cambiamento metodologico dei gruppi criminali, che talora procedono affiancando all’intimidazione violenta la sopraffazione imprenditoriale e la pervasiva “colonizzazione” del sistema burocratico-politico». La violenza, infatti, «permane come una forma di “capitale quiescente”, pronto all’occorrenza ad esplodere se vengono minacciati gli interessi delle consorterie». Le opere pubbliche da realizzare nella Capitale rappresentano così «un potenziale catalizzatore di condotte corruttive, anche non direttamente riconducibili alla criminalità». L’infiltrazione dell’economia e della finanza e il condizionamento della PA grazie «ad una forte capacità relazionale» resta un tratto caratterizzante di Cosa Nostra. Capitolo a parte per le famiglie una volta nomadi del litorale: «Gruppi — annota la Dia — che hanno ricercato con successo relazioni qualificate con quelli più strutturati di matrice mafiosa»

 

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