Di fronte ad un quadro sociale, culturale, politico ed economico drammatico che vede un’avanzata continua delle mafie, a Gaeta il PD dà forfait e non presenta nemmeno la lista. Quanta irresponsabilità!‏

Quanta fatica nel mettere in piedi un movimento antimafia serio ed incisivo, per poi mantenerlo indenne dagli attacchi che puntano a strumentalizzarlo in un modo o nell’altro.

Attacchi che per lo più hanno una matrice politica o istituzionale.

Chi oggi vuole fare antimafia seria si trova a combattere su più fronti:

oltre che contro i mafiosi ed i loro sodali già noti, soprattutto contro l’apatia e l’insensibilità di un tessuto sociale disinformato ed in parte anche inquinato e contro parti abbastanza significative della politica e delle istituzioni corrotte ed anch’esse inquinate.

Un’opera titanica che richiederebbe da parte della parte sana del Paese un livello di consapevolezza e di impegno che, purtroppo, spesso, almeno da noi nel Lazio, è molto arduo rilevare.

Se oggi il Lazio è una delle regioni del Paese più di tante altre sotto il tallone delle mafie le responsabilità sono tutte e solamente politiche.

Responsabilità oggettive da parte di chi, pur davanti ad una realtà che andava negli anni man mano diventando sempre più drammatica, ha fatto finta di non vedere e non ha mosso un dito;

responsabilità soggettive di chi è diventato direttamente complice dei mafiosi e ne ha tratto e ne trae benefici sia economici che elettorali.

Soldi o voti, o insieme entrambi.

O altri benefici sul piano della carriera o quant’altro, tenuto conto del fatto che oggi le mafie stanno nell’alta burocrazia, nel parlamento, negli stessi governi e così via.

Questo è il quadro generale nel quale il più delle volte ci troviamo ad operare in una regione, qual’è appunto il Lazio, dove il livello di inquinamento mafioso dell’impianto economico, sociale, culturale, politico ed istituzionale è altissimo.

Gioiamo, quindi, quando riusciamo a creare aree di sensibilità e di resistenza negli ambiti politici, come si è verificato in questi giorni a Gaeta, ultimo baluardo nel sud pontino ancora, almeno ufficialmente, rimasto quasi indenne dall’attacco mafioso.

Almeno ufficialmente, perché sappiamo benissimo che i germi delle infiltrazione ci sono tutti e basterebbe un piccolissimo cedimento da parte politica ed istituzionale per consentire un radicamento che sarebbe il trionfo definitivo delle mafie già massicciamente presenti sul territorio.

Lo abbiamo spiegato ripetutamente:

Gaeta riveste, per la sua importanza storica, culturale, economica e politica, una rilevanza particolare.

L’imminente realizzazione di ben 4 porti, uno commerciale ed altri tre turistici, sta per trasformarla in un eccezionale volano di sviluppo non solo del Lazio ma anche di un vastissimo retroterra che comprende anche il Molise, l’alta Campania e l’Abruzzo.

E’ prevedibile, quindi, che si realizzi sul suo territorio, come già è stato accertato nelle vicine Formia e Fondi, una concentrazione di tutti i clan e le cosche nazionali ed internazionali. tutti interessati ad accaparrarsi gli appalti ed i subappalti e tutto ciò che ne consegue, gestione dei traffici e, più in generale, del territorio e di tutte le sue attività economiche, politiche ecc..

La situazione diventerà ancor più pericolosa per il conseguente rafforzamento dei collegamenti e delle interrelazioni già esistenti fra i due grandi porti del Lazio – Gaeta appunto e Civitavecchia – città, quest’ultima, sul cui territorio c’è già una fortissima pressione mafiosa da parte delle mafie non solo nazionali ma anche internazionali.

Un asse, Gaeta-Civitavecchia, vitale per tutto il centro-Italia, il cui sviluppo rischia di essere condizionato da una mortale egemonia mafiosa.

Ecco perché la battaglia elettorale in corso sia a Gaeta che a Civitavecchia per noi assume un’importanza eccezionale, decisiva per le sorti dell’intero Lazio.

La nostra Associazione, per ovvie ragioni, non può schierarsi a favore di questo o quello schieramento politico, ma è naturale che essa ha tutto l’interesse che si affermino persone e formazioni che più delle altre abbiamo mostrato sensibilità e volontà di combattere le mafie.

A Civitavecchia concorre, come candidata alla carica di Sindaco in una lista civica e ovviamente a titolo personale, la nostra vicesegretaria regionale Simona Ricotti.

A Gaeta abbiamo tentato di incoraggiare la formazione di tutto uno schieramento fortemente impegnato a riconoscere come prima emergenza la lotta alle mafie.

Ci siamo riusciti appena in parte perché, mentre la coalizione che comprende SEL, IDV, Comunisti Italiani ecc. e che fa capo al candidato a Sindaco Di Maggio, ha fatto della lotta alle mafie uno dei primissimi punti del suo programma, come d’altronde anche Rifondazione Comunista, il PD, purtroppo, per beghe interne, ha dato forfait al punto che non è stato in grado nemmeno di presentare una sua lista di candidati.

Un comportamento irresponsabile che rischia di far cadere la città e l’intero sud pontino nel baratro.

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